Il Sole 24 Ore
Stampa l'articolo Chiudi

1964: l'apoteosi delle Furie Rosse

di Flavio Suardi

Anche questa edizione, come la prima del 1960 è caratterizzata da tensioni di natura politica. Dopo che la Spagna si era rifiutata di affrontare l'Urss nell'edizione francese, questa volta è la Grecia a decidere di disertare l'incontro con l'Albania, nazione con la quale era in guerra dal 1912. L'Unione Sovietica campione contribuisce come stimolo per tutte le grandi d'Europa, infatti nel 1962 ai nastri di partenza delle qualificazioni si presentano 28 formazioni, tra le quali Italia e Inghilterra. Ancora assente la Germania Ovest, che esclude la propria nazionale per volere del tecnico Seep Herberger, contrario a ogni manifestazione ufficiale che non siano i Campionati del Mondo. Diversamente da quanto accaduto quattro anni prima, nel 1964 anche l'Italia prende parte all'Europeo, ma il cammino si esaurisce ai quarti di finale contro i campioni uscenti dell'Urss.

La squadra azzurra, affidata a Edmondo Fabbri, incontra nel turno preliminare la Turchia. L'incontro si disputa il 2 dicembre del 1962 a Bologna e gli azzurri dilagano: finisce 6-0 con doppietta di Gianni Rivera e poker di Alberto Orlando, centravanti meteora di Roma prima e Fiorentina poi, che realizza in quella partita tutte le reti della sua esperienza azzurra. In totale Orlando, che chiuse poi la carriera prima a Napoli e poi a La Spezia, disputò solo cinque gare con la maglia della Nazionale, negli anni che vanno dal 1962 al 1965, senza però più trovare la via della rete. La gara di ritorno è poco più che una formalità per gli uomini di Fabbri, che si impongono in ogni caso grazie ad una rete di Pascutti.

Italia eliminata - Il cammino azzurro incrocia negli ottavi quello dei campioni uscenti dell'Urss: nella gara di andata, giocata il 13 ottobre 1963 a Mosca, i sovietici si impongono per 2 a 0. In quell'occasione l'Italia fu penalizzata dall'espulsione di Pascutti, a causa di un rude intervento sulle gambe di un giocatore avversario, ma anche dall'infortunio occorso a Sormani. I russi riescono ad approfittarne, presentandosi poi a Roma forti di due reti di vantaggio.
La gara di ritorno, disputata all'Olimpico di Roma il 10 novembre 1963 con l'esordio in azzurro di Domenghini, termina 1-1 con gol di Rivera al 90'. Mazzola sbaglia un rigore e ad eliminazione avvenuta, è il reparto offensivo ad essere messo sotto accusa dalla critica. C'è chi avrebbe voluto vedere in maglia azzurra Sivori e Altafini, per rimediare alla sterilità dell'attacco, ma soprattutto chi li vorrebbe per il successivo Mondiale del 1966. Fabbri continuò per la sua strada, con Rivera, Mazzola, Corso, Orlando, ma l'eliminazione per opera della Corea alla successiva kermesse mondiale, resta una macchia per il calcio italiano, bissata poi dall'Italia di Trapattoni (in campo in quel mondiale) del 2002.

Le magnifiche 4 - L'Urss elimina quindi la Svezia ai quarti e accede alle semifinali assieme a Danimarca, Spagna e Ungheria. I danesi giungono alla fase finale della manifestazione dopo aver eliminato Malta, Albania e Lussemburgo, vittorioso in precedenza sull'Olanda per 2-1 sul campo di Rotterdam.
La Spagna, fermata 1-1 in casa dall'Irlanda del Nord, è costretta a richiamare tutti i migliori giocatori che militavano all'estero, per andare a vincere a Belfast per 1-0, grazie alla rete di Francisco Gento. Gli iberici passano dunque da una possibile eliminazione, alla soddisfazione di giocare in casa la fase finale del torneo. L'Eire non rappresenta un ostacolo per padroni di casa, vittoriosi per 7-1, mentre l'Unione Sovietica si sbarazza agevolmente della Danimarca con un secco 3-0.

Trionfo spagnolo - Davanti a 125.000 spettatori, in un clima torrido che esalta le "furie rosse", la Spagna conquista il titolo Europeo. I sovietici subiscono gol all'inizio della gara da Pereda, ma recuperano subito con Schussanov. L'equilibrio regna sovrano fino all'84', quando un gol di Martinez Cao regala il successo ai padroni di casa.
Vince la Spagna dunque, anche contro l'opinione pubblica che non approva assolutamente l'esclusione dei cinque volte campioni d'Europa del Real Madrid.
L'aspetto più signficativo, oltre al risultato sportivo, è rappresentato dal disgelo tra le due nazioni che solo quattro anni prima non avevano disputato l'incontro che li opponeva per motivi politici.

Il personaggio - Luis Suarez (La Coruna 2 maggio 1935)
La sua carriera di calciatore inizia a 17 anni nella squadra della sua città, il Deportivo La Coruna. Nella sua prima stagione da professionista totalizza 17 presenze con tre reti messe a segno. A partire dal campionato 1954-55 veste la maglia del Barcellona, dove gioca 216 partite segnando 112 gol. Al suo attivo 2 campionati, 2 Coppe de Re, 2 Coppe delle Fiere e il Pallone d'oro del 1960.
Il primo giugno 1961 Suarez viene ceduto, per 250 milioni di lire, all'Inter, allora guidata da Helenio Herrera che lo aveva già allenato al Barcellona, dove aveva segnato 33 gol. Proprio sotto la guida di Herrera, Luisito vede il proprio ruolo cambiare da mezzala a regista di centrocampo, diventando il fulcro della manovra nerazzurra. Con la maglia dell'Inter vincerà tre campionati, ne perderà un quarto nello spareggio contro il Bologna e porterà nella bacheca della società nerazzurra due Coppe dei Campioni e due Intercontinentali, totalizzando 328 partite con 54 gol. La sua carriera di calciatore termina con la maglia della Sampdoria: dal 1970 al '73. In Nazionale Suarez esordisce il 5 gennaio 1957 (Spagna-Olanda 5-1), conquistando il titolo europeo del 1964.

Terminata la carriera agonistica, diventa allenatore, senza però raggiungere lo stesso successo avuto come calciatore. Dopo un anno sulla panchina delle giovanili del Genoa, nel 1974 accetta la guida della prima squadra dell'Inter. La squadra però ha molti giovani e Suarez non riesce a soddisfare le attese dei tifosi, tanto da essere licenziato dopo un anno. Dopo alcuni anni in Italia, passa ad allenare la nazionale under 21 spagnola, portandola alla vittoria nel campionato europeo del 1986; dal 1988 al 1991 guida la prima squadra, senza grandi risultati ai mondiali del 1990. Il suo rapporto con l'Inter è caratterizzato da due fugaci ritorni sulla panchina nerazzurra nel 1992 e nel 1995, intervallati da una breve esperienza alla guida dell'Albacete.

Redazione OnlineTutti i serviziI più cercatiPubblicità   -Fai di questa pagina la tua homepage
P.I. 00777910159 - � Copyright Il Sole 24 Ore - Tutti i diritti riservati   partners