ILSOLE24ORE.COM > Notizie Sport ARCHIVIO

Pagina: 1 2 di 2 pagina successiva
commenti - |  Condividi su: Facebook Twitter|vota su OKNOtizie|Stampa l'articoloInvia l'articolo|DiminuisciIngrandisci
5 dicembre 2008



Che tristezza quegli stadi vuoti

di Giuseppe Ceretti

Tremilanovecentocinque. Diamo i numeri, tanto per non cambiare. Che significa 3905? Sono gli spettatori che in una serata (fredda e un poco nebbiosa) di inizio dicembre si sono recati al Meazza per assistere agli ottavi di Coppa Italia tra Milan e Lazio.
Le ragioni di così scarso pubblico sono tante e assai fondate: i calendari troppo fitti di appuntamenti, la brutta stagione, la concorrenza delle tv, un trofeo che non è mai entrato nelle grazie degli appassionati. Eppure resta il fatto che un incontro tra una squadra in vetta alle classifiche mondiali, il Milan, e un'altra che occupa una posizione di prestigio nella serie A italiana, la Lazio, meriterebbe ben altro contorno. Non è che la situazione cambi molto se dalla Coppa Italia si passa al campionato. A parte tre o quattro stadi, comunque con pubblico in calo, per il resto siamo di fronte a spalti desolatamente vuoti.
Le buone giustificazioni del sistema calcio non sono tuttavia sufficienti a spiegare un fenomeno di così vasta disaffezione, al quale certo non è estraneo un mutamento dei gusti delle giovani generazioni, più attirate da altre discipline, come mettono in evidenza numerose ricerche. C'è all'origine un problema che altera lo spettacolo nella sua essenza e nega una piena possibilità di fruizione.
Proviamo a spiegarci con un esempio in parallelo. Se una persona decide di uscir di casa per andare a vedere un film non deve far altro che recarsi al cinema, presentarsi alla cassa, in molti casi scegliere la poltrona e comprare il biglietto.
Provate a pensare alla stessa persona che, lontana da comitive di tifo organizzato e animata dal normale desiderio di vedere una partita di pallone, si reca allo stadio. Una vera e propria complicazione, un ginepraio, dall'acquisto del biglietto all'ingresso che scoraggia anche i meglio intenzionati. Le misure di sicurezza incontestabili imposte dagli sciagurati episodi, nell'intento legittimo di tutelare gli spettatori, hanno prodotto l'effetto opposto, allontanando parte del pubblico e hanno reso gli stadi dei luoghi estranei, ostili, freddi non solo dal punto di vista climatico.
Perché ci vuole tanta, troppa perseveranza per accettare un simile percorso a ostacoli. Il piacere si trasforma spesso in sacrificio e l'appassionato vero si trova suo malgrado avvolto in un clima di guerra che è l'esatto contrario dello spirito che lo anima. Perché, si chiede, devo sopportare il rito dell'insulto all'avversario anche se lo trovo detestabile? Perché devo mandare affan in coro squadra e sostenitori degli spalti opposti, devo gridare loro che "devono morire" e altre facezie? Altro che dure regole delle arene sportive. Basta accomodarsi in una qualsiasi curva. Le coreografie, gli sfottò di un tempo in cui l'intelligenza non veniva calpestata sono un pallido ricordo. Quali regole? Forse i balzi all'unisono con il coretto "chi non salta…." oppure il buu razzista e il "torna nella tua terra terùn" degli stadi nel Nord? E abbiamo scelto solo gli esempi più lievi.
Le tribune sono deserte e tali resteranno sino a quando non sarà restituito quanto espropriato alla passione popolare italiana e ai suoi veri attori, i normali spettatori: il diritto di sedersi e di gustare in allegria lo spettacolo, come accadeva tanti anni fa. Ecco la ragione delle ragioni: il calcio è diventato uno spettacolo triste, di una tristezza che è inversamente proporzionale all'urlo di gioia per un gol.
Nel frattempo, adducendo nel nostro caso pretesti di lavoro, ci accatastiamo davanti alle tv che con le loro quindici telecamere quindici ci fanno vedere tutto, ma proprio tutto: gol e numeri d'alta classe accanto a risse e proteste continue. Che magone a ripensare a pomeriggi di nebbia accalcati spalla a spalla a chiedersi chi mai aveva fatto il gol là in fondo nell'altra porta, da dove sbucavano i fantasmi che conferivano allegria alle nostre domeniche.

Silenzio, parla Mou
Mourinho, cialtrone o vate? Ora vate dell'Italia pallonara, non c'è dubbio. Le cronache sportive sono letteralmente inondate dalle dichiarazioni dell'allenatore dell'Inter. Una sua intervista del dopo partita viene riprodotta integrale, come accadeva un tempo ai discorsi dei segretari di Dc e Pci.
E pensa, pensa, pensa, alla fine il sistema ha decretato: è giusto parlar chiaro, ha ragione Mourinho. Ci perdoni l'allenatore portoghese che dirà in cuor suo: sono matti questi italiani e sì che sono latino come loro, dovrei capirli. Ho solo detto che se uno non si allena in settimana, non gioca alla domenica. Ho anche aggiunto che un ragazzo di 18 anni, pure bravo, deve dimostrare di essere serio e sudare negli allenamenti, visto il fiume di danaro che riceve quando tanti suoi coetanei mangiano pane e precariato a fine mese. Dimenticavo, ho imparato anche a usare sostantivi e aggettivi che la mia "prof" personale d'italiano mi ha spiegato.
Non si preoccupi, mister Mou. Verrà il giorno, le auguriamo il più lontano possibile, che lei verrà di nuovo additato come quel portoghese che pretendeva di dare lezione a noi, quattro volte campioni del mondo. Noi che giochiamo un calcio importante, in un campionato importante, con giocatori importanti e allenatori importanti. È importante che lei lo capisca.

  CONTINUA ...»

Pagina: 1 2 di 2 pagina successiva
RISULTATI
0
0 VOTI
Stampa l'articoloInvia l'articolo | DiminuisciIngrandisci Condividi su: Facebook FacebookTwitter Twitter|Vota su OkNotizie OKNOtizie|Altri YahooLinkedInWikio
L'informazione del Sole 24 Ore sul tuo cellulare
Abbonati a
Inserisci qui il tuo numero
   
L'informazione del Sole 24 Ore nella tua e-mail
Inscriviti alla NEWSLETTER   
Effettua il login o avvia la registrazione.


 
   
 
 
 

-UltimiSezione-

-
-
10 maggio 2010
8 maggio 2010
8 maggio 2010
7 maggio 2010
7 maggio 2010
 
Ormezzano: «Il ciclismo è cambiato come è cambiato l'uomo»
Zomegnan: «Il Giro è la corsa più controllata della storia del ciclismo»
Le immagini del primo "titulo"
L'arrivo dei giocatori dell'Inter a Malpensa (di Sandro Cobelli)
La festa dei nerazzurri a Malpensa
 
 
Cerca quotazione - Tempo Reale  
- Listino personale
- Portfolio
- Euribor
 
 
Oggi + Inviati + Visti + Votati
 

-Annunci-