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"America!", la pittura senza limiti dell'Ottocento statunitense

di Francesco Prisco

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10 settembre 2007

Galleria fotografica


Cosa conosciamo in Italia della storia della prima potenza economica mondiale, uno Stato giovane eppure continuamente attraversato, in poco più di duecento anni di indipendenza, da tensioni ideologiche, conflitti e germi di rinnovamento? E, ancora, cosa conosciamo della produzione artistica che, in questo breve e tormentato arco di storia, ne ha accompagnato lo sviluppo, sempre all'insegna di passione smisurata e sublime ingenuità creativa? Preziosa occasione per ripercorrere la parabola dell'arte negli Stati Uniti dell'Ottocento è la mostra "America! Storie di pittura dal Nuovo Mondo", in programma al Museo di Santa Giulia di Brescia dal 24 novembre al 4 maggio.
L'epoca presa a riferimento è quella celebrata da tanti film western memorabili e no, ma anche quella che ha prodotto capolavori letterari insuperabili come "La lettera scarlatta" di Nathaniel Howthorne e "Moby Dick" di Herman Melville. L'esposizione curata da Marco Goldin dimostra che quella stessa epoca seppe dire la propria anche nelle arti figurative, proponendo un approccio alla pittura che conservava una propria originalità. Si spazia tra artisti straordinari come Cole, Church e Bierstadt, la cui pittura attiene all'idea del sublime naturale e ad un senso ineludibile di destino che dalla visione si fa subito gesto eroico, racconto, poema ancor più che romanzo. Quanto diversa questa pittura - nel suo desiderio di essere essa stessa, senza mediazioni, spazio descritto - rispetto a quella contemporanea ad esempio francese, nella quale il luogo è quasi sempre il giardino domestico. E anche nelle molte volte in cui non è il giardino, il paesaggio ha comunque una sua connotazione che completamente sfugge alla Wilderness americana. La domesticità della natura impressionista, ma anche della foresta di Barbizon prima, non può che esistere in quel modo perché il confronto è con il luogo indicato da confini. La pittura americana dell'Ottocento vive, invece, il senso dell'assenza del limiti.
E' la prima volta che in Italia viene presentata una mostra così ampia (circa 150 dipinti anche di grande formato) interamente dedicata alla pittura americana del Diciannovesimo secolo. L'esposizione si avvale della collaborazione, in termini di prestiti, di tutti i maggiori musei americani, a cominciare dal Museum of Fine Arts di Boston che invia a Brescia un nutrito gruppo di capolavori, da Thomas Cole fino a Sargent e Whistler. Ma non si può non segnalare la presenza di due tra le maggiori istituzioni americane che promuovono la conoscenza dell'arte americana, come Terra Foundation di Chicago e lo Smithsonian di Washington.
La rassegna si divide in quattro sezioni, tali da consentire di ripercorrere un secolo intero di pittura che porta l'arte del Nuovo Mondo a livelli di incanto e magia assolutamente non immaginabili per il pubblico italiano. Poiché neppure i nomi più celebri (da Cole a Church, da Bierstadt a Heade, e poi al tempo dell'impressionismo d'oltreoceano da Hassam a Cassatt e da Sargent a Whistler) hanno avuto una particolare circolazione nel nostro Paese. Si andrà dalla prima sezione nella quale gli esiti di un paesaggio ancora classicheggiante si mescoleranno – per esempio in Cole, Cropsey, Kensett, Brown Durand – a quelli di una certa scoperta dei grandi spazi della natura incontaminata, che saranno successivamente i grandi protagonisti della seconda sezione, nella quale l'idea del sublime naturale celebrerà i suoi fasti. Dedicata alla Hudson River School, dal nome del grande fiume che è stato una sorta di whitmaniana madre per tanti pittori, vedrà entrare in scena Church, Bierstadt, Heade, Hugh Lane, Gifford, ancora Kensett, Inness e altri ancora, intenti a celebrare la vastità del nuovo mondo, con luci ancestrali che non hanno eguali nella pittura di tutti i tempi. A una terza sezione in cui alcuni tra i pittori americani si misurano con il loro "Viaggio in Italia" caratteristico anche di tanti artisti europei, farà seguito, in conclusione, un'ampia parte dedicata al cosiddetto impressionismo americano, entro i cui termini si sviluppano i legami anche con l'impressionismo francese, che vede Mary Cassatt naturalmente in primo piano. Una curiosità: sarà in mostra persino una delle diligenze utilizzate da Buffalo Bill, in prestito dal Buffalo Bill Historical Center di Cody, Wyoming.

"America! Storie di pittura dal Nuovo Mondo"
Brescia, Museo di Santa Giulia
Dal 24 novembre 2007 al 4 maggio 2008
A cura di Marco Goldin
Per informazioni:
www.lineadombra.it
www.santagiulia.info

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