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Leonardo e i leonardeschi nelle Marche

di Annalisa Serpilli

Un allestimento sobrio e la penombra, poi le uniche luci a rischiarare il fondo della stanza su una Vergine delle rocce di Leonardo da Vinci.

Così si presenta al visitatore la piccola esposizione“ Leonardo. Genio e visione in terra marchigiana” alla Mole Vanvitelliana ad Ancona, all’interno del vecchio lazzaretto pentagonale di fronte al porto.
La mostra, che non ha un tema ben definito e che cerca con fatica di indagare nel rapporto tra Leonardo, i suoi discepoli e le Marche, ha il pregio di aver assemblato poche opere ma di grande interesse, alcune delle quali in mostra per la prima volta in Italia. Il fulcro di tutta l’esposizione è la versione Chèrami della “Vergine delle Rocce” del maestro di Vinci, seconda o terza versione dopo quelle esposte alla National Gallery di Londra e al Louvre di Parigi. Quest’opera proveniente da una collezione privata in Svizzera, perduta e poi ritrovata a metà dell’ ’800, ripropone il modello del dipinto omonimo parigino ma privo dell’aureola della Vergine che poi Leonardo ha aggiunto nella versione di Londra.
Un olio su tela che rivela tutta la qualità atmosferica del maestro, il coinvolgimento emotivo e il pathos della Vergine da cui si irradia una luce sacra. La mano della Madonna si protende decisa su San Giovannino come per rompere la tela e uscire fuori dal dipinto.
Il tema della Vergine delle Rocce subisce, nel corso degli anni, più rifacimenti perché già dopo la prima versione Leonardo si trova immischiato in una disputa teologica tra domenicani e francescani sul dogma della verginità della Madonna. La versione oggi al Louvre, secondo Carlo Pedretti, curatore della mostra e titolare della cattedra di studi leonardiani all’Università della California a Los Angeles, potrebbe essere stata sostituita da una seconda opera oggi a Londra dove la protagonista della scena è una Vergine vestita di luce così come l’aveva descritta Petrarca. La terza versione in mostra ora ad Ancona è stata commissionata nel 1483 e riprende il modello di Parigi ad eccezione dell’aureola.
Altra tela di singolare interesse è l’avvolgente “Maddalena discinta” del 1515, opera finora attribuita a Giampietrino, discepolo di Leonardo. Proprio questo secondo dipinto si trova al centro dell’interesse degli studiosi dopo la teoria proposta dallo stesso Pedretti secondo il quale, nella composizione si potrebbero ravvisare segni della mano di Leonardo nella tecnica di esecuzione, nel trattamento del paesaggio e in quel sorriso ambiguo e enigmatico che richiama la Gioconda del Louvre. Del dipinto esposto per l’ultima volta a Los Angeles nel 1949, si sono perse le tracce fino ad oggi. Dopo numerose peregrinazioni in collezioni private, l’ultima in Svizzera, viene riproposto al grande pubblico in questa mostra.
In esposizione anche altri dipinti mai visti prima. Del Giampietrino una “Santa Caterina d’Alessandria” del 1540 avvolta dai lunghi capelli che rivolge lo sguardo in alto verso il paradiso. Poi “I tre Santi bambini” di Bernardino Dè Conti. Un olio e tempera su tavola il cui tema inusuale descrive Gesù e il suo doppio: Cristo bambino a destra della composizione è rappresentato con tre chiodi conficcati in testa. Speculare a lui il suo doppio, un bambino del tutto calvo che si rivolge a Gesù con le mani giunte in preghiera. Al centro tra i due, San Giovannino riconoscibile per la croce che porta sulla mano sinistra. Il tema gnostico risale ad un episodio leggendario che narra l’apparizione del doppio di Cristo che lui abbraccia e bacia. Altra tela mai esposta è la “Madonna dei Fusi” di Cesare da Sesto altro allievo di Leonardo. Un olio su tavola del 1520 che rappresenta Gesù mentre strappa dalle mani il bastone del fuso alla Madonna, presagio del futuro sacrificio e che richiama nel viso allungato, il disegno preparatorio di Leonardo a Windsor.
Oltre ai dipinti ci sono anche sei disegni preparatori e alcuni libri che cercano di tracciare il rapporto tra Leonardo e le Marche. Si possono ammirare due “Studi per una natività” che non verrà mai portata a termine da Leonardo, gli “Studi di figure, appunti” e gli “Studi tecnologici e per il volo”. In mostra anche due studi di teste di cavallo di Gherardo Cibo che oltre a celebrare l’interesse degli allievi del maestro verso l’anatomia, rappresentano anche una citazione del celebre cartone per la Battaglia di Anghiari realizzato da Leonardo. I disegni sono anche una testimonianza degli interessi scientifici del maestro che lo accompagnano per tutta la vita. A completare la collezione anche edizioni di testi appartenenti alla biblioteca di Leonardo: “L’Acerba” di Cecco D’Ascoli, un incunabolo del 1484 conservato nella biblioteca di Ascoli Piceno e una copia del “Guerin Meschino” di Andrea da Barberino in due versioni del XV secolo, conservate a Bologna e a Firenze. Proprio questo testo desta interesse per le descrizioni, fatte dall’autore, dei Monti Sibillini, che Leonardo conosceva e che, secondo alcuni studiosi, avrebbero influenzato la rappresentazione dei suoi “paesaggi primordiali”.

Ancona
Mole Vanvitelliana
Fino all’8 gennaio 2006
Aperto dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 20, sabato e domenica dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 20.
Biglietto 6 euro
Info: tel. 071 2225031
www.sistemamuseo.it



 

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