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Primo Carnera, il gigante della boxe italiana diventa un film

di Cesare Balbo

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1 aprile 2008


Il film biograficosu Primo Carnera diretto da Renzo Martinelli dopo qualche rinvio, proprio come certi match pugilistici, dovrebbe finalmente uscire nelle sale italiane il 9 maggio dopo l'anteprima newyorkese del 22 aprile al Madison Square Garden. "Carnera - The Walking Mountain" è un progetto dedicato al centenario della nascita (1906) del gigante di Sequals, ribattezzato come da sottotitolo "La montagna che cammina", tutt'altro rispetto a "Il colosso d'argilla" (1956), interpretato da Humphrey Bogart liberamente ispirato alla vita del campione.

È stata una produzione laboriosa fin dalla scelta dell'attore che lo doveva interpretare. «Cercavamo - racconta il regista - un candidato con quattro requisiti pressoché introvabili in una sola persona: doveva essere alto più di due metri, parlare inglese, saper boxare e recitare». Sembra l'identikit di Andrea Iaia, alto circa due metri per 126 chili (lo stesso peso di Carnera), raggiunti solo dopo un anno di allenamenti intensi, con esperienze teatrali a Londra in ottimo inglese, nonchè pugile semi- professionista. L'unica differenza: è un pugliese di Ostuni e non un friulano.

Nel film girato in Romania con Anna Valle nel ruolo della moglie Pina Kovac, Kasia Smutniak la prima fidanzata di Carnera, Murray Abraham suo primo manager, ci sono circa 1500 inquadrature digitali per ricreare tutta una serie di paesaggi e realtà che non esistono più, come il Madison Square Garden che ha spesso cambiato sede e attualmente si trova nella 7° Avenue.

È nella vecchia sede del Madison che Carnera diventa il primo italiano campione del mondo dei pesi massimi: una data miliare, quel 29 giugno 1933, per il nostro sport. Nel film c'è anche un cameo di Nino Benvenuti come allenatore di Max Baer, colui che mise fine alla carriera di Carnera nel 1934 con ben dieci atterramenti. Il film ripercorre il periodo vissuto da campione del mondo, durato solo un anno: mostra l'ascesa di un mito - simbolo tout court dell'Italia e degli italiani, specie degli emigrati negli Stati Uniti - e il suo declino, così come "Toro scatenato" - ossia Jack La Motta - di Martin Scorsese.

Ma non è solo la vita di un campione: oltre al suo tramonto, che lo vide rifugiarsi nella lotta libera fino a diventare un fenomeno da circo, ci sono sullo sfondo le ombre dei suoi rapporti con la malavita mafiosa. A differenza del citato "Colosso d'argilla", nel film di Martinelli queste sono molto più sfumate, come se Carnera ne fosse inconsapevole. Ma ciò di cui aveva piena consapevolezza era la grande forza e potenza fisica della sua boxe.

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