Speciali in evidenza
Speciale Smau
Speciale ambiente
Speciale scuola
Speciale Auto
Un anno di rincari
Speciale mutui
Voli low cost
Speciale ETF
Studi di settore
Risparmio energetico
Auto & fisco
Navigatori GPS
Musica Mp3
Guida alle facoltà
Come risparmiare
XV Legislatura
shopping 24

Servizi

Il Sole Mobile

Servizi Ricerca

Tecnologia e Business

ARCHIVIO »
Un'immagine della banca dati di Microsoft, MyLifeBits

4 dicembre 2006

Tutta la vita in una memoria digitale

di Elysa Fazzino

WASHINGTON – Registrare e ricordare tutto della propria vita: chi davvero non vuole dimenticare niente potrà presto ricorrere all’aiuto della memoria digitale.
Un progetto della Microsoft, “MyLifeBits” http://research.microsoft.com/barc/mediapresence/MyLifeBits.aspx (pezzetti della mia vita) punta a realizzare una sorta di diario digitale: il capo-progetto, l’ingegnere informatico americano Gordon Bell http://research.microsoft.com/users/gbell/ , sta lavorando da cinque anni a una banca dati, con motore di ricerca, che contiene la versione informatizzata di ogni traccia della sua vita.
La prima parte del progetto è un esperimento di stoccaggio del “vissuto” in cui Bell fa da cavia: ha messo in forma digitale documenti, fax, telefonate, fotografie, filmini prodotti nel corso della propria vita e continua a farlo più o meno automaticamente. La seconda parte dell’iniziativa ha come obiettivo lo sviluppo di un software capace di rendere accessibile l’archivio della propria vita su qualsiasi computer.
«Si tratta sostanzialmente di costruire un surrogato della memoria, un supplemento per ricordare tutto ciò che ho visto con i miei occhi o sentito con le mie orecchie», spiega Bell ormai ossessionato dalla necessità di registrare tutto quello che può.
Un giorno, ognuno di noi potrà riascoltare una conversazione avuta a vent’anni o trovare rapidamente tutte le foto di un cugino perso di vista. Utile? Bell è convinto di sì. Secondo lui, le famiglie con bambini desiderano conservare ciò che hanno messo sul computer, i compiti scolastici dei ragazzi, la musica preferita, i ricordi familiari. «Hanno bisogno di salvaguardare e tenere vivo il proprio patrimonio digitale». Il software MyLifeBits contiene strumenti per registrare siti web, conversazioni con “messaggini” e trascrizioni di contenuti radio e tv.
Microsoft non è la sola a cimentarsi nella memoria digitale. C’è un’altra iniziativa, su scala più piccola, lanciata da un giovane ricercatore di origine indiana, Sunil Vemuri http://web.media.mit.edu/~vemuri/ . Figlio d’arte – suo padre è uno scienziato con il pallino dell’informatica – Sunil ha cominciato due anni fa a sviluppare un dispositivo per combattere i problemi di memoria, facendone il progetto del suo dottorato di ricerca al Media Lab del Massachusetts Institute of Technology (Mit).
Al centro del progetto c’era un congegno portatile senza fili, simile al Blackberry, che registrava l’audio delle conversazioni e degli altri eventi della sua vita e trasmetteva le registrazioni audio a un computer che a sua volta li traduceva in testo scritto. In questi documenti di testo, individuati con luogo e data di creazione, era possibile fare ricerche con parole chiave. Fin dall’inizio del progetto, Vemuri ha fondato insieme a Rao Machiraju una società, la QTech Inc. http://www.qtechinc.com , con l’obiettivo di risolvere problemi di memoria attraverso la tecnologia.
Progetti del genere non sono d’aiuto per ricordarsi dove si sono messe le chiavi della macchina, gli occhiali o il telecomando: servono per i nomi e i fatti, non per gli oggetti fisici. Ma secondo Vemuri i prodotti della QTech hanno comunque una loro utilità: «Ricordare dove sono le chiavi e ricordare un nome – afferma - sono i due problemi di memoria che la gente cita più spesso. Risolvendo il 50% dei problemi, facciamo contenta un bel po’ di gente».
Invece di inventare nuovi gadget, la QTech cerca di trasformare in ausili mnemonici strumenti di comunicazione già esistenti, in particolare telefonini e “smart phones” (che si collegano a Internet) considerati «ottime piattaforme per aiutare la memoria», perché la gente se li porta sempre dietro.
Tutte queste “orecchie” che registrano ogni cosa aprono problemi di protezione della privacy. Sia Bell che Vemuri riconoscono che la questione è seria. Bell è fiducioso che la società e le legislazione terranno il passo con i progressi della tecnologia. «Quello che noi possiamo fare», dice Vemuri, «è assicurarci che la gente sia consapevole dell’esistenza di questi dispositivi e della possibilità di essere nel loro campo d’azione».



 

Suggerimenti

>Info quotazioni

A richiesta, via sms, la quotazione istantanea e in tempo reale del titolo che ti interessa

>Flash news

Scarica il programma gratuito, e ricevi sul tuo desktop le ultimissime notizie di economia e finanza

News

Borsa
-

Cerca quotazione