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Un "legionario" con la macchina fotografica

di Andrea Di Michele

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29 ottobre 2007


Le immagini che qui si presentano hanno tutte la medesima origine, sono cioè la riproduzione di fotografie scattate da un soldato italiano che prese parte alla Guerra civile spagnola (1936-39) nelle fila del Corpo Truppe Volontarie (CTV) inviato da Mussolini a sostegno del golpe nazionalista. L'uomo che le ha scattate, un tenente dell'esercito italiano, si chiamava Guglielmo Sandri, ma anche Wilhelm Schrefler. La sua storia e quella delle sue fotografie merita di essere raccontata. (Le foto sono in mostra presso la Libera Università di Bolzano dal 5 al 23 novembre 2007).
Il ritrovamento delle sue foto è avvenuto per caso e in maniera del tutto fortunosa nel 1992 a Vipiteno, paese posto a una decina di chilometri a sud della frontiera italo-austriaca del Brennero. Una giovane del luogo, Samantha Schneider, le ha salvate da distruzione certa recuperandole da una cassa di legno abbandonata a fianco ad un bidone dei rifiuti. All'interno della cassa vi erano più di 4.000 fotografie, prive di qualsiasi indicazione sul loro autore. Alla fine del 2004 il fondo fotografico è stato acquisito dall'Archivio provinciale di Bolzano.
Per la sua collocazione a ridosso del confine di Stato, il paese di Vipiteno è stato in epoca fascista, ma anche in età repubblicana, sede di numerose caserme. Il fatto di aver trovato proprio lì fotografie scattate da un soldato italiano durante una spedizione fascista, lasciava immaginare che l'autore fosse uno dei tanti militari che il Regno d'Italia prima e la Repubblica italiana poi avevano inviato a presidiare il confine. Le ricerche miranti a dare un nome allo sconosciuto fotografo hanno però condotto ad un esito inaspettato.
La ricerca dell'identità del fotografo ha comportato un lavoro lungo quanto appassionante. Prima di tutto un rapido approfondimento, sulla base della peraltro scarsa bibliografia esistente, dei caratteri della partecipazione italiana alla guerra di Spagna, vale a dire dei reparti inviati, delle battaglie combattute, del percorso delle truppe italiane sul suolo iberico. Poi una lettura attenta delle fotografie, dei luoghi, delle divise e dei distintivi dei soldati ritratti, che ha reso possibile comprendere a quale formazione del CTV appartenesse il fotografo e cioè al secondo reggimento della divisione "Littorio". La maggior parte dei suoi commilitoni presenti nelle fotografie indossava infatti mostrine e scudetti che identificavano quella formazione.
Poi, attraverso l'associazione nazionale dei reduci della guerra di Spagna, è avvenuto il contatto con un ex "legionario", Renzo Lodoli, che era stato ufficiale proprio in quel reggimento. Lui ricordava un ufficiale sempre impegnato a scattare fotografie, che parlava il tedesco e che era utilizzato come interprete con i soldati germanici presenti in Spagna a sostegno dei nazionalisti. Dal libro degli ufficiali della divisione "Littorio" ancora in suo possesso, Lodoli è stato in grado di risalire al nome del nostro fotografo, Guglielmo Sandri.
Il passo successivo è stata la consultazione dei fogli matricolari riportanti i dati dei soldati di leva della provincia di Bolzano conservati presso l'Archivio di Stato di Bolzano. Cercando negli elenchi nominativi, a prima vista non è emerso alcun Guglielmo Sandri, il che confermava l'idea che non si trattasse di una persona originaria del Sudtirolo ma di un italiano delle "vecchie province" approdato in provincia di Bolzano da adulto, nel corso della sua carriera militare. Ma questa ipotesi è stata subito smentita da un esame più attento degli elenchi, nei quali il nome Guglielmo Sandri risultava aggiunto successivamente, scritto sopra un nome cancellato, quello di Wilhelm Schrefler.
Ulteriori ricerche hanno consentito di chiarire come Wilhelm Schrefler e Guglielmo Sandri fossero la stessa persona e di ricostruire la biografia del nostro fotografo, che si intreccia in maniera avvincente con le vicende dei conflitti bellici che hanno devastato l'Europa tra anni trenta e quaranta, ma anche con la storia del piccolo Sudtirolo nei suoi passaggi cruciali lungo i primi decenni del secolo scorso.
Wilhelm Schrefler era nato a Merano il 12 febbraio 1905 da genitori provenienti dall'Alta Austria (Oberösterreich), quando ancora Merano e tutto il Sudtirolo appartenevano all'Impero austro-ungarico. Una volta identificato il fotografato è stato possibile contattare i suoi parenti che, ignari del fatto che dopo la morte della moglie di Sandri i padroni di casa avessero gettato le fotografie, conservavano ancora con cura tutti i suoi negativi. Oggi anche quei negativi sono presso l'Archivio provinciale di Bolzano e documentano non solo l'avventura spagnola, ma anche la precedente vita militare di Guglielmo Sandri in diverse città italiane, nonché la sua successiva esperienza bellica in Jugoslavia e in Africa del Nord durante la seconda guerra mondiale.
Alla fine della spedizione spagnola, Sandri continuò a far parte dell'esercito italiano. Lo attendeva la seconda guerra mondiale, che lo avrebbe visto prima sul fronte italo-francese, poi in Jugoslavia e infine in Africa settentrionale. Una grave ferita subita ad El Alamein nell'ottobre 1942 avrebbe segnato la fine della sua guerra e l'inizio di anni di calvario da un ospedale militare all'altro fino alla fine del 1949 con la collocazione in congedo per infermità dovuta alle ferite di guerra. A partire da quel momento la sua vita sarebbe proseguita prima a Bologna, la città della moglie Norma Pezzoli, poi di nuovo a Vipiteno, dove lavorò molti anni presso la locale Azienda turistica. Qui, dove buona parte della popolazione lo riteneva un italiano con un'insolita capacità di parlare in tedesco, Sandri visse fino alla sua morte, il 24 giugno 1979.
Il fondo fotografico Wilhelm Schrefler/Guglielmo Sandri
Uno degli interrogativi posti dalle foto di Sandri è se si tratti di foto "ufficiali" o private, se cioè la sua indefessa attività di fotografo sia stata motivata da un suo interesse personale o da un incarico ufficiale attribuitogli dalle autorità militari. Diversi elementi fanno ritenere che le foto siano esclusivamente frutto di una sua iniziativa personale: negli archivi militari italiani non vi è traccia delle fotografie scattate da Sandri; egli poté portare a casa il frutto del proprio lavoro, negativi compresi, cosa impossibile da immaginarsi nel caso di un incarico ufficiale per conto dell'esercito.


