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Il neofuturismo di Daniel Schinasi

di Marco Barbonaglia

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5 ottobre 2007

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Correva il 1909, più precisamente il 20 febbraio, quando Le Figaro pubblicò, in prima pagina, il Manifesto del Futurismo firmato da un gruppo di italiani, tra i quali Filippo Tommaso Marinetti e Umberto Boccioni. L'arte, si diceva , doveva esaltare il movimento, il modernismo, la tecnologia, la velocità.
Sessantun anni dopo, un altro italiano scelse ancora una volta la capitale francese per lanciare il suo manifesto del Neofuturismo. Nel '70, Daniel Schinasi partì infatti per Parigi, per propugnare la sua idea di arte. Una concezione che riprende alcuni temi del futurismo ma che, rispetto al movimento originale, presenta alcune differenze sostanziali. "Non più esaltazione della macchina-dice Schinasi- non più scomposizione/deformazione esasperata dell'oggetto e dell'immagine dell'uomo. L'uomo e la natura riacquistano il loro aspetto naturale con solenne ed assoluta dimensione umana. La luce in movimento nasce dall'uomo e dalla natura e crea il dinamismo nell'opera". Se nel movimento di Boccioni e Marinetti il modernismo è assunto a dogma assoluto, in grado di trasformare le macchine e i mezzi di trasporto in veri e propri miti, per Schinasi la sfida è, invece, quella di rappresentare un mondo dove l'uomo possa restare integro e perfino aspirare a qualche forma di saggezza. Per fare questo, è necessario, però, che eviti di muoversi con la frenesia tipica della società di consumi. L'artista rifiuta quindi di cadere "nella trappola del progresso a tutti i costi" propria del futurismo. Il suo movimento trasmette, insomma, un messaggio di speranza.
In antitesi, poi, all' odiosa evocazione della guerra ( come "sola igiene del mondo") di Marinetti e soci, la sua è un'invocazione pittorica alla pace. Nelle sue tele il movimento e i colore invitano alla scoperta di un autore con alle spalle una lunga e prestigiosa carriera, durante la quale ha realizzato più di 300 mostre in tutto il mondo.
L'ultima,in ordine di tempo, è allestita a Madrid, presso l'Istituto Italiano di cultura. L'esposizione, intitolata Neofuturismo e Neoumanesimo: il ritorno di un sefardita, comprende una cinquantina di opere, tra disegni e dipinti, e rimarrà aperta al pubblico fino al 19 ottobre. Nei quadri di Daniel Schinasi, l'uomo e la natura convivono in perfetta armonia. Il suo Neofuturismo, attraverso la raffigurazione di una dimensione "umana" dello spazio, si avvicina quindi anche all'universo concettuale e simbolico dell'Umanesimo e del Rinascimento. Da qui il titolo della mostra.
Nato nel 1933 ad Alessandria d'Egitto da una famiglia sefardita di origine ispano-livornese, oggi Schinasi vive a Nizza. Qui, come a Zurigo, a Pisa e a Tel Aviv, è stato incaricato di realizzare grandi murali.
L'Istituto italiano di cultura di Madrid è la prima tappa di questa esposizione itinerante che viaggerà tra varie città spagnole, francesi, italiane e che dovrebbe arrivare fino in Israele, Stati Uniti e Nuova Zelanda. Quasi a ripercorrere gli spostamenti che hanno portato l'artista dall'Egitto alla Toscana e poi alla Francia, alla Spagna e in Israele. Una mostra importante, che svela l'arte di un pittore maturo, di esperienza internazionale. Un artista capace di legare il presente al passato,attraverso un messaggio di grande umanità, creando un universo nel quale gli ideali dell'umanesimo sono collegati da un ponte invisibile al dinamismo di un nuovo futurismo.

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