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Il riscatto del Maggio fiorentino
nel segno del mito e della contemporaneità

di Valeria Ronzani

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6 aprile 2007

Modellino per "Antigone" di Ivan Fedele  © Archivio Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, foto New Press Photo FirenzeIl più antico e prestigioso festival musicale italiano, il Maggio Musicale Fiorentino, si appresta a tagliare il traguardo della 70esima edizione. Con un ritorno alle origini, ricordandosi di essere nato nel 1933 come una rivoluzione. Nella prassi della programmazione musicale e della rappresentazione scenica. Fortemente voluto dal giovane federale di Firenze Alessandro Pavolini, ancora lontano dalla parabola sanguinaria che lo portò a chiudere la breve esistenza davanti al plotone d'esecuzione nel '45 a Dongo. Con un motore artistico della forza del grande direttore d'orchestra Vittorio Gui, che nel 1928 aveva fondato quella che diverrà l'Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. E degli spettacoli che sono rimasti nella storia del teatro, di cui si favoleggia ancora, a cominciare da quello inaugurale, quel "Sogno di una notte di mezza estate" nel Giardino di Boboli con la regia di Max Reinhardt e la musica di Mendelssohn eseguita dal vivo sotto la direzione di Fernando Previtali. Così, il prossimo 24 aprile, il sipario del Teatro Comunale si alzerà su "Antigone", opera di Ivan Fedele su libretto di Giuliano Corti, per la regia di Mario Martone. Una scelta coraggiosa: l'opera di un compositore contemporaneo commissionata appositamente dal Maggio. La Fura dels Baus - bozzetti per "Der Ring des Nibelungen" di R. WagnerCome si faceva in passato, quando Hindemith, Bela Bartòk, Stravinskij e Dallapiccola fino, in tempi più recenti, Nono, Stockhausen o Berio, si sono succeduti con loro prime assolute nei cartelloni del Festival. Un Maggio, questo che si inaugura, con nomi prestigiosi e scelte artistiche coraggiose, per cancellare il ricordo di quel povero, ultimo Maggio, falcidiato dai tagli, con il Teatro a rischio chiusura, la Fondazione commissariata e sull'orlo del fallimento. Un Maggio, soprattutto, per rilanciarsi definitivamente, ai livelli che gli competono, sul palcoscenico internazionale.


Paolo Arcà, direttore artistico della Scala dal '97 al 2003, è stato chiamato alla sfida. Approdato dal Carlo Felice di Genova nel marzo 2006, proprio nel pieno della bufera, insieme al sovrintendente Francesco Giambrone.

Maestro Arcàmito e contemporaneità, questo è il titolo dell'attuale edizione del Maggio. Cosa è rimasto delle scelte stabilite precedentemente alla sua nomina e cosa è cambiato?
Tutto il cartellone è stato reimpostato alla luce del titolo che ho voluto dare a questo Maggio. D'altronde l'unico grande impegno era rispetto all'Oro del Reno e alla Walkiria. Sono voluto tornare all'antica e gloriosa tradizione dei Maggi tematici, con un titolo che risale alle fonti del teatro musicale fin dagli anni della sua nascita, proprio a Firenze alla fine del XVI secolo (dalla Camerata dei Bardi all'Euridice del Peri, ndr). Voltando pagina rispetto alla magrezza della scorsa edizione. Proponendo 5 produzioni operistiche, tutti percorsi possibili all'interno del mito: un'opera del ‘600, la "Dafne" di Marco da Galliano, un capolavoro del ‘700 come l'"Orfeo e Euridice" di Gluk, le prime due giornate del grande mito germanico della tetralogia wagneriana, infine la contemporaneità con Ivan Fedele.

In un primo tempo per l'appuntamento inaugurale era previsto un dittico, con il lavoro di Fedele affiancato all'"Oedips rex" di Stravinskj...
Inaugurare solo con una nuova contemporaneità, il primo significativo lavoro operistico di Fedele, è stata una scelta prettamente artistica che ha voluto dare risalto al valore di tale contemporaneità. Con la regia di uno dei maggiori nomi italiani, Mario Martone. Il suo progetto per "Antigone" è particolarmente legato alla tematica del titolo, con una specie di gabbia che tracima dal palcoscenico sopra l'orchestra fino alla platea. Uno sconfinamento dal Palazzo di Creonte, il palcoscenico, verso l'esterno, verso di noi. Il mito fa parte di noi stessi e si raccorda con il nostro essere contemporanei. In questo Maggio la rivoluzione è affidata ai registi. Dalla dimensione spettacolare, totalmente innovativa di un allestimento acrobatico come quello della Fura dels Baus per l'Oro del Reno" e la "Walkiria" di Wagner, a Davide Livermore, che nella "Dafne" propone la dimensione naturale, e centrale, del lauro, coniugandola con quella della scena costruita. Il mito è anche nel balletto. Ci sarà la prima assoluta della nuova coreografia di Lucinda Childs "Daphnis et Chloé", negli spazi della Stazione Leopolda, in collaborazione con quel festival internazionale dei linguaggi contemporanei che è Fabbrica Europa. E Maurice Béjart con la prima nazionale del suo "La vie du danseur racontée par Zig et Puce".

Sarà anche un Maggio di stelle?
Abbiamo i maggiori interpreti, Juha Uusitalo come Wotan, la nuovissima Brunilde di Jennifer Wilson, Peter Seiffert come Siegmund. Daniela Barcellona sarà Orfeo nell'Orfeo e Euridice diretto da Muti, Andrea Rost Euridice. E solisti come il violinista Leonidas Kavakos e il pianista Fazil Say, tutti e due diretti da Mehta. Ma questo sarà soprattutto un Maggio di grandi direttori. Zubin Mehta, direttore principale del Maggio dall'86, e dall'anno scorso direttore onorario a vita, così strettamente legato ai destini di questo teatro, realizza il progetto a cui teneva tanto, riproporre a 20 anni di distanza il ciclo della tetralogia wagneriana. Un grande progetto pluriennale coprodotto con il nuovo Palau de les Arts di Valencia. In questa edizione abbiamo in cartellone le prime due giornate, "L'oro del Reno" e la "Walkiria". Mehta dirigerà anche tre concerti, compreso il grande concerto gratuito di chiusura in Piazza della Signoria il 30 giugno. Solista sarà il celebre pianista turco Fazil Say. C'è poi Riccardo Muti che torna a dirigere l'"Orefo e Euridice", stavolta in forma di concerto, dopo la memorabile edizione con la regia di Ronconi e le scene di Pizzi del '76. Abbiamo la prestigiosa presenza di Mariss Jansons alla guida della sua Symphonieorchester des Bayerschen Rundfunk. Ma soprattutto abbiamo un vero e proprio "Progetto Barenboim". Ben 4 appuntamenti, in cui il grande direttore israelo-argentino viene investigato a tutto tondo: come pianista, in un recital da solo dove proporrà Listz, comprese le parafrasi verdiane, come piano solista con l'Orchestra del Maggio, diretto dall'amico di sempre Zubin Mehta, infine in un doppio appuntamento alla guida della sua orchestra, la Staatskapelle Berlin.

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