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Italia fuori: a Inghilterra e Giappone i Mondiali di rugby 2015 e 2019

di Giacomo Bagnasco

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28 luglio 2009


Nessuna sorpresa. La proclamazione delle due nazioni che si sono aggiudicate le edizioni 2015 e 2019 della Coppa del Mondo di rugby - vale a dire, rispettivamente Inghilterra e Giappone - è avvenuta oggi a Dublino secondo i pronostici generali. La cerimonia, peraltro, era stata sostanzialmente svuotata di significato a fine giugno, quando la Rwcl - la società che appartiene all'International Rugby Board (Irb) e gestisce la manifestazione, diventata la terza per importanza dopo Olimpiadi e Mondiali di calcio - aveva espresso le sue "raccomandazioni" ai membri del consiglio del Board. Bernard Lapasset, che presiede sia l'Irb sia la Rwcl, aveva dichiarato che le candidature di Italia e Sudafrica erano state apprezzate, ma quello che conta è l'indicazione di fondo. E oggi, in sostanza, ci si è limitati a ratificare una scelta già fatta.
Si era detto che Italia e Giappone avrebbero significato volontà di rinnovarsi e ampliare il "raggio" del rugby su scala mondiale, mentre una preferenza a Inghilterra e Sudafrica avrebbe dato risultati sicuri, continuando però a tenere la palla ovale all'interno del suo storico recinto. L'accoppiata Inghilterra-Giappone è un compromesso tra le due necessità.
Già sicuri di organizzare l'Olimpiade 2012 e in corsa per i Mondiali di calcio 2018, gli inglesi (che potrebbero coinvolgere anche il Galles nell'organizzazione e che vedono tornare sul loro suolo la Coppa del Mondo per la terza volta) mettono in campo il massimo della tradizione e puntano a raccogliere la cifra record di tre milioni di persone negli stadi, compresi templi calcistici come Wembley e l'Old Trafford. E assicurano un'edizione che dovrebbe garantire all'Irb almeno gli stessi proventi di Francia 2007 (120 milioni di sterline di saldo attivo, mentre la federazione francese portò a casa utili per 34 milioni di euro). Quattrini ancora più preziosi se si pensa che nel 2011 la Coppa del mondo si svolgerà in Nuova Zelanda, dove - per minore capienza degli stadi, grandi distanze che ridurranno il numero dei sostenitori di quasi tutte le squadre e orari non certo favorevoli all'audience televisiva, sarà impossibile fare un "incasso" all'altezza di quello francese.
Il Giappone mette in campo l'apertura all'Asia, una serie di sponsor di prima fascia, organizzazione di alto livello. Nell'ottica di un'alternanza sempre rispettata tra Europa e altre nazioni, poi, era logico che dopo Inghilterra 2015 si dovesse cambiare continente, pur rimanendo nell'emisfero Nord.
Rimane l'amarezza per aver visto sfumare le chance italiane. La candidatura era ben accreditata, le garanzie finanziarie non mancavano di certo, la curiosità di vedere il nostro paese al centro dell'interesse dei rugbysti di tutto il mondo per un mese e mezzo era forte. Si perde una grande occasione anche sul piano economico: soprattutto grazie all'aumento dei flussi turistici (con 350mila persone arrivate dall'estero), nel 2007 la Francia ha visto aumentare il Pil dello 0,2 per cento. Adesso non resta che riprovarci. Ma il prossimo giro utile è nel 2023, ci sarà tempo per parlarne.

28 luglio 2009
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