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Un terzo delle imprese Usa spia le e-mail dei dipendenti

di Elysa Fazzino

WASHINGTON – Chi al lavoro scrive molte e-mail, è bene ci pensi due volte prima di cliccare su “invia”: il Grande Fratello controlla tutto.

Oltre un terzo delle aziende americane con più di mille dipendenti ha uno staff incaricato di spiare le e-mail spedite dagli uffici.
Quasi la metà delle grandi imprese setacciano regolarmente la posta elettronica in uscita. Vogliono vedere se ci sono fughe di segreti industriali, informazioni finanziarie riservate o dati medici tutelati dalla privacy. E spesso scoprono che le “gole profonde” si danno da fare: quasi un’azienda su tre (31,6%) ha licenziato qualcuno nell’ultimo anno per avere violato le regole che disciplinano le e-mail. Più della metà (52,4%) % ha preso provvedimenti disciplinari. La tendenza a licenziare è in aumento: l’anno prima circa un’azienda su quattro (27,1%) aveva dato il benservito a causa di e-mail illegittime.
Sorvegliati speciali sono anche i blog e i message boards, che stanno emergendo come nuove fonti di rischio per le aziende. Per infrazioni alle regole che disciplinano il blogging e altri canali di comunicazione, il 7,1% delle imprese ha licenziato un impiegato, mentre un’azienda su cinque ha punito i colpevoli.
E’ il quadro che emerge da un’indagine http://www.proofpoint.com/news/pressdetail.php?PressReleaseID=137 su un campione di 294 imprese Usa realizzata da Forrester Consulting per Proofpoint, una società californiana specializzata nella protezione delle e-mail.
Il 38% delle società impiega personale ad hoc per leggere o analizzare la posta elettronica in partenza, percentuale che sale al 44% per le aziende con 20mila e più dipendenti.
Le aziende stimano che delle e-mail in uscita, una su cinque (22,8%) contiene informazioni che presentano rischi legali, finanziari o regolamentari. Più di un terzo (34,7%) delle imprese ritiene di avere subito danni nell’ultimo anno per la divulgazione di informazioni riservate o imbarazzanti. Circa il 45% delle società affermano di avere usato un software per passare al vaglio i messaggi dei loro dipendenti alla ricerca di parole offensive.
C’è un’attenzione crescente da parte delle aziende per le e-mail dei loro impiegati perché la posta elettronica è sempre più spesso al centro di inchieste giudiziarie. Nell’ultimo anno oltre un quarto delle imprese (25,2%) ha dovuto consegnare le e-mail dei loro dipendenti a tribunali o autorità di controllo.
Le aziende hanno ragioni legittime per monitorare le e-mail, dice Keith Crosley, direttore dello sviluppo di mercato di Proofpoint: «Ci sono grandi rischi legati alle e-mail. Le imprese in questione posseggono dati di migliaia di clienti. E’ necessario proteggere questi dati. La posta elettronica è uno dei sistemi meno sicuri che ci siano. E’ molto facile rivelare inavvertitamente enormi quantità di dati sui clienti».
Ma Crosley mette anche in guardia contro le violazioni della privacy dei lavoratori. Con la diffusione di telefonini e palmari «in un certo senso si è sempre al lavoro. E in una situazione del genere, è ovvio che la gente usi la posta elettronica di lavoro per cose personali».
Il consiglio rivolto a lavoratori è semplice: «Non mettete nelle e-mail niente che non vogliate sia letto dal mondo intero». «Certo, è un ideale difficile da raggiungere», ma se ciò non è possibile, almeno i lavoratori dovrebbero attenersi alle regole aziendali sull’uso della posta elettronica.
La prassi aziendale non è però sempre conosciuta dai dipendenti. Mentre l’83% delle società dicono di avere introdotto delle regole, nell’ultimo anno solo il 51% ha coinvolto i lavoratori in un traning specifico sulla politica dell’azienda in materia di e-mail.
Scandali aziendali
Molti lavoratori non si rendono conto di essere osservati, nonostante gli scandali che hanno travolto la “Corporate America” negli ultimi anni.
Gli inquirenti hanno usato e-mail incriminatorie per costruire il caso contro il fondatore ed ex amministratore delegato della Enron Ken Lay, di recente giudicato colpevole di frode e altri reati che comportano complessivamente un massimo di 165 anni di carcere.
L’ex amministratore delegato della Boeing Harry Stonecipher –sposato da 50 anni – fu costretto a dimettersi quando venne alla luce una relazione con una collega. Le e-mail sessualmente esplicite inviate all’amante – tramite il sistema di posta elettronica aziendale – erano una prova imbarazzante.
L’ex analista della Merrill Lynch Henry Blodget faceva le lodi in pubblico di titoli azionai che nelle e-mail giudicava disastrosi, finendo per essere bandito per sempre dall’intermediazione titoli.
«Le e-mail vivono per sempre», ricorda Crosley. «le grandi aziende le archiviano, devono farlo per tutta una serie di ragioni regolamentari».
Dalla barzelletta al crimine
Le imprese più propense a licenziare lavoratori per violazioni delle regole sulle e-mail sono le rivendite al dettaglio e all’ingrosso, le telecom e le aziende di servizi pubblici.
Lo studio non ha chiesto i motivi dei licenziamenti, ma gli aneddoti abbondano. Alcune società hanno regole che vietano l’uso della posta elettronica aziendale per messaggi personali: basta una e-mail privata per essere fatti fuori.
Un’altra causa ricorrente è l’invio di missive con «contenuto inaccettabile», come barzellette sessiste o razziste, storielle sconce o fotografie oscene.
Altri perdono il lavoro perché usano l’e-mail di lavoro per azioni criminali, come rubare ai clienti il numero di carta di credito o di previdenza sociale, che negli Usa funziona come identificativo un po’ come il codice fiscale e può essere un chiavistello perfetto per il furto d’identità.















 

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