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Battuta all'asta a Parigi la collezione di Alan Delon

di Lidia La Bianca

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La settimana parigina dedicata all'arte, si è aperta il 15 sera nella prestigiosa sede dell'avenue Montaigne della casa d'aste Drouot, nel cuore della capitale chic. La vendita, diretta da Arnaud Cornette de Saint Cyr, figlio del "martello" storico Pierre Cornette de Saint Cyr, presentava la collezione dell'attore Alain Delon, comprendente 40 opere della seconda Ecole de Paris e alcuni capolavori del gruppo Cobra. Una folla ha riempito le sale: molti francesi, numerosi stranieri, collezionisti e galleristi ma anche parecchi curiosi attirati più dalla fama dell'attore che dalla qualità delle opere in vendita. «Non si vedeva una partecipazione così grande dall'ultima asta su Maria Callas» ha dichiarato uno degli organizzatori. Rimaste lontane dal grande pubblico per diversi anni, alcune di queste opere appartenenti all'attore-collezionista, erano state proposte lo scorso maggio in occasione di una mostra, letteralmente presa d'assalto, organizzata presso la galleria Applicat-Prazan della rue de Seine. All'epoca la possibilità di separarsi dalle proprie opere sembrava molto lontana dalle intenzioni di Delon. La decisione è venuta poco dopo.
L'asta è stata affidata direttamente, a titolo personale e in nome di un'amicizia decennale, a Pierre Cornette de Saint Cyr e ai suoi figli. I motivi della decisione di Delon sembrano essere del tutto personali, legati alla volontà, in futuro, di evitare di fare cadere i frutti della propria passione in un processo di «vendita postuma». Interessanti fin dalla vigilia le previsioni di vendita: le stime variavano fra i 4,8 e i 6,3 milioni di euro. Ma quanto l'effetto Delon è stato determinante fra gli acquirenti? E quale mercato esiste per gli autori proposti all'asta?
Alcuni precedenti parlavano chiaro: a Parigi, nel luglio 2006, Pierre Soulages raggiungeva il suo record con un dipinto che, partito da una stima di 300-400 mila euro, ha toccato quota un 1,2 milioni. Stessa sorte, nel novembre 2006, per una tavola di Riopelle che, a Vancouver, aveva superato il milione di euro.
Il risultato della vendita è stato degno di nota: 8 milioni 740mila euro, spese comprese. La battuta più elevata, come da previsioni, se l'è aggiudicata il quadro «La vallée de l'oiseau» di Jean Paul Riopelle (750.000 euro), seguito da «Peinture 89x116 cm, 25 mai 1954» di Pierre Soulages che ha toccato quota 660.000 euro e da «La famille» di Karel Appel aggiudicato a 550.000 euro.
Interessante il risultato di alcune opere considerati "minori" che, in alcuni casi, hanno visto addirittura triplicata o quadruplicata la quotazione massima iniziale. È stato il caso «Composition», circa 1940, di Geer Van Velde (125.000 euro), «Louis XIV» (38.000 euro) e «Composition», 1950 (51.000 euro, contro i 6.000 massimi iniziali) di Oscar Gauthier.
Due le opere andate a collezionisti italiani, collegati con la sala via telefono: «Bêtes jaunes», 1951-1953, di Asger Jorn (85.000 euro) e «Nature morte» di Henri Goetz (11.500) euro. Nota di colore, l'acquisto di «Tentenkamp», 1952, di Eugène Brands (6.500 euro) da parte di una bambina presente in sala.
La vendita ha risposto all'andamento degli ultimi anni che ha visto un incremento di circa il 30% del prezzo di vendita delle opere proposte.
Quale il profilo degli acquirenti? «Collezionisti che non seguono la moda del momento (gli artisti proposti fanno già parte della storia dell'Arte), persone di una certa età che già conoscono e stimano i pittori dell'Ecole de Paris e di Cobra, ma anche giovani con una forte sensibilità pittorica, sedotti dal lirismo delle opere» ha affermato Arnaud Cornette de Saint Cyr.
L'asta ben risponde al desiderio del mondo parigino dell'arte di ritrovare quell'appeal e quelle qualità che ne gli ultimi anni gli sono stati sottratti da Londra e New York.
Nata all'indomani della seconda guerra mondiale, l'Ecole de Paris fa propria la lezione di Kandinsky sul concetto di astratto ma gli dona nuovo vigore e calore. Attraverso un approccio pittorico fisico, gli artisti del gruppo sono legati agli Espressionisti astratti americani (Pollock, De Kooning), ma se ne differenziano per il forte utilizzo della luce. In ognuno di essi, poi, il tratto si fa rivelatore di una poesia individuale: il segno in Degottex (all'asta, «Antee III», 1956), l'automatismo in Schneider (proposto «Opus 85 D», 1960), la liquefazione in Lanskoy («L'entassement des oranges», 1969) la laconicità in Hartung («T 1949- 10», 1949), l'origine in Dubuffet («L'ombre du soir», 1953), la tensione in De Staël («Nature morte au poelon», 1955), il "velouté" in Soulages («Peinture 89 x 116 cm, 25 mai», 1950), il caos in Riopelle («La vallée de l'oiseau»), il labirinto in Viera da Silva («Ruines d'Asie Mineure», 1962) e così via. E in tutti, celato nel pudore dell'astrattismo, il sentimento.
L'8 novembre 1948 segna la nascita, a Parigi, del movimento Cobra, il cui nome è l'acronimo di Copenaghen, Bruxelles e Amsterdam, le città di cui sono originari i fondatori: Dotremont, Calonne, Jotn, Noiret, Appel, Corneillr, Constant, Alechinsky, Nieuwenhuys, Bury, Heerup, Jacobsen, Pedersen, Doucet e Atlan. Il movimento si rifà all'arte popolare nordica, all'arte primitiva, all'espressionismo e ai disegni dei bambini. Ostili al Surrealismo (benché vicini per quanto riguarda l'automatismo e l'appartenenza al comunismo), gli aderenti al gruppo privilegiano l'immaginazione al sogno e si professano eredi di Bachelard per quanto riguarda la psicanalisi dell'immaginario creativo e degli elementi fondamentali (terra, acqua e fuoco). A capo dell'atto creativo, un'affermazione violenta del colore della libertà attraverso un utilizzo spontaneo e sperimentale delle linee. Il movimento ha vita breve e vede la sua fine esattamente tre anni dopo in seguito a un'ultima mostra organizzata a Liegi da Alechinsky.

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