Il fondo fotografico lasciatoci da Guglielmo Sandri è un esempio delle profonde modificazioni che interessarono la fotografia proprio negli anni della guerra civile spagnola.
Il suo duplice carattere di accesissima guerra ideologica ma anche di guerra internazionale comportò un impegno straordinario di tutte le parti in campo sul fronte della propaganda e dei mezzi di comunicazione. I due schieramenti utilizzarono diffusamente cinema, fotografie, rotocalchi per mostrare le responsabilità e le atrocità della parte avversa. Schiere di giornalisti e di fotografi si unirono agli eserciti in lotta, rappresentando un elemento essenziale della guerra di propaganda. Il materiale audiovisivo prodotto in veste ufficiale sia da parte repubblicana che da parte nazionalista fu enorme.

Sono ben pochi gli italiani a sapere che furono più di 70.000 i loro connazionali che inquadrati nell'esercito o nella milizia fascista si avvicendarono in Spagna per sostenere i nazionalisti, giocando un ruolo non irrilevante nel determinare l'esito di una sanguinosa guerra civile. Assai più conosciuto è l'intervento dei volontari italiani nelle file repubblicane, anche se ovviamente fu numericamente assai più contenuto. A livello di coscienza collettiva si tende ancora a sottovalutare il livello dell'aggressività e dell'interventismo fascista a livello internazionale, le mire espansionistiche dell'Italia fascista e le sue velleità di imporsi come grande potenza sullo scacchiere europeo. Ciò si accompagna nell'opinione pubblica italiana ad un'immagine del fascismo come autoritarismo moderato, spesso rappresentato con toni indulgenti che sottolineano le differenze con il nazismo tedesco senza tener conto delle analogie. Ma l'aggressione all'Etiopia (1935-36), la partecipazione alla guerra civile spagnola (1936-39) e la conquista dell'Albania (aprile 1939) mostrano invece un'Italia assai aggressiva sul piano internazionale e rappresentano momenti importanti di quell'attacco all'ordine europeo che sarebbe culminato nella seconda guerra mondiale.
Le fotografie che ci ha lasciato Guglielmo Sandri possono dunque servire anche a riportare alla luce in Italia una pagina poco conosciuta della sua storia.


Andrea Di Michele
Archivio Provinciale di Bolzano/Südtiroler Landesarchiv

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