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Fantozzi compie 40 anni: nacque nel 1968 a "Quelli della domenica"

di Fabrizio Buratto

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25 novembre 2008


Il ragionier Ugo Fantozzi, la maschera più longeva del cinema italiano, ha compiuto quarant'anni. L'esordio sul grande schermo risale alla Pasqua del 1975, ma il personaggio era noto al grande pubblico, col nome di Fantocci, fin dal 1968. Una felice coincidenza, giacchè Fantozzi è un contestatore, spesso inconsapevole, ed il suo essere "contro" – ben sintetizzato nel titolo del terzo film della serie "Fantozzi contro tutti" – rimane una caratteristica costante di ogni libro o pellicola che lo vede protagonista.

Il personaggio nasce prima in tv, in febbraio, e poi sulla carta; nell'estate del 1968 Paolo Villaggio pubblica sull'Europeo, diretto da Tommaso Giglio, alcuni dei racconti presentati sottoforma di sketch da Fantocci a "Quelli della domenica", il primo programma pomeridiano della televisione italiana, dove Villaggio interpreta anche il remissivo Giandomenico Fracchia e l'aggressivo Professor Kranz. Nel 1971 i monologhi di Fantocci furono raccolti da Rizzoli nel libro "Fantozzi", che in pochi mesi vendette un milione di copie. Fu uno dei primi libri ad essere reclamizzato in televisione, mezzo di cui ancora non si conosceva la potenza, e uno dei testi che più ha influito, con buona pace dei grandi scrittori, sulla lingua italiana contemporanea. L'aggettivo "fantozziano" si trova a buon diritto nel vocabolario italiano da qualche anno, mentre altre espressioni quali "megadirettore galattico", "come è umano, lei", "salivazione azzerata" e altre che ciascuno di noi è in grado di aggiungere all'elenco, fanno parte del linguaggio comune.


Nel 1975, quando Fantozzi esordì sul grande schermo per la regia di Luciano Salce, non era sconosciuto, anche se il successo andò al di là delle aspettative di tutti coloro che avevano partecipato al progetto. Fu campione di incassi, restando in programmazione alcuni mesi; era nata una maschera, una compagnia di giro degna della commedia dell'arte: Filini, la signorina Silvani, Calboni, il Megadirettore galattico, Pina e Mariangela sono i nomi delle altre maschere che compongono la carovana. La saga fantozziana copre un arco di quasi venticinque anni, dal 1975 al 1999, e si compone di dieci film, anche se la carriera dell'impiegato Fantozzi si chiude di fatto nel 1988 con "Fantozzi va in pensione". Sull'onda del successo del primo film seguì, nel 1976, "Il secondo tragico Fantozzi", tratto dai racconti de "Il secondo tragico libro di Fantozzi", che bissò il successo del primo episodio. Dal terzo film "Fantozzi contro tutti" (1980), a causa della scomparsa di Luciano Salce, la regia passa a Neri Parenti. Le gag si fanno ripetitive, la struttura del racconto e la sua valenza politica, nel senso etimologico del termine, si vanno progressivamente perdendo. Ma Fantozzi continua ad incarnare quel ruolo di vittima del consumismo che il suo creatore gli ha coscientemente attribuito. Pur di fare la settimana bianca, di comprarsi una barca per la pesca, di seguire vari hobby imposti dall'implacabile Filini o dai vari megadirettori, Fantozzi firma cambiali su cambiali. Lo fa per essere come gli altri, per sentirsi accettato all'interno del complesso sociale all'insegna dei miti consumistici, miraggi di felicità.

Indistruttibile come un cartone animato, piace ai bambini perché dotato della stessa carica ingenuamente anarchica, agli adulti per la sua funzione catartica di capro espiatorio. Fantozzi è l'unica maschera ad invecchiare sullo schermo: non è accaduto a Chaplin, Stanlio e Ollio e Totò, sempre uguali a loro stessi. In "Superfantozzi" (1986) attraversa le epoche storiche evidenziando, al solito in maniera tragicomica, l'inossidabile divisione tra oppressi e oppressori, in "Fantozzi in Paradiso" (1993) visita l'aldilà come Dante, per poi tornare sconsolato sulla terra. Se Totò ha raccontato la fame del dopoguerra, mentre Sordi ha incarnato la furbizia e il cinismo degli italiani, Fantozzi è il prodotto del miracolo economico, giunto definitivamente al termine. Rappresentate dell'ultimo quarto di Novecento, dei colletti bianchi e del lavoro a tempo indeterminato per tutta la vita nello stesso luogo – a tal punto che la megaditta si prende anche il suo privato – Fantozzi meriterebbe una retrospettiva per i suoi quarant'anni, e Villaggio di essere unanimemente riconosciuto come un grandissimo comico, poiché non potrà leggerlo nei sui coccodrilli.
Fantozzi prende l'autobus al volo(da "Fantozzi", 1975)

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