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Danza / La Sagra e il Fauno nero di Georges Momboye

di Giuseppe Distefano

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12 DICEMBERE 2008
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Il nome di Georges Momboye, ivoriano residente a Parigi, è ormai inscritto a pieno titolo nell'empireo della danza. La sua rilettura de "La sagra della primavera" lo colloca accanto agli illustri colleghi che della celebre partitura di Stravinskij, a partire da Nijinskij, ne hanno dato la loro interpretazione. E citiamo solo Bejàrt, Pina Bausch, e, ultimi Shen Wei e Emanuel Gat. Della versione di Momboye non si potrà d'ora in poi non prescindere come riferimento creativo anzitutto per la geniale idea di unire alla "Sagra" l'altro capolavoro del Novecento che è il "Prélude à l'après midi d'un faune" di Claude Debussy. Momboye è un fauno nero, con le movenze di un puma e la forza di un ferino. Introdotto dalle percussioni di un tamburo, dapprima sdraiato su una pedana illuminata da una lampada sospesa, il suo risveglio sulle note flautate si scolpisce nel chiaroscuro di movimenti vibrati dall'estensione muscolare come di un animale della foresta. Si leverà i vestiti come a togliersi la pelle; poi muoverà passi felpati, e, trasognante, s'alzerà davanti all'apparizione sensuale della Ninfa, la cui grazia selvatica non la rende più preda. A questo punto, come fosse una naturale continuazione, ecco entrare battendo i piedi un numero crescente di danzatori e comporsi sulle note della "Sagra". Energica, primitiva, afro e contemporanea nell'intreccio, la danza rompe schemi estetici per liberarsi con potenza espressiva tra ritmi all'unisono, strofinii di mani, strisciamenti per terra. La poliritmia stravinskiana viene esaltata in un vocabolario semplice e rigoroso, immediato. Per concludersi non più col tragico sacrificio dell'Eletta, come in altre versioni, bensì col soccombere della tribù e lo stagliarsi del fauno e della ninfa, del maschile e del femminile non più in contrapposizione violenta. Ospite della Filarmonica Romana la compagnia ha presentato anche una novità assoluta "Entre ciel et terre", con quattro ballerine dentro un ring dove predomina il colore rosso, alle prese con corde tese che sembrano gli archi di un violino, in un dialogo di astratte simmetrie sul "Quartetto n.6 di Béla Bartók".

"Entre ciel et terre", "Prélude à l'après midi d'un faune", "Le Sacre du printemps", Georges Momboye Company, al Teatro Olimpico di Roma per la stagione dell'Accademia Filarmonica Romana.
www.ladanse.com/momboye
www.filarmonicaromana.org

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