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La Divina Commedia versione musical

di Giuseppe Distefano

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11 GENNAIO 2008
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Benigni ha spianato la strada con le sue letture della Divina Commedia, rendendola più popolare. Sulla sua scia sta riscuotendo un grande successo il musical "La Divina Commedia. L'Opera", sottotitolo "L'uomo che cerca l'Amore". Emblematico forse di una sete di spettacoli che abbiano contenuti spirituali da trasmettere. E Dante sicuramente ne ha. Veicolarli attraverso i mezzi della spettacolarità per arrivare a colpire il cuore, è quanto hanno saputo fare i registi Elisabetta Marchetti e Daniele Falleri, complice la complessa partitura musicale -- dal gregoriano al rock, al pop, al jazz – del compositore e ideatore dell'intero progetto Marco Frisina, su testi riscritti da Gianmario Pagano.
Su un enorme anello ruotante, tra gigantesche immagini multimediali che descrivono la discesa all'Inferno, quindi la risalita verso il Purgatorio e l'ascesa in Paradiso di Dante dopo aver ritrovato l'amata Beatrice, si dipana un viaggio tra reale e virtuale: il viaggio di un uomo nel proprio "inferno" interiore per giungere, attraverso una sofferta purificazione, alla conquista di quell'Amore che muove l'universo e il cuore dell'uomo.
Siamo di fronte, finalmente, ad un vero e proprio musical made in Italy. Un kolossal capace di competere a testa alta con la migliore produzione di Broadway. Sia per qualità artistica, che per spettacolarità e tecnologia. E per numeri. Non solo quelli riguardanti la quantità di mezzi (un'imponente teatrotenda itinerante che ospita 2.500 spettatori a serata), di cast (24 cantanti, 20 ballerini e 10 acrobati vestiti da una produzione di 600 costumi, con le creazioni fantastiche del premio Oscar Carlo Rambaldi), e altre cifre che si potrebbero sommare – come l'utilizzo, per l'imponente scenografia, di quattro videoproiettori di cui uno da 30.000 ansilumen, unico spettacolo in Italia ad utilizzarlo -. Ma soprattutto per l'enorme affluenza di pubblico. Oltre 50mila gli spettatori che dal debutto di fine novembre ad oggi vi hanno assistito; e 60mila gli studenti già prenotati da tutta Italia. Insomma una produzione artistica rappresentativa della cultura italiana di cui andar fieri. E tali lo sono gli autori e i produttori del progetto. Come il presidente della "Nova Ars" Gabriele Gravina che abbiamo intervistato assieme alla regista.

Cosa l'ha entusiasmato di questo progetto?
Di sicuro, il tentativo di far vivere un'opera così importante che ritengo la massima espressione dell'identità culturale italiana nel mondo, considerando anche il fatto che si tratta di un'opera letteraria mai realizzata sotto il profilo teatrale-musicale. Significativo, e per me gratificante, è soprattutto vedere il riscontro da parte dei giovani. Nelle matinèe per le scuole i ragazzi arrivano come se andassero allo stadio, poi pian piano per le due ore e quaranta rimangono completamente immobili a seguire lo spettacolo, ed escono con una trasformazione che gli si legge sul volto più disteso.

Lei ha visto lo spettacolo per la prima volta all'anteprima e non è mai intervenuto in corso di lavorazione, senza aver condizionato, come invece spesso accade, le scelte artistiche. Si è fidato ciecamente del team…
Avendo avuto modo di operare in diversi settori ho visto che la forma di collaborazione, l'idea di squadra, la forza del gruppo, è quella che ha dato sempre il risultato migliore, la formula vincente. E questo credo sia avvenuto anche nel nostro caso, nel vedere dei professionisti lavorare insieme al progetto con grande passione e senza altri interessi. Una dedizione che, ancora adesso a spettacolo iniziato, continua a trasmettersi.

