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La legalità in azienda? Serve una buona governance. Ma la pirateria software sottrae al fisco il 7% del Pil

di Gianni Rusconi

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12 giugno 2007

Il tasso di illegalità nell'Unione Europea relativo all'utilizzo del software da parte di aziende e privati è sceso ancora di un punto nel 2006 rispetto al 2005 - dal 37% al 36% - ed è in lieve calo - del 2% - in Italia. Le perdite assolute a livello comunitario registrano di conseguenza una riduzione di circa 700 milioni di euro, pur restando il loro valore complessivo superiore agli 8 miliardi di euro, di cui circa un miliardo generato in Italia.
Nel Belpaese, che dopo vari anni mostra finalmente un trend di segno concorde a quelli degli altri grandi mercati europei, in un caso su due si fa però ancora ricorso a copie contraffatte e nella classifica mondiale delle perdite generate dal software piratato siamo all'ottavo posto assoluto. Allo stesso livello, più o meno, della regione asiatica: 51% di penetrazione per l'Italia contro il 55%. Questo dice, in sintesi, l'annuale studio sulla pirateria del software della Bsa - Business Software Alliance (realizzato dalla società di ricerche Idc), presentato nelle scorse settimane.
Il tema della pirateria rimane quindi centrale rispetto alla problematica della sicurezza informatica nel suo complesso ed è stato oggetto di dibattito di un convegno, tenutosi questa mattina, promosso dalla filiale italiana di Bsa in collaborazione con il Sole 24 Ore.

Sul tavolo della discussione sono finiti vari aspetti del fenomeno, partendo dall'analisi di come le imprese si comportano in tema di pirateria informatica per arrivare a delineare, con esempi concreti e testimonianze eccellenti, le possibili linee guida per la "governance" di una materia assai critica (anche per gli impatti economici che produce) per le aziende italiane. Per sviluppare, questo dovrebbe essere l'obiettivo di fondo, un modello ideale per gestire le risorse informatiche in ottemperanza con le esigenze applicative, legali, contrattualistiche e operative e nel rispetto della proprietà intellettuale dei creatori del "prodotto software".

La pirateria: un problema per tutti. A cominciare dal fisco
«La sfida della legalità nel tessuto produttivo italiano - a detta di Giovanni Kessler, Alto Commissario per la Lotta alla Contraffazione (ufficio istituito dal governo precedente nel 2005, ndr) - è innanzitutto una battaglia culturale. Pirateria e contraffazione vanno affrontate con la consapevolezza che non sono solo un furto ai danni delle società titolari di marchi e licenze ma anche un'azione diretta di evasione fiscale, un danno recato a tutta l'economia e a tutti i cittadini, un incentivo indiretto alla criminalità organizzata di natura mafiosa. Nel caso specifico della pirateria informatica questo legame è poco visto e sentito ma è assolutamente reale. Comprare software coperti da proprietà intellettuale da produttori e venditori abusivi è alimentare un crimine, e la camorra, in Italia, è fortemente attiva su questo fronte. La battaglia alla pirateria è quindi un'esigenza di tutti, non solo dei produttori ma anche dei privati cittadini, che devono poter beneficiare del rispetto delle regole, anche fiscali, a tutti i livelli». Un messaggio forte che trova "conforto" da un dato che parla da sé: dal 3 al 7% del Pil italiano viene sottratto all'imposizione fiscale perché frutto di contrattazioni illegali. E cioè svariati miliardi di euro che non entrano nella cassa dell'apparato amministrativo centrale.

Quali i rimedi necessari per interrompere tale circolo vizioso? Secondo Kessler, che non ha voluto confermare le stime che vedrebbero al 30% il tasso di penetrazione del software illegale nella Pubblica Amministrazione, la strada maestra è quella di prevenire un fenomeno sempre più diffuso e articolato. "Il progetto a cui lavoriamo nasce con l'intento di fare diventare la lotta alla pirateria un obiettivo primario per tutte le pubbliche amministrazioni, evitando la dispersione delle competenze e condividendole fra i vari organismi chiamati ad agire. Il nostro compito è quindi quello di proporre una legislazione più efficace e in tal senso deve essere forte la relazione con tutti gli attori interessati". Intenti che hanno già trovato una parziale concreta applicazione. L'ufficio presieduto da Kessler ha già radunato in tre occasioni allo stesso tavolo istituzioni, ministero delle attività produttive, sindacati, imprese, associazioni di consumatori per mettere a punto un piano di lavoro condiviso utile ad andare in Parlamento a chiedere norme efficaci.

Per la fine di giugno, ha confermato in proposito il Commissario, sarà pronta la bozza del decreto legislativo, sottoforma di pacchetto di emendamenti a leggi già esistenti, da sottoporre in consiglio dei Ministri con l'obiettivo di farlo approvare prima dell'estate. "I tempi sono stretti – confessa Kessler - e occorre salire sul treno in corsa. Mandare le forze dell'ordine a controllare uffici, privati o sedi della Pa non può essere il solo deterrente, serve un disegno operativo più ampio e articolato, che va a coinvolgere vari esponenti del mondo pubblico. Ma anche quello privato, produttori del software in primis, deve fare la propria parte, sviluppando modelli di distribuzione del software più adeguati". Dall'attuale maggioranza, per bocca di Beatrice Magnolfi, Sottosegretario per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica Amministrazione del governo Prodi, arriva intanto la conferma di un investimento di 60 milioni di euro per il riuso di soluzioni It e software e di processo e la condivisione di best practice fa i vari enti della Pa.

