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Militari Usa attaccano Wikipedia

di Umberto Rapetto

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20 Dicembre 2007

A Natale siamo tutti più buoni. Detta così, la frase – al pari delle scomparse "mezze stagioni" – lascia indifferenti. La medesima locuzione, però, trasformata in dubbioso interrogativo suscita legittima perplessità e innesca inesorabili esami di coscienza. Mentre chi legge si arrovella cercando di celare anche a se stesso persino innocui peccati veniali, qualche fuso orario più in là c'è qualcuno che proprio deve ammettere di essere lontano dall'amorevolezza delle prossime festività. Puntato il dito all'equatore, giriamo il mappamondo e fermiamolo dopo mezzo giro: siamo a Guantanamo, località non proprio turistica all'appendice meridionale di Cuba. Il caldo e la noia del personale di servizio nella base Usa hanno trasformato Camp Delta da struttura penitenziaria a covo di pericolosi hacker. Ma se nelle galere delle nostre parti i pirati informatici sono "ospiti", Oltreoceano i banditi della rete sono i gestori dell'insediamento carcerario.
La settimana scorsa un manipolo di militari della Joint Task Force non hanno resistito alla tentazione di "attaccare" Wikipedia. Sul noto sito sono improvvisamente scomparse tutte le informazioni su «Gitmo» (questo il nickname della base derivato dall'identificativo telegrafico Gtmo) e ogni notizia che riconduceva a singole storie dei "clienti" più significativi del carcere, come ad esempio quella del prigioniero nº 766 Omar Khadr, il ventunenne nativo canadese detenuto lì dal 2002 (senza essere mai stato processato) con l'accusa di aver ucciso in Afghanistan un medico militare delle Special Forces.
Cancellazioni a parte, l'azione immediatamente balzata agli occhi dei redattori volontari di Wikipedia è stata la modifica della voce corrispondente a Fidel Castro: gli incursori telematici hanno, infatti, scarabocchiato la biografia ed etichettato il Lider Maximo come «riconosciuto transessuale». Gli hacker in uniforme hanno provveduto a effettuare anche altre "rettifiche" in pagine con riferimenti storici, cambiando – ad esempio – la dizione «invasione dell'Afghanistan» in «guerra in Afghanistan». La loro abilità semantica non ha trovato corrispondenza in potenziali analoghe capacità informatiche: il blitz online è stato immediatamente individuato e, soprattutto, ha lasciato tracce inequivocabili. I server di Wikipedia conservano memoria di quanto accade sulle pagine offerte a chi consulta il sito: inserimenti e cancellazioni sono abbinati al numero Ip del computer tramite il quale certe operazioni sono state eseguite. Un banale tracciamento di tale identificativo telematico ha permesso – nonostante le secche smentite del portavoce della base, il tenente colonnello Edward Bush – di risalire rapidamente alla rete di «Gitmo» e a quella dell'U.S. Southern Command. Troppo tardi – per chi ha scagliato la pietra – nascondere la mano...

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