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La giustizia e le orchidee

di Armando Massarenti

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31 gennaio 1993

Prendendo sul serio la bella immagine su cui Richard Rorty hacostruito il breve schizzo autobiografico che apparira' sul numero 9 della rivista "Iride" _ il titolo e' Trotsky e le orchidee selvatichee ringraziamo l'editore Ponte alle Grazie di Firenze per averceneanticipato il testo _ si puo' dire che, malgrado le intenzioni dellostesso Rorty, Trotsky finisce comunque per ritrovarsi in mezzo alleorchidee. E non solo Trotsky, che qui rappresenta l'idea di giustiziasociale fortemente idealizzata e fondata su verita' certe edefinitive (le orchidee) che con ostinazione Rorty aveva perseguitoin gioventu': ma ogni idea di giustizia, compresa quella assai piu'ragionevole e condivisibile del New Deal alla Dewey e alla Roosevelt,alla quale Rorty dice oggi di aderire con entusiasmo. L'unicadifferenza e' che, mentre nei suoi sogni giovanili la giustizia e leorchidee avrebbero dovuto ritrovarsi, solidali, sul versante delleverita' oggettive e incontrovertibili, alla fine del suo percorsofilosofico si sono trovate invece entrambe sul versante opposto: inun luogo dominato dal soggettivismo, dove contano di piu' i gustidelle argomentazioni. E questo dopo che Rorty, a meta' percorso, siera accorto di quanto fosse ambizioso e impossibile _ secondo leparole di Yates _ cercare di "mantenere in una visione unitaria larealta' e la giustizia".All'inizio Trotsky, il rivoluzionario russo giustiziato da Stalin nel'40, che fuggiasco si era rifugiato per alcuni mesi nella casa deigenitori prima comunisti e poi "trotskysti" di Rorty, nella sua mentedi dodicenne formava istintivamente un'immagine contrastante conquella delle rarissime orchidee che egli amava scovare e classificaretra le rocce del New Jersey. Piu' tardi, quindicenne a Chicago,avrebbe cercato di unire le due cose e da li' sarebbe nato il suointeresse per la filosofia. Le orchidee selvatiche, forse anche perla simbologia sessuale che suggerivano, prima erano percepite come unelemento di trasgressione verso lo stesso Trotsky: una passione,dunque, difficile da ammettere. Ora assumevano invece un significatodiverso. In primo piano passava la loro rarita', la difficolta' ditrovarle, il loro esoterismo: proprio come le verita' e i valoriassoluti su cui ora Rorty, influenzato dall'ambiente intellettuale diChicago e dalla lettura di Platone, voleva fondare la sua idea digiustizia. Scovarli non sarebbe stato facile, ma una volta che vifosse riuscito la soluzione di tutti i problemi, sociali e morali,sarebbe stata a portata di mano. Platone lo aveva convinto checonoscenza e virtu' devono coincidere. L'atteggiamento trasgressivo,tipico degli adolescenti, questa volta si riversava contro ilpragmatista John Dewey, molto ammirato nella sua famiglia, che aChicago veniva criticato per il suo relativismo e per la sua visionefilosofica "poco profonda".Il percorso successivo e' segnato da una graduale demolizione diquesta forma di platonismo e da un ritorno a Dewey. La lettura diHegel, di Proust, dello stesso Dewey, fecero assaporare a Rorty ipiaceri del pluralismo. In Proust ammirava la capacita' di dare ildovuto a ogni forma di vita, "senza sentire il bisogno di legarle conl'aiuto di una fede religiosa o di una teoria filosofica".Sorprendente gli pareva anche la capacita' di Hegel "di tuffarsinell'empirismo, nella tragedia greca, nello storicismo, nellacristianita' e nella fisica newtoniana e di emergere da ognuna diesse del tutto pronto per qualcosa di completamente diverso". Grandemerito di Dewey, infine, sarebbe stato quello di prendere sul serioDarwin e di eliminare da Hegel ogni forma residua di panteismo.Su questa base nascono La filosofia e lo specchio della natura eContingency, Irony and Solidarity, le due opere fondamentali diRorty, in cui egli sostiene che "non c'e' bisogno di tessere insiemel'equivalente personale di Trotsky con l'equivalente personale delleorchidee selvatiche". "Il fatto che abbiamo delle obbligazioni versogli altri _ spiega _ non implica che cio' che si condivide con glialtri sia piu' importante di qualsiasi altra cosa". "L'unica cosa chesi condivide veramente quando si e' consapevoli di tali obbligazionimorali e' la capacita' di provare compassione per le sofferenzealtrui". "Per un pragmatista deweyano come me la storia el'antropologia mostrano a sufficienza che non ci sono punti diriferimento incrollabili e che l'oggettivita' si raggiunge con ilmaggior accordo intersoggettivo possibile". In frasi come queste e'racchiusa la visione pragmatista che Rorty difende contro i suoicritici che, da destra, lo accusano di essere un relativista e diminare le basi morali della societa' americana e, da sinistra, diessere troppo accomodante verso di essa. Accuse spesso ingiuste, seriferite alla sua visione politica. Per Rorty l'America e' "unasocieta' che apre la via a illimitate prospettive democratiche", unbuon esempio "del miglior tipo di societa' finora inventata":continuare la linea del New Deal significa andare verso una"crescente tolleranza e una crescente uguaglianza".Rorty sembra dimenticare pero' le critiche piu' serie al suoatteggiamento filosofico (o post-filosofico): quelle che gli muovonoi filosofi che, come Hilary Putnam, al suo pari si ritengono eredidel pragmatismo. Che cosa significa "il miglior tipo di societa'?".Anche chi condivide in pieno la visione politica di Rorty _ ilpluralismo, la democrazia, la tolleranza _ vorrebbe avere qualchegiustificazione in piu' sulla loro preferibilita' rispetto ad altreposizioni. Non basta avere le idee giuste, bisogna saperleargomentare. Rorty invece le presenta quasi fossero proprieconvinzioni personali: e' come se, avendo scoperto quanto dannosesiano le argomentazioni che pretendono di essere conclusive nonritenesse possibile neppure adottarne di piu' limitate e ragionevoli.Per questo sembra essere semplicemente caduto nella posizione oppostaa quella dei suoi sogni giovanili. Dove le sue orchidee, un po'appassite e molto poco selvatiche, riappaiono sotto forma di gusti:che per definizione, proprio come i valori assoluti, non sidiscutono.

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