L'annuncio ufficiale, tanto atteso eppur tanto temuto dai tifosi milanisti, č arrivato nella notte italiana. Ricardo Kakąnon č pił un giocatore rossonero, ma dalla prossima stagione vestirą la "camiseta blanca" del Real Madrid. L'operazione era gią stata definita da Adriano Galliani e avallata pienamente dal patron Berlusconi, i quali, nei giorni scorsi, avevano spiegato chiaramente il motivo della vendita del fantasista brasiliano: i 65 milioni di euro del cartellino, essenziali per rianimare il bilancio in passivo del Diavolo. Lo ha fatto capire chiaramente l'ex Pallone d'oro a Recife, dove si trova con il ritiro della nazionale brasiliana: «La mia intenzione era quella di continuare a giocare nel Milan, ma la crisi economica ha colpito molto le societą di calcio, principalmente quelle che sono imprese come il Milan. Ho quindi parlato con il Milan e siamo giunti alla conclusione che la cosa migliore per tutti era quella del trasferimento». «Il Milan non aveva mai passato una crisi come quella che sta attraversando ora, č stata la prima volta che la societą ha pensato di vendere un giocatore», ha chiosato Kaką, riferendosi all'offerta di 100 milioni di euro fatta a gennaio dal Manchester City. Il fantasista verdeoro ha ricordato di aver sempre detto che, nel caso in cui avesse dovuto lasciare il Milan, sarebbe andato al Real Madrid. «Il mio trasferimento non č stata una questione monetaria, perchč ho ricevuto offerte superiori», ha chiarito Kaką, che nel club di Florentino Perez guadagnerą 9 milioni di euro a stagione per sei anni. «La perdita tecnica, pur grave, potrą essere colmata. Sarą invece molto difficile riempire il vuoto che lascerą l'uomo Kaką, fulgido esempio di serietą, di impegno e di professionalitą», lascia trasparire, insieme a un pizzico di nostalgia, il comunicato ufficiale del sito rossonero, mentre Ricky gią sentenzia: «Il mio erede sarą Pato».

Sbarcato in Italia con la faccia da liceale, sei anni dopo Kaką saluta il Milan con la stessa faccia da bravo ragazzo e una valigia ora piena di trofei, partendo alla volta della capitale spagnola, dove Florentino Perez lo ha scelto come primo dei nuovi Galacticos ed erede di Zinedine Zidane. Questa volta, a differenza del progetto prospettatogli dal Manchester City dello sceicco al Mansour, il futuro del 27enne brasiliano ha il fascino e la forza evocativa dalla storia del Real e l'ambizione del presidente dei Galattici Perez. Proprio il progetto e la storia del club madridista, oltre alle idee molto chiare dello stesso brasiliano, avevano fatto maturare gią il rifiuto all'offerta dello sceicco arabo. L'attaccamento dei tifosi rossoneri aveva solo contribuito a rafforzare la decisione di tenere duro e di continuare con il Milan fino all'offerta dei Blancos.

Probabilmente era solo questione di tempo. Quasi certamente Kaką gią sapeva che quella di Firenze sarebbe stata la 270/a e ultima partita con la maglia rossonera e che quel piatto destro con cui ha restituito la Champions ai compagni, sarebbe stato il suo 95/o e ultimo gol. Semplice, ma importante, come la sua prima rete, dopo 46' del suo primo derby. Su cross di Gattuso, solissimo, di testa mise la palla alla destra di Toldo: un paio di mesi ed era gią l'idolo del popolo rossonero.

I suoi dieci gol nella stagione del debutto sono importanti per la vittoria dello scudetto 2004, a cui seguono una Supercoppa e la cocente delusione nella finale di Champions persa nel 2005 a Istanbul contro il Liverpool. L'anno dopo lui illumina, ma il Milan ancora non lo segue, come capita invece nel 2006/07, la stagione della consacrazione. Guida i suoi alla Champions, con 10 gol nel torneo (capocannoniere), tre nella semifinale con il Manchester United; e ad Atene in finale, pur senza reti, č trascinatore contro il Liverpool. Incamerata anche la Supercoppa Europea, a fine 2007, nelle sue mani finiscono il pallone d'oro, il Fifa World Player, e subito dopo la coppa del Mondo per club. Č l'ultimo dei suoi cinque trofei, e in questi anni di digiuno le offerte si sono fatte sempre pił pressanti.

Su Kaką piombano Real Madrid e Chelsea. Nel luglio 2006 ci avevano provato entrambi, offrendo rispettivamente 70 e 100 milioni, ma senza troppa convinzione. Un anno dopo dalla Spagna ci riprovano, ancora invano. A inizio 2008 arriva il prolungamento del contratto fino al 2013, seguito dall'assalto pił pericoloso: in estate il Chelsea rilancia fino a 150 milioni, ma resta tutto sulla carta. Pił concreta č l'iniziativa del Manchester City, che riesce a riunire al tavolo il Milan e il giocatore. «I soldi non sono tutto», sorride il campione annunciando il gran rifiuto. I tifosi si illudono di una dichiarazione d'amore eterno. E anche Berlusconi annuncia a chiare lettere che «Kaką č incedibile». Ma, inutile dirlo, nel calcio le parole valgono quello che valgono, sia da una parte che dall'altra. Cosģ ora Kaką indosserą un'altra maglia, nel suo conto finirą uno stipendio diciottomila volte superiore ai 500 euro che incassava 19enne al San Paolo e il Milan ripianerą il rosso di bilancio. Facile no? Nella speranza, per i rossoneri, di non vederlo sfrecciare in campo, palla al piede, sul prato di San Siro in Champions, con una lucente maglia bianca.
(M. Do.)

 

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