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Rage Against The Machine, la band che fece chiudere Wall Street

di Michele Monteverdi

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19 GIUGNO 2008
Zak De La Rocha, leader dei Rage Against The Machine
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Mercoledì 26 gennaio 2000, alle 14.52, la Borsa di Wall Street fu costretta a chiudere i battenti. Non per colpa di cataclismi, attentati, crisi economiche o scioperi selvaggi. La causa della serrata aveva un nome preciso: Rage Against the Machine. Giunta all'apice del successo, la band, capitanata dal rapper di origine messicana Zak De La Rocha e dal chitarrista newyorkese Tom Morello, voleva a ogni costo suonare il proprio "rock anticapitalista" di fronte al tempio della finanza mondiale. A maggior ragione dopo che le autorità municipali avevano proibito l'esibizione. Il blitz fu un successo. La folla, radunatasi a guardare il concerto improvvisato attorno alla statua di George Washington, fu tale che, prima di essere dispersa dalla polizia, costrinse Wall Street ad abbassare le saracinesche. Motivi di ordine pubblico. Dalla performance il regista Michel Gondry, coadiuvato da Michael Moore (che al termine delle riprese venne pure arrestato), ricavò il video per il singolo Sleep now in the fire, estratto da The battle of Los Angeles (1999), terzo album dei Rage.
Dopo un divorzio durato sette anni, il 29 aprile del 2007 Tom Morello e soci si sono ufficialmente riuniti. Dalle nostre parti si sono fatti vivi sabato 14 giugno, allo stadio Braglia di Modena, nell'unica tappa italiana del nuovo tour, davanti a non meno di 20 mila fan che parevano in contemplazione della Madonna, scaldati a dovere dalle esibizioni di Linea77 e Gallows. Del resto, i Rage sono una specie di leggenda del rap-core, miscuglio di hip hop e hard rock con smaccate tenedenze heavy. È grazie al successo del loro album d'esordio, l'omonimo "Rage Against the Machine" uscito nel 1992, che si è aperta la strada a band come Limp Bizkit e Linkin Park. I Rage sono però un'altra cosa. Prima di loro, altri avevano provato a mescolare rock e hip hop: si pensi alla "Walk this way" degli Aerosmith coverizzata nel 1986 dal combo rap Rum Dmc, oppure a pezzi come "Figh for your right (to party)" e "No Sleep Till Brooklyn" contenute in "License to Ill", album dei Beastie Boys di quello stesso anno prodotto da quel Rick Rubin che, guarda caso, ha messo lo zampino anche in "Renegades", quarto e ultimo disco dei Rage Against the Machine (2000). La band di Morello e De La Rocha (gli altri componenti sono Tim Commerford al basso e Brad Wilk alla batteria) è stata però unica nello sfruttare a pieno le potenzialità espressive e di denuncia sociale insite nei due generi, intigendole con la furia selvaggia di un garage rock sessantottino in perfetto stile Mc5. Tanto che brani come "Killing in the name", Guerilla Radio e "Bulls on Parade" (quest'ultimo tratto dal secondo album, "Evil Empire", del 1996), oltre ad aver fatto tremare le pareti dello stadio di Modena, sono ormai classici del rock duro anni Novanta. Merito delle rime provocatorie di De La Rocha, spesso oggetto di censure da parte dei media, oltre che degli esperimenti di Morello, capace di "spremere" dalla chitarra suoni che paiono usciti da un sintetizzatore. Certo, non sono mancati i detrattori, che gli hanno rinfacciato come la loro propaganda anticapitalista stridesse non poco con la militanza nella scuderia di una major come la Epic Records, di casa Sony Music. A questo proposito, riferendosi alla visibilità che una grande case discografica poteva offrire, una volta Tom Morello rispose: "Non ci importa predicare per chi si è convertito. È bello occupare illegalmente case abbandonate guidate da anarchici, ma è bello anche saper raggiungere la gente con un messaggio rivoluzionario".

Rage Against The Machine, www.ratm.comwww.myspace.com/ratm

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