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Elfriede Jelinek, il Nobel che preferisce il web

di Flavia Foradini

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16 febbraio 2008

È quasi la prima volta che ho osato parlare di me stessa e dire "Io". Nei miei testi di solito ho sempre fatto largo uso di una maschera». Parla del suo nuovo libro, Elfriede Jelinek, un "Privatroman", un romanzo "privato" che esiste ma non vedrà la luce delle librerie, perché non verrà impresso sulla carta: «Mai», dice risoluta la più seguita e apprezzata scrittrice austriaca, vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura 2004 per la sua capacità di scardinare con il suo favoloso virtuosismo linguistico i clichés della società dei consumi, gli infingimenti dei media, le ipocrisie della retorica politica. Neid (invidia), lo si può leggere soltanto in tedesco e soltanto sul sito della scrittrice austriaca, dove ha fatto capolino la primavera scorsa con un primo capitolo, cui ne hanno fatto seguito altri tre. (Ne aveva dato notizia, su queste pagine, Stefano Salis il 15 luglio 2007).
Contrariamente ad altri esperimenti di questo tipo, compiuti da autori di bestseller internazionali, per chi in internet apre www.elfriedejelinek.com la lettura è del tutto gratuita: «Volevo che fosse un accesso libero. Se a qualcuno poi il mio romanzo non piace, con un clic se ne può allontanare senza lasciare traccia».
Fra poco sul sito vi sarà anche l'ultimo capitolo, il quinto, già pronto ma in attesa di un'ultima correzione di bozze che potrebbero tuttavia non essere quelle definitive: «Questo tipo di pubblicazione è anche una chance per poter intervenire successivamente su un testo. In questo modo un'opera è per così dire perennemente incompiuta, sempre in progress, anche se non è un cantiere del tutto aperto. Ma potrei fare piccoli cambiamenti».
Dopo aver affrontato nel 1989 il tema della lussuria nel suo romanzo più apprezzato dal pubblico (La voglia, Sperling & Kupfer), nel 2000 quello dell'avidità (Voracità, Frassinelli), e dopo essersi immersa ripetutamente per sette anni nel mondo del teatro, da ultimo con uno scioccante testo sulla tratta delle donne da avviare alla prostituzione, presentato di recente al Burgtheater (Über Tiere, Sulle bestie), la Jelinek rivolge la sua attenzione a un altro vizio capitale, pur dichiarando di sentire di più per sé quello dell'accidia, il suo «vizio preferito, quello che capisco di più».
E come per La pianista (Einaudi), interpretato sul grande schermo da Isabelle Huppert, il suo nuovo testo ha come figura centrale una musicista, che può essere letta come un alter ego dell'autrice, pluridiplomata al conservatorio di Vienna dopo lunghi e sofferti anni di studio. Una protagonista che, racconta la narratrice, fisicamente non le assomiglia, ma non è nemmeno "dissimile" da lei; che come lei abita in periferia, e che è, con un gioco di parole, «mein altes Ego» (il mio vecchio Io). Assieme alla vita privata della maestra di violino Brigitte K., tornano nel nuovo romanzo le allusioni al mondo della politica austriaca, dell'economia, dei media, in un caleidoscopico sguardo sulla realtà.
Quello del suo nuovo romanzo reale e immateriale al tempo stesso, illustrato sul sito dall'immagine del celebre dipinto di Hieronymus Bosch sui sette peccati capitali, è un esperimento che Elfriede Jelinek dichiara riuscito: «Io non sono mai soddisfatta, ma alla fine è diventato ciò che volevo. Forse volevo qualcosa di sbagliato, ma questo è il rischio che mi ero assunta, e nessun lettore e lettrice deve pagare per leggere qualcosa che poi magari non vuole più. Le reazioni non mi interessano. Le pressioni del mercato io non le ho mai avvertite o non le ho mai volute avvertire, non mi sono mai lasciata influenzare. Però se si produce un libro, ci si consegna al pubblico. Consegnandosi completamente alla rete invece non ci si consegna a nessuno, si può scomparire dietro a un testo». Nella rete la sessantunenne autrice è presente dal 1998 con un proprio sito, che costantemente aggiorna e dove di recente ha anche pubblicato una sorta di curriculum narrato, perché era «veramente stufa» di essere definita stiriana, lei che, viennese, nei monti della regione di Graz ci è nata per puro caso. E da ultimo vi ha immesso anche uno accorato sfogo personale («Avete un bel dire, voi!»), a conferma della sua nuova apertura verso un io più esposto, che confessa le proprie invincibili paure e il proprio ateismo e parla di sé al passato: «Se quand'ero in vita avessi saputo...».
Come sempre sul filo del paradosso, il debutto sul web deciso dalla Jelinek è tuttavia al tempo stesso una sottrazione: la nuova torre d'avorio in cui si presenta al mondo è trasparente, ma senza porte o finestre, l'autrice è più che mai intangibile, in risposta a un'esigenza ormai imperativa e irrinunciabile.
Già nel 2004, in occasione del conferimento del Premio Nobel, invece di recarsi di persona a Stoccolma, aveva inviato un video con un discorso di ringraziamento registrato. Ma mentre fino a qualche tempo fa almeno in patria l'autrice partecipava con regolarità alla vita culturale e politica e a Vienna la si poteva incontrare in una manifestazione antihaideriana sulla piazza degli Eroi o la si poteva vedere addirittura incedere ironica sulla passerella di una sfilata di moda del Museo di Arti applicate, ora le sue apparizioni sono più che rare, per via di un'affezione psichica di cui non intende parlare: «Non mi faccio quasi più vedere in pubblico, come persona io non esisto più da un pezzo. È bello vivere e allo stesso tempo non dover più esistere come persona, o farlo solo di nascosto e poter osservare». Un processo doloroso e inarrestabile, che tuttavia per la scrittrice ha sortito un nuovo, positivo cammino personale: «Proprio la consapevolezza di non dover essere ma di poter scrivere e poter mettere ciò che scrivo a disposizione della gente, mi ha guadagnato il mio vero metodo letterario, o quantomeno sono sulla strada giusta per arrivarvi. Ora posso parlare anche di cose molto intime, il che non sarei mai riuscita a fare in un libro, perché l'avrei considerato un'indiscrezione. E sto sviluppando un metodo estetico per questo tipo di scrittura, che unisce il blog, l'effimero e la concisione, a un'alta densità letteraria».
Ecco perché la Jelinek ci dice di non voler più tornare all'editoria tradizionale: «Col web non devo niente a nessuno e nessuno deve nulla a me e questo mi dà piena libertà. Naturalmente anche il premio Nobel me lo consente, solo dopo averlo vinto posso permettermi finanziariamente di regalare la mia letteratura».

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