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Don Luigi Sturzo: il suo pensiero
economico in un libro

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2 marzo 2009
Don Luigi Sturzo (1871-1959)- DeA Picture Library, concesso in licenza ad Alinari

La raccolta di scritti di Don Luigi Sturzo "Il pensiero economico – Antologia di testi sturziani per un esame di coscienza culturale", è stata presentata nel tardo pomeriggio di lunedì presso Il Sole 24 Ore. Le idee di Don Sturzo costituiscono un sistema di pensiero estremamente attuale, strumento per interpretare e analizzare criticamente la complessità della vita economica e sociale italiana degli ultimi decenni, caratterizzata da un progressivo, ma non irreversibile, declino dello slancio morale collettivo.

L'opera, pubblicata da Vitale & Associati, nasce dalla selezione di testi estratti da quattro diverse testimonianze del sacerdote siciliano, e rappresenta la seconda iniziativa letteraria voluta da Guido Roberto Vitale nell'ambito del progetto editoriale "Riflessioni per un'etica della responsabilità della classe dirigente". L'iniziativa ha preso avvio nel 2003 con una riedizione delle Lezioni di Politica Sociale di Luigi Einaudi ed è proseguita nel 2006 con la pubblicazione del volume Le vicende del marco tedesco, di Costantino Bresciani Turroni.

Finalità della selezione editoriale è di offrire all'attuale classe dirigente – chiamata in questi mesi ad affrontare una difficile sfida per il rilancio competitivo del Paese – un'occasione di riflessione sull'etica della responsabilità nella gestione dell'attività economica e politica. Sulla scelta di affiancare ad un grande statista italiano piemontese un esuberante sacerdote siciliano, Guido Roberto Vitale commenta: «Luigi Einaudi e Don Sturzo, pur sostenitori di due sistemi di pensiero profondamente diversi, possiedono numerosi tratti in comune, tra cui la forza di distaccarsi in modo significativo dai modelli culturali da cui provengono, proponendo posizioni innovative rispetto al liberismo tradizionale e al pensiero politico-economico di matrice cattolica». Alla presentazione del volume, curato da Giovanni Palladino, sono intervenuti Massimo Cacciari, autore della prefazione, Mario Deaglio, Padre Franco Imoda S.j., Giulio Tremonti, Michele Salvati e Ferruccio de Bortoli.

Cacciari, che ha curato l'introduzione del volume, ha posto l'accento sulle accuse di forte interventismo statuale mosse da Sturzo contro molti politici italiani del dopoguerra, anche cattolici. Per don Sturzo infatti «per un capitalismo compiuto si impone l'istanza di liberarsi da un ultimo Dio, lo Stato, secondo l'idea cattolica che combatte qualsiasi idolatria» e dunque «la Statolatria è da combattersi». Da qui la polemica del politico cattolico contro le partecipazioni statali. E consequenziale «la proposta del sacerdote siciliano che per la sua Isola propone un'economia fondata sul turismo e non sulle partecipazioni statali».

Nel suo disegno complessivo - spiega Cacciari - la parte sociale, di ammortizzatore, è rappresentata dalla sussidiarietà. Federalismo e sussidiarietà, con il «capitalismo e la Chiesa alleati per una riforma federale in cui il privato interviene in maniera sussidiaria, e credo che in ciò Sturzo avesse perfettamente ragione, anche se tale principio è stato tradito», ha concluso il sindaco di Venezia. Mentre Deaglio ha rinvenuto nelle teorie sociali tedesche la matrice del principio di solidarietà e di sussidiarietà caro a Sturzo secondo l'assioma «una società di ordine superiore non deve interferire su una società di ordine inferiore», ovvero il coniugarsi di «solidarietà orizzontale e sussidiarietà verticale».

Quanto a Salvati ha ricordato come «Sturzo sia stato fondamentalmente un politico», anche se «quando si accorse dell'avvicinamento della Dc ai socialisti ne rimase inorridito; ma l'alternativa era l'alleanza con monarchici e fascisti, e questo passaggio cruciale non lo colse». Al ministro Tremonti la conclusione: «Salvare tutto è una missione divina, salvare le cose che è necessario salvare - ha proseguito Tremonti - è una missione umana, come le imprese, le famiglie e quello che c'è di buono nelle banche. Se pensi che il Governo possa salvare tutti, finisci col non salvare niente».

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