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Libri / Il venti di luglio

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Il venti di luglio
La compagnia teatrale dei Perseveranti comprende una commessa della Coop, un avvocato, due pensionati, un disoccupato, un'impiegata postale, uno studente, la proprietaria di una tintoria e un falegname. Presi dai loro problemi di giorno, solo la sera, nel loro teatrino, sono felici. Il proprietario del locale dove provano, però, vuole sfrattarli per impiantare un'attività più redditizia. Con un cavillo legale, comunque, potrebbero spuntarla. Ad una condizione: dovranno mettere in scena lo spettacolo che stanno provando. Vita reale e finzione, così, si intrecceranno sempre più

Alexander Lernet- Holenia non è certo uno dei nomi più noti al grande pubblico, tra quelli del panorama letterario del secolo scorso. Un destino, almeno in parte dovuto al suo atteggiamento aristocratico e conservatore. Nel 1972, infatti, arrivò ad abbandonare la presidenza della sezione austriaca del Pen Club per protestare contro l'assegnazione del premio Nobel ad Heinrich Boll, che lui riteneva legato ad un'organizzazione terroristica di estrema sinistra. Una polemica non condivisa da parecchi suoi colleghi e che contribuì, insieme ad un atteggiamento considerato da molti anacronistico e reazionario, al suo progressivo isolamento. Non bisogna, però, dimenticare che Lernet-Holenia, vissuto ai tempi di Hitler, non fu mai organico al nazismo, tanto che il suo romanzo più famoso, Mars im Widder ( Marte in Ariete), venne sequestrato proprio dal regime. E, infatti, alla fine della guerra, nel '47, il romanzo venne unanimemente considerato l'unica opera di opposizione al regime, scritta in Austria in quegli anni.
Il venti di luglio, edito oggi da Adelphi, è una raccolta di tre racconti. Il titolo del libro è anche quello della seconda storia, ambientata in una Vienna ridotta a periferia del Reich. La data è quella del'attentato, fallito, ad Adolf Hitler del 1944. La vicenda che viene raccontata, però, inizia otto anni prima, quando, come recita l'incipit, «un certo Alberti sposò la figlia di un tal dottor Joel, cui lo legava l'interesse per la glottologia».
Il racconto non si occupa, in realtà, del tentato assassinio del Fuhrer, ma dell'amicizia tra due donne. Suzette, ebrea e moglie di Alberti, ed Elisabeth, pronta ad aiutare l'amica a sfuggire dalle grinfie dei nazisti. Pur di salvare Suzette, dopo la morte del marito, Elisabeth la fa ricoverare in ospedale con i suoi documenti. Quando questa muore, però, la protagonista si trova a vivere un'esistenza priva di un'identità. Sradicata dalla realtà, proprio come gli altri protagonisti dei racconti della raccolta, dovrà fuggire in mezzo ad agenti della Gestapo, incapaci ma feroci, agenti segreti e ufficiali decadenti in un vortice di equivoci e colpi di scena.
Non meno interessante è, poi, il primo racconto. Commovente e stralunata storia di un uomo condotto in tribunale per aver ucciso il cavallo di un carrettiere. Davanti al giudice, l'imputato, nobile decaduto dall'incredibile passato, si attirerà presto le simpatie di tutti, capovolgendo la situazione iniziale. Così, il suo accusatore, presentatosi come parte lesa, finirà quasi per sostituirlo alla sbarra.
Anche l'ultimo capitolo del libro è dedicato, infine, ad un'altra figura di reduce, di uomo decaduto, travolto dalla guerra e invalido, trasformato in una specie di "dio cieco", crudele e perverso nei confronti del suo cane guida. Figura di un personaggio che vive in un mondo nel quale non si riconosce più, come gli altri protagonisti del libro tratteggiati dalla prosa essenziale ma elegante dell'autore.
Le ultime parole del romanzo, vale la pena di ricordarlo, sono una citazione del poeta Rilke, che di Lernet-Holeina fu amico e che, per primo si prodigò per farne conoscere la prosa.

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