ILSOLE24ORE.COM > Notizie Cultura e Tempo libero ARCHIVIO

Libri / A un cerbiatto somiglia il mio amore

di Donata Marrazzo

commenti - |  Condividi su: Facebook Twitter|vota su OKNOtizie|Stampa l'articoloInvia l'articolo|DiminuisciIngrandisci
7 novembre 2008

A un cerbiatto somiglia il mio amore è un romanzo epico che nel titolo porta un verso del libro sapienzale dell'Antico Testamento, il Cantico dei cantici di Salomone. E' la diaspora di una madre, la memoria di Israele, la voce interiore dell'autore: David Grossman.
Sono pagine che si leggono d'urgenza: c'è una donna in fuga che vuole proteggere dal proprio destino il figlio in missione in Cisgiordania.Vuole sovvertire un terribile presentimento: non resiste all'incubo di essere svegliata nella notte e ricevere la disgrazia. E' una madre che scansa notizie imperturbabili come sicari, di corsa sul sentiero nazionale di Israele (blu bianco arancione) da Tel Dan a Eilat.

Si chiama Orah e viaggia a piedi, accompagnata da Avram, amico di sempre e padre di Ofer. Nonostante Ilan, suo marito, da cui nel frattempo si è separata. Dal loro matrimonio è nato Adam, il primogenito. Orah in gioventù era la ragazza di Ilan e l'amica di Avram, ma i ruoli ogni tanto si confondevano. Il loro era un triangolo amoroso, un'alleanza indissolubile stretta trent'anni prima, al tempo della Guerra dei Sei Giorni, quando erano ricoverati tutti e tre nel reparto di isolamento di un ospedale di Gerusalemme. Un legame suggellato dalla prigionia di Avram (solo al mondo), dalle sue cicatrici e dagli sfregi della guerra dello Yom Kippur (la ricorrenza religiosa che celebra il giorno dell' espiazione), dalle cure e dai ricoveri successivi, dagli interrogatori. Avram amava dimensioni parallele, per questo i servizi di sicurezza ritenevano che avesse rivelato segreti di stato agli egiziani. Soprattutto amava Orah e nella perenne distanza Ofer di cui volutamente non sapeva nulla. E quel viaggio a piedi glielo rivela.

I ricordi fluiscono sullo sfondo della Galilea, sorgenti e sentieri di foglie secche, fiori di camomilla, funghi albini, orchidee selvatiche, la valle di Jezreel e i rilievi della dorsale del Carmelo. Tappeti di ciclamini pallidi e anemoni in cima al Keren Naftali. Orah racconta la vita intera con ondate di nostalgia. E'durata vent'anni la felicità di Ilan, la sua e quella dei suoi due figli, una pace tutta privata, che è come un'impudenza in Israele, conquistata zigzagando tra cecchini, schegge e kamikaze, come se fossero una cellula clandestina in mezzo al pandemonio. A tratti è dolce la rievocazione: le parole sono un antidoto, un favoreggiamento in difesa di Ofer prossimo al congedo ma, per scelta, di nuovo al fronte: una primizia in guerra con i suoi compagni, radunati vicino al monte Gilboa, pulcini ribelli in corteo con madri e fidanzate come a una svendita totale, come in partenza per una gita scolastica.

Adesso Ofer le fa male nel corpo, lo sente sotto il cuore, un'ombra che attanaglia e si rigira dentro, con il rumore dell'inquietudine. Come se un terrificante pupazzo a molle fosse scattato per strarnazzare che Ofer morirà. Bisogna scappare, cambiare luogo, accelerare il passo, tra euforbie gialle e lunarie rosa. Magari immergersi una polla d'acqua costeggiando una sorgente. E farsi tornare in mente l'amore, quando Avram iniziava lento, chiamando a raccolta le sensazioni dai punti più lontani per farsi all'improvviso determinato, fatidico, trattenendosi nell'amplesso come uno yogin tibetano. Avram, rimasto a lungo chiuso in se stesso, dopo la prigionia e le torture degli egiziani, è un tramite che fa delle pagine di Grossman un romanzo di speranza e di ritorno alla vita. Un libro che si è rivelato l'unico posto in cui l'autore potesse stare, per sua stessa ammissione, dopo il 12 agosto 2006, quando, Uri, suo figlio, che conosceva bene la trama e i suoi personaggi, è stato ucciso nelle ultime ore della seconda guerra del Libano. Nella nota conclusiva si legge:" Il suo carro armato è stato colpito da un razzo mentre tentava di trarre in salvo un altro tank. Insieme a Uri sono morti i suoi compagni: Benaya Rein, Adam Goren e Alexander Bonimovitch".
Ormai Orah e Avram sono due profughi dopo la tempesta. L'aria è pervasa dal profumo di maggiorana e Avram vuole ancora parlare di Ofer, mentre Orah vuole potrarlo altrove, anche adesso che lui è troppo pesante. "E non fa che dormire".

A un cerbiatto somiglia il mio Amore
Mondatori
781 pagine

RISULTATI
0
0 VOTI
Stampa l'articoloInvia l'articolo | DiminuisciIngrandisci Condividi su: Facebook FacebookTwitter Twitter|Vota su OkNotizie OKNOtizie|Altri YahooLinkedInWikio
L'informazione del Sole 24 Ore sul tuo cellulare
Abbonati a
Inserisci qui il tuo numero
   
L'informazione del Sole 24 Ore nella tua e-mail
Inscriviti alla NEWSLETTER   
Effettua il login o avvia la registrazione.


 
   
 
 
 

-UltimiSezione-

-
-
7 maggio 2010
 
Aguilera ambasciatrice contro la fame
La consegna dei David di Donatello
Man Ray a Fotografia Europea
Elegante e brutale. Jean-Michel Basquiat alla Fondation Beyeler di Basilea
"World Press Photo 2010". Fotografie di autori vari
 
 
dal 13 al 16 Dicembre 2018
1 Bohemian Rhapsody 11722046   
2 Il Grinch 3513475   
3 Se son rose 3164387   
4 Alpha: un'amicizia forte come la vita 595703   
5 Animali fantastici: I crimini di Grindelwald 12424671   
6 La casa delle bambole 423272   
7 Colette 251445   
8 La prima pietra 241645   
9 Robin Hood - L'origine della leggenda 1803856   
10 Santiago, Italia 137092   
tutti i film nelle sale » tutti i dettagli »

Trovo Cinema

Scegli la provincia
Scegli la città
Scegli il film
Tutti i film
Scegli il cinema
Tutti i cinema
 
 
Oggi + Inviati + Visti + Votati
 

-Annunci-