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Rita Levi Montalcini, 100 anni di vita e ricerca

di Andrea Casalegno

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19 aprile 2009

Mercoledì 22 aprile la donna più popolare d'Italia compirà cento anni. Non è una diva, né una campionessa dello sport, ma una campionessa del pensiero. Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la Medicina nel 1986, ha scoperto il Nerve Growth Factor (Ngf), il fattore di accrescimento delle cellule nervose: un passo in avanti decisivo per la conoscenza del cervello e per la cura delle malattie degenerative.

A tutti gli italiani sono familiari il volto nobile e fiero e l'elegante figura di questa piccola signora di ferro, nominata senatore a vita il primo agosto 2001 dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Tutti ricordiamo l'inflessibile impegno con cui ha compiuto il suo dovere in Parlamento, senza curarsi dei commenti malevoli e persino delle contumelie di uomini senza onore. Ogni giorno Rita si reca nel laboratorio della sua Fondazione Ebri (European Brain Research Institute) e prosegue le sue ricerche sul cervello, convinta che siamo alla vigilia di nuove importanti scoperte, decisive per la cura di molte patologie.

Rita ha sempre contato soltanto sulle sue forze. Suo padre, l'ingegnere torinese Adamo Levi, uomo di idee tradizionali per quanto riguarda la posizione della donna (benché le sue sorelle, in anticipo sui tempi, fossero laureate), sposa nel 1900 Adele Montalcini e investe la consistente dote della moglie in alcune iniziative industriali nel Mezzogiorno; in particolare in fabbriche di alcool e di ghiaccio a Bari. Nel 1902 gli nasce il figlio Gino. Papà Adamo avrebbe voluto che il primogenito diventasse ingegnere come lui e si occupasse delle fabbriche. Ma Gino è un temperamento di artista; eccellente scultore, diventerà negli anni 30 un importante architetto, con il cognome d'arte di Levi Montalcini.

Gino avrà presto tre sorelle. Nel 1907 nasce Anna (Nina), mancata qualche anno fa: l'unica che sarà madre. Nina sposerà un Montalcini, omonimo ma non parente di sua madre. Il 22 aprile 1909 nascono le gemelle Paola e Rita. Unite per tutta la vita da un fortissimo legame (Paola è mancata nel 2000), le gemelle si dedicheranno con identica passione a campi diversi; e a quella passione consacreranno la vita intera, rinunciando alla missione tradizionale della donna, la creazione di una famiglia propria e la generazione dei figli. Una missione che né l'una né l'altra – femministe di fatto – hanno mai rimpianto.

Paola studia pittura con Felice Casorati e diventa un'artista di grande valore. Vive appartata, aliena dalla ribalta, ma apprezzata dagli intenditori. Il ministero dei Beni culturali dedicò non molti anni fa ai suoi quadri e alle sue installazioni una magnifica retrospettiva, dalla quale emergevano una ricchezza inventiva e una capacità di rinnovamento mai venute meno neppure negli ultimi anni di attività.

Rita invece decide di studiare Medicina, «per aiutare i poveri e i sofferenti». Ma l'insegnamento del professor Giuseppe Levi (il padre di Natalia Ginzburg), che è un'autorità mondiale nel suo campo, l'istologia, le rivela la propria vocazione per la ricerca pura. Rita si laurea nel 1936, e subito ha inizio l'avventura delle sue ricerche sugli embrioni di pollo, che la condurrà nel 1947 in America (entrando negli Usa anche Rita sceglierà il cognome Levi Montalcini), poi alla scoperta del Ngf, infine al Nobel.

Cresciuta nell'apparente sicurezza della buona borghesia intellettuale torinese e all'interno di una comunità ebraica rigorosamente laica, nella quale ci si conosce tutti e non ci si sente affatto diversi dagli altri, Rita è improvvisamente colpita, nell'ottobre 1938, dalle leggi razziali: come il suo maestro Giuseppe Levi, come il giovane Primo Levi, che ben conosce. Le sue ricerche continuano in Belgio, in laboratori di fortuna. Ma nel 1940 l'occupazione nazista del Beglio la riconduce a Torino, dove prosegue gli studi nel celebre laboratorio costruito con le proprie mani nella sua stanza di ragazza.

L'8 settembre 1943, mentre le divisioni corazzate tedesche occupano l'Italia, Gino Levi (non ancora ufficialmente Levi Montalcini) si sposa; e, dopo un breve viaggio di nozze a Oropa, decide di portare al Sud tutta la famiglia: la madre, la giovane moglie e le sorelle. Ma bisogna superare la Linea gotica. Inizia un viaggio pericolosissimo, che per fortuna i Levi concludono a Firenze, ospiti della famiglia Mori, la cui figlia, pittrice, è amica di Paola. I Levi resteranno a Firenze, divisi in vari alloggi, sino alla liberazione della città, cambiando spesso domicilio. Una volta sono salvati da una domestica, che li fa scappare appena in tempo. In quei mesi il confine tra la vita e la morte era sottile. I Levi rischiarono la vita. Noi che il fattore di accrescimento del tessuto nervoso restasse celato per molti anni, o per sempre.

19 aprile 2009
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