Elisabetta Marchetti, come si è preparata per intraprendere questo viaggio dantesco?
Anzitutto credo sia stato Dante a stimolare questo coinvolgimento di tutti di cui parlava Gravina. Per quanto mi riguarda nell'averlo dovuto approfondire per necessità mi sono resa conto di quanto amore egli abbia messo in quello che ha scritto. Il suo è il fuoco dell'umanità. Questo suo trasporto ha stimolato anche me, facendomi crescere e capire come lasciarmi il cuore sempre aperto per affrontare la vita con onestà professionale e intellettuale. Sono convinta che è stato lui a far da catalizzatore fra le persone che lo abbiamo seguito e ci siamo messi al suo servizio.

Lei viene dalla fiction televisiva e questo è il suo primo lavoro teatrale. Ha avuto difficoltà nell'approccio con un diverso linguaggio espressivo?
Sinceramente no, né coi cantanti, né con i ballerini. Non c'è stata differenza nel dirigerli. Per farli muovere ho sfruttato oltre all'immenso palcoscenico tutto l'ambiente, dalla platea ai corridoi centrale e laterali. E' stato un lavoro totalizzante. A differenza di quello che succede ad un regista di cinema che segue il film dal concepimento fino al giorno della messa in onda dopodiché non gli appartiene più, per me ora, anche se il musical ha debuttato da un mese e mezzo, non riesco ad abbandonarlo. Per me rappresenta il set vivo ancora aperto, che può essere ulteriormente calibrato, aggiustato, e dove posso continuare a dialogare con gli attori.

La regìa è firmata anche da Daniele Falleri. Com'è stato lavorare a quattro mani?Un'esperienza bellissima, un altro miracolo di questo progetto. Tutti - per primi gli addetti ai lavori, compresi l'organizzatore e il direttore di scena che sono addentro al mondo del musical avendo lavorato a Notre Dame de Paris, Tosca, Giulietta e Romeo - avevano scommesso che prima o poi avremmo litigato, e che ci sarebbero stati grossi problemi. Fino a quando tutti hanno visto che si può collaborare al servizio del prodotto se c'è da entrambi le parti la disponibilità e la volontà.

Se non sbaglio è stato invece Frisina a proporre a lei la regìa del musical...
Conosco Marco da oltre dodici anni per aver lavorato insieme per tanti film, lui come compositore, io dapprima come montatrice poi come regista, e avevamo entrambi il sogno di fare un musical insieme. Fin quando, a distanza di qualche anno, mi arriva la sua proposta di fare la regia della Divina Commedia, che lui aveva già iniziato a musicare. Risposi di no perchè mi sembrava un'impresa troppo ardua per me e per la quale mi sentivo inadatta. Ma è stata proprio questa mio senso di inadeguatezza a farlo insistere, fino a convincermi.

Cosa le ha insegnato questa esperienza?
Mi ha confermato delle intuizioni che avevo circa le domande che mi pongo tutti i giorni su come lavorare nella mia professione e sul come essere in quanto persona. Mi ha insegnato quanto sia fondamentale l'essere veri. Ma ad avermi arricchito tantissimo è stato Dante. Una folgorazione! Una frase mi ha ossessionato in maniera positiva per giorni e giorni: "Non vi accorgete voi che noi siam vermi nati a formare l'angelica farfalla?". Quando affrontavo le difficoltà – e ce ne sono state moltissime - mi ritornava in mente… mi ha aiutato per lavorare meglio.

"La Divina Commedia. L'Opera". Musiche Marco Frisina, libretto Gianmario Pagano, regia teatrale Elisabetta Marchetti e Daniele Falleri, projection designer Paolo Miccichè, coreografie Anna Cuocolo e Francesca Romana Di Maio, costumi Alberto Spiazzi, light designer Maurizio Montobbio. Dante/ Vittorio Matteucci. Roma, Teatro Divina Commedia, Tor Vergata. Fino al 24 febbraio. Infoline tel.06.3721269 – 37358824 fax 06.37359881 www.ladivinacommediaopera.it

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