Il Sole 24 Ore
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16 giugno 2006

Le maschere di Cantet nel Sud del mondo

di Federica Giovannelli

La locandina del film di Cantet, "Verso il Sud"Nel 1999 Laurent Cantet si Ŕ imposto all’attenzione della critica e del pubblico italiani con “Risorse umane”, un lungometraggio d’esordio che giÓ lo faceva annoverare tra le fila dei registi del cosiddetto cinema impegnato, quello dei vari Ken Loach, Robert GuÚdiguian e, da ultimo, Jean-Pierre e Luc Dardenne. “A tempo pieno” (2001) non ha smentito la vocazione sociale del regista francese che, se nella sua opera prima chiamava in causa il mondo della fabbrica e il tema della settimana lavorativa di 35 ore, qui rivolgeva lo sguardo alla non meno attuale questione dei licenziamenti ingiustificati e del precariato.
Adattando “Verso il Sud” dai racconti di Dany LaferriŔre, Cantet mette da parte la tematica dell’occupazione nella societÓ occidentale senza per questo rinunciare alla vena politica del suo cinema, dissimulata da una messa in scena a prima vista pi¨ trasparente e classica e da una narrazione volta ad intensificare la drammaticitÓ e la verosimiglianza della storia.
Il cambiamento di prospettiva coincide con un cambiamento di ambientazione dal nostro mondo al Terzo Mondo, rappresentato da una Haiti in cui l’estrema ricchezza dei paesaggi naturali cozza con l’estrema povertÓ delle esistenze che vi si consumano. Esistenze fragili, minacciate da una violenza pervasiva e radicale che le rende vulnerabili, instabili, che le espone al rischio, all’abuso, allo sfruttamento, mentre continuano a lottare per trovare il posto che gli spetta sulla terra.
Ma c’Ŕ un’altra significativa innovazione in “Verso il Sud” che ha a che fare con l’assunzione di un punto di vista femminile che sostituisce quello maschile dei precedenti film di Cantet. Inversione di prospettiva che va di pari passo con l’approccio “anomalo” che la pellicola ha nei confronti di un tema come quello del turismo sessuale, tristemente noto per essere una pratica prevalentemente maschile.
Qui, invece, a cercare il sesso e la possibilitÓ di reinventarsi lontano da casa, sfuggendo agli obblighi e alle pressioni che sono loro imposte da una societÓ patriarcale, sono tre donne borghesi, di mezza etÓ, bianche e nordamericane. Ellen (Charlotte Rampling), Brenda (Karen Young) e Sue (Louise Portal) che vogliono ancora apparire desiderabili e sentirsi desiderate, attraenti, appagate e amate, anche se Ŕ solo per poco, anche se Ŕ solo per finta.
Certo, alla fine degli anni Settanta il regime dittatoriale di “Papa Doc” Duvalier rendeva Haiti un luogo tutt’altro che tranquillo, in cui le brutalitÓ erano all’ordine del giorno e permanevano forti differenze di casta tra la popolazione locale, ben evidenziate nel film dal contrasto tra il manager haitiano (Albert/Lys Ambroise) del resort in cui sono ospiti le tre signore e Legba (MÚnothy Cesar), il giovane e “indocile” nativo conteso tra Ellen e Brenda.
“Verso il Sud”, allora, Ŕ il luogo simbolico in cui si scontrano due incapacitÓ di vedere: la prima Ŕ quella di un Nord del mondo che Ŕ cieco a quanto accade sotto i suoi occhi nel Sud del mondo; la seconda Ŕ quella di donne occidentali che non sanno pi¨ chi o cosa sono e sono costrette ad indossare una maschera per adattarsi al ruolo che la societÓ ha previsto per loro, salvo poi andare vanamente a cercare la libertÓ e la vita altrove.
Cantet insiste sulla metafora della maschera fin dalla sequenza che precede i titoli di testa del film in cui, all’aeroporto di Port au Prince, una donna tenta di salvare sua figlia da un destino di miseria e prostituzione affidandola ad Albert. Quando l’uomo rifiuta di prendere con sÚ la bambina, la madre non riesce a far altro che a osservare come ognuno di noi indossi una maschera, rendendo estremamente difficile ai pi¨ distinguere quelle buone da quelle cattive. E se il concetto non fosse ancora abbastanza chiaro, “Verso il Sud” lo ribadisce nel corso della narrazione mettendo ciascuna delle protagoniste di fronte alla macchina da presa a recitare un monologo di presentazione ad esclusivo beneficio dello spettatore. Attraverso questo espediente, il pubblico entra in contatto con gli intimi recessi dell’animo di Ellen, Brenda e Sue, o almeno con quell’Io in cui si sono identificate nello sforzo di costruire un’identitÓ nella quale riconoscersi.
Nell’assumere lo sguardo empatico che si accorda ai colpevoli nel momento in cui diventano a loro volta vittime, “Verso il Sud” inizia come una denuncia dello sfruttamento sessuale nel Terzo mondo e finisce per accomunare sotto lo stesso sole diverse forme di oppressione. Quella di donne mature alla ricerca di un potere, una capacitÓ d’agire e un’autonomia che la “loro” societÓ opulenta ed evoluta gli concede solo formalmente, e quella di Legba, indigeno, nero, povero e giovanissimo alla ricerca di un’adolescenza, una leggerezza, una vita, un futuro che giÓ non ha pi¨.

Titolo originale: “Vers le Sud”; Regia; Laurent Cantet; Sceneggiatura: Laurent Cantet, Robin Campillo; Fotografia: Pierre Milon; Montaggio: Robert Campillo; Scenografia: Frankie D.; Costumi: Denis Sperdouklis; Produzione: Haute et Court, France 3 CinÚma, Les Films SÚville, Studio Canal; Distribuzione: Mikado; Interpreti: Charlotte Rampling, Karen Young, Louise Portal, MÚnothy Cesar, Lys Ambroise; Origine: Francia/Canada; Anno: 2005; durata: 107’.

Link:http://www.mikado.it/scheda_film.asp?ID_FILM_MIKADO=254

16 giugno 2006