Bsa: prendere coscienza del fenomeno. Che costa un miliardo di euro all'anno
Luca Marinelli, Presidente di Bsa Italia, ha invece messo a fuoco il problema della pirateria informatica mettendo in evidenza i perché questo fenomeno rappresenta un forte freno per lo sviluppo dell'economia italiana. Partendo dal dato che più deve far riflettere: il 51% del software utilizzato in Italia è illegale, e cioè più di un programma su due che gira sui pc delle case e delle aziende del Belpaese è privo di regolare licenza. Non basta quindi rilevare come la diminuzione del 2% del tasso di pirateria del software (dal 53 al 51%) abbia ridotto di circa 119 milioni di euro il danno complessivo generato per l'industria It, sceso dai 1.157 milioni di euro del 2005 ai 1.038 di fine 2006. Perdite che nel 1999 erano quantificate in 356 milioni di dollari e che nel 2005 hanno toccato la punta di 1,5 miliardi. "Sebbene nell'Europa Occidentale la pirateria è stabile e questo è un fattore positivo in termini di trend – questo l'ammonimento di Marinelli – c'è ancora molto da fare e dobbiamo continuare a lavorare affinchè l'impegno a favore della legalità veda schierati insieme mondo aziendale, mondo associativo e mondo politico-istituzionale". Un auspicio che trova fondamento in un quadro di prospettiva di questo tipo: se la riduzione della pirateria fosse di 10 punti percentuali nel quadriennio 2006-2010, si avrebbero benefici molteplici in fatto di nuova occupazione, tasso di incremento del mercato It e sviluppo dell'economia. Benché quello della pirateria sia un fenomeno critico, endemico e radicato (Cina e Russia presentano una diffusione delle copie illegali intorno all'80%) secondo Marinelli è un "difetto" che può (e deve) essere contrastato. Lavorando sull'importanza della proprietà intellettuale, con normative adeguate ed evolute, e costruendo una cultura della legalità, in termini di utilizzo (del software) e di governance (delle procedure). "Le imprese – così ha concluso il proprio intervento Marinelli - devono prendere coscienza del fenomeno: molti non hanno le competenze adeguate a farlo e affidandosi a operatori non all'altezza corrono rischi aggiuntivi. Le licenze ad hoc per la Pa è una delle possibilità da perseguire, ma non è l'unica".

La gestione del rischio passaggio obbligato, ma c'è poca trasparenza
Stefano Fortunato, Partner della società di consulenza e analisi di mercato KPMG per l'area Risk e Compliance Services, ha infine disquisito sul tema della corporate governance sottolineando innanzitutto l'economia italiana sia molto evoluta negli ultimi 15 anni: "i due terzi del valore di mercato derivano dai servizi. Non siamo più un Paese industriale ma uno in cui prevale il capitale intellettuale e intangibile: per questo il tema della proprietà intellettuale deve essere centrale e i concetti della corporate governance diventare strategici per lo sviluppo della competitività delle aziende. I casi come Parmalat in Italia e quello di Enron negli Stati Uniti non possono non aver lasciato traccia". Investire quindi su una buona governance delle procedure aziendali è un passo dovuto per raggiungere gli obiettivi di impresa, mantenere un comportamento coerente alle aspettative e garantire la massima trasparenza agli azionisti. Quest'ultimo aspetto, secondo Fortunato, è il punto critico: "spesso la responsabilità dei vertici aziendali in materia di trasparenza viene meno e l'Italia lamenta una situazione preoccupante in questa direzione". Garantire il patrimonio sociale, l'efficienza e l'affidabilità e il rispetto delle leggi e delle regole, che potrebbero essere più semplici e di più facile applicazione, è una sorta di dovere improrogabile e per rispondervi in modo adeguato è necessario ricorrere a ben definiti strumenti di controllo interno e di risk management. "La gestione del rischio – questo il commento finale di Fortunato - è un percorso evolutivo molto articolato e strategico al tempo stesso per portare le aziende a essere conformi ai dettami delle varie normative e a valorizzare in modo adeguato la propria proprietà intellettuale, rispettandone i canoni che la regolano. Con la tecnologia informatica a fare da strumento abilitante essenziale. I sistemi informativi sono il cuore operativo di un'azienda e non possono che essere a norma, certificati da licenze e aggiornati al rispetto delle normative inerenti la sicurezza dei dati". Ma i Consigli di Amministrazione, e i Cfo in particolare, e i Cio sono pronti a recepire tutta questa serie di imput? La sensazione di Fortunato è che la risposta sia (al momento) negativa.

LINK UTILI
Pirateria del software, la situazione migliora
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