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Teatro / «Prévert mon ami», di Filippo Crivelli

di Elisabetta Dente

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Prévert e quel verso – Questo amore – sono un tutt'uno inscindibile. Amore è la prima parola che viene alla mente, amore celebrato, amore invocato, amore adulto, amore bambino, amore salvifico, amore universale. Letto, recitato, cantato, è il sentimento che inonda da subito lo spazio di libertà che è il capannone di «Vapori zerootto».
Ad abitare la scena sono stavolta le immagini e un pianoforte. Foto della Parigi che Jacques Prévert amava e della gente, apparentemente comune, ma in realtà straordinaria. E la musica, a tratti così difficile da cantare o da sussurrare, ma indispensabile supporto ai suoi versi. Prévert mon ami, un omaggio all'artista a trent'anni dalla morte, sembra quasi un gioco di specchi, un calembour articolato in un montaggio di pensieri, parole e figure. C'è il teatro, ci sono le avanguardie, c'è persino la contestazione ante litteram quando Prévert, poco più che un ragazzo, si schierava contro l'inutilità e l'insensatezza della guerra, e c'è pure l'impegno quando Prévert trentenne vuole dare vita a un teatro sociale.
Se a prima vista poteva sembrare impossibile dare conto in un'ora e venti minuti di un autore così poliedrico, Filippo Crivelli e Mario Cei ci hanno provato accostandosi a lui con rigore e rispetto. Con il consueto stile, Cei entra in punti di piedi, ma con voce sicura, nell'universo poetico di casa Prévert dove negli Anni Venti si respirava aria di ricerca e di sperimentazione nel cinema, nella musica, nell'arte. Alessandro Sironi al piano dà un contributo personale inserendo sulle note di Kosma o di Crolla le proprie.
Dallo schermo ci guardano i volti di Jean-Louis Barrault in Les enfants du paradis e di Yves Montand in Les portes de la nuit. Come non ricordare l'inquadratura di un tappeto di foglie e ripensare a ieri?
Di tanta produzione Mario Cei traccia un consuntivo – 55 film e 21 canzoni –, senza contare i disegni, i collage, i testi per bambini o, semplicemente, i pensieri, portati al successo da Les Fréres Jacques, clown inimitabili ma tanto imitati.
La libertà vola sulle ali dell'uccello protagonista di più di una poesia; l'anarchia è presente nelle parole di protesta contro l'ingiustizia; Quelli che, più volte ripresa, ricordiamo, fra gli altri, anche da Enzo Jannacci, è l'invettiva contro gli anacronismi del quotidiano e del costume.
Prévert è più attuale che mai, a quarant'anni dal Sessantotto: quel «Alzati subito, tendici la mano e salvaci» Mario Cei non potrebbe renderlo in forma migliore. Con generosa partecipazione e senza risparmiarsi mai, come in tutto lo spettacolo. Chapeau bas.

«Prévert mon ami», di Filippo Crivelli, con Mario Cei, regia di Filippo Crivelli, al Teatro Filodrammatici Fabbrica del Vapore di Milano, fino al 9 marzo; poi, in tournée.

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