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Libri / "Le città parallele" di Luca Randazzo

di Alen Custovic

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6 febbraio 2009


Quello rappresentato da Randazzo nel suo romanzo d'esordio è un mondo immaginifico, un'originale avventura onirica vissuta attraverso gli occhi dell'innocenza che incarna una metafora credibile della società. Un mondo al quale Randazzo dà vita per dare espressione al quadro tratteggiato da Italo Calvino nelle "Città invisibili", dotandolo di personaggi e di una storia. Da una parte c'è Ottavia, la città ragnatela sospesa con le corde di canapa sull'orlo dell'abisso, simbolo della precarietà. Dall'altra parte c'è Zora, la città fortezza impiantata sul terreno, in cui esiste il coprifuoco, il palazzo del Sacerdote dal quale si leva un'aria sinistra, dove gli abitanti non sanno leggere ma conoscono a memoria i simboli risalenti a un antico viaggiatore. "Eppure - scrive Randazzo - c'era stato un tempo, nemmeno troppo lontano, in cui la notte la gente ballava intorno ai falò e i bambini giocavano a nascondino tra i vicoli". Le due città sono separate, incomunicanti, eppure complementari. Entrambe vivono dello Scambio in cui si donano reciprocamente quello che hanno e nel contempo prendono dall'altro ciò di cui hanno bisogno. Un giorno però l'armonia dello Scambio si interrompe. L'Assemblea di Ottavia si riunisce e il ragazzino Schivo si offre volontario per una missione più grande di lui: scoprire il perché. Al di là dello Scambio interrotto, il vero problema emergente è quello rappresentato dai fantasmi, cioè dagli "uomini e donne che vivevano lasciandosi portare dall'onda della vita, senza reagire". Infatti, entrambe le città vivono il maleficio della rassegnazione e dell'inquietudine. Schivo, nato a Ottavia in una nidiata di figli con così tante madri da non essere più sicuro di averne avuto una tutta sua, non è molto diverso da Petra, piccola abitante di Zora, la quale non cerca altro che l'amicizia. Ecco che allora "Le città parallele" diventano una metafora del futuro, un ammonimento contro la paura e contro l'indifferenza. Proprio come Schivo, quando comincia a scendere dalla città sospesa, inizia a rivalutare Ottavia e a vedere che "era solo un ammasso di corde, qui e lì rovinate dal tempo, e di cianfrusaglie appese e in parte dimenticate", così il sottile filo che unisce i tasselli del romanzo è la ricerca della conoscenza, come antidoto all'ignoranza e grimaldello per scoprire un'armonia nuova, comune, che non disdegna l'idealismo e il sogno.

"Le città parallele"
di Luca Randazzo
Pagg. 194, Salani Editore, 14,00 Euro

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