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20 ottobre 2006

Federico Motta rende al pubblico il Tondo piacentino del Botticelli

di Annalisa Serpilli

Disteso su un letto di rose il bambino Gesù guarda in alto verso il volto tenero e attento della Madonna. Dal lato opposto chiude il cerchio della rappresentazione un San Giovannino, adolescente e paffuto, dai boccoli castani, che osserva preoccupato il piccolo. Poi dietro un paesaggio quasi arcaico: colline spoglie, un albero carico di foglie e sullo sfondo la montagna che si staglia su un cielo azzurro privo di nubi. La composizione emana equilibrio e magnetismo. La mano dell’artista è tra le più conosciute del Quattrocento e l’opera in questione è il tondo di Sandro Botticelli: Madonna col Bambino e San Giovannino di Piacenza. Per anni questa tela conservata al Museo Civico piacentino, è stata quasi dimenticata dagli studiosi attenti soprattutto alla vasta produzione dell’artista conservata a Firenze e a Roma. Finalmente Federico Motta Editore pubblica un volume monografico sul tondo, a due anni dall’ultimo restauro effettuato e finanziato a Parigi dal Musèe du Luxemburg che nel 2004 ospita la più importante mostra monografica degli ultimi anni sul Botticelli. Il testo dal titolo: “Il Tondo di Botticelli a Piacenza”, curato da Davide Gasparotto storico dell’arte della Soprintendenza per il Patrimonio Storico e Artistico di Parma e Piacenza e da Antonella Gigli direttrice dei Musei Civici di Palazzo Farnese a Piacenza, ripercorre la storia del dipinto che presenta ancora notevoli punti interrogativi, e getta un ampio sguardo sull’intera opera e sulla fortuna di Sandro Botticelli come artista.
Qual è la datazione dell’opera considerata tra le più belle delle collezioni nell’Italia settentrionale?

Prima del restauro molti storici dell’arte ritenevano che il dipinto fosse stato completato intorno agli anni Ottanta del ’400 e che quindi, fosse quasi coevo alla “Nascita di Venere” eseguita dopo i lavori dell’artista alla Cappella Sistina. Dal restauro invece appare evidente come la figura della Madonna, seppur leggiadra, sia caratterizzata da un impianto solido e compatto che sembra richiamare i tratti delle figure rappresentate nella “Primavera” degli Uffizi, cioè alla fine degli anni Settanta, come sostenuto da tempo anche da Herbert Percy Horne, uno dei massimi studiosi del pittore.
L’opera è documentata per la prima volta con sicurezza in un inventario datato 1642, relativo ai beni di Federico II Landi, custoditi presso il Castello di Bardi sull’Appennino parmense: «un’ancona tonda con cornice grande a festoni dorata con Nostra Signora e Bambino».
Non se ne ha più notizia fino al 1860, quando il castello passa al Demanio del Regno d’Italia: il tondo viene allora riscoperto ed assegnato alla città.
Oggi è senza dubbio uno degli ornamenti più preziosi del Museo Civico di Palazzo Farnese e uno dei dipinti del Quattrocento fiorentino più significativi nelle collezioni pubbliche dell’Italia settentrionale ma, a dispetto della sua rimarchevole qualità e del fatto d’essere dotato pure d’una magnifica cornice originale, rimane una delle opere meno conosciute e studiate dell’intero catalogo del Botticelli.
Misteriose rimangono ancora la committenza e la destinazione originaria dell’opera. Ora, il restauro condotto nel 2004, accompagnato da una serie di sofisticate indagini diagnostiche, ci fornisce nuovi, preziosi elementi di conoscenza “materiale” del dipinto, come notizie sui restauri precedenti, sul sistema di costruzione della cornice intagliata e dorata, sulle tecniche esecutive e sulla natura dei pigmenti. Questi dati sono messi a confronto nel volume con i risultati emersi dalle analisi e dai restauri di altri dipinti di Botticelli, condotti in importanti musei ed istituti di ricerca fra cui la National Gallery di Londra, l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e i Musei Vaticani.
Vengono inoltre approfonditi, gli aspetti più propriamente storici e artistici relativi al tondo, temi chiave per la comprensione dell’opera piacentina: la riscoperta ottocentesca dell’arte del Botticelli, la destinazione e l’iconografia dei tondi devozionali nella Firenze del Quattrocento, il ruolo della bottega e lo stile di un’opera che a quattrocento anni dalla sua creazione fa ancora parlare di sé.



 

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