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Venezia dedica a Emilio Vedova il primo «Museo in movimento»

di Silva Menetto

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5 giugno 2009
Galleria fotografica

«Sono solo un mero esecutore degli ordini di Vedova» continua a ripetere Renzo Piano con (falsa) modestia aggirandosi tra le enormi tele del maestro sospese nell'aria, agganciate al soffitto, che scorrono su invisibili binari inseriti nelle travi di uno dei Magazzini del Sale alle Zattere, a Venezia.

Luogo magico, che Vedova adorava, dove creava le sue tele rabbiose, dove a pochi passi, all'Accademia di Belle Arti, insegnava ai suoi studenti un'arte che gli era innata e che non aveva mai studiato.
Sarebbe piaciuto moltissimo ad Emilio e ad Annabianca Vedova questo nuovo spazio espositivo, straordinario, con i muri trecenteschi a vista, ancora trasudanti piccoli cristalli di sale, che il Comune di Venezia ha messo a disposizione per dare alle opere del maestro una giusta collocazione: la più giusta.

Poco distante, sempre alle Zattere, c'è anche lo studio del pittore, che farà presto parte del percorso e che attualmente conserva la parte più consistente del lascito che Vedova ha fatto alla Fondazione. Tutti quadri che - secondo i piani del curatore artistico e scientifico Germano Celant - verranno esposti a rotazione nel nuovo Museo Vedova.

Ogni cosa è stata ideata e realizzata per dare al visitatore il senso vero di quella che era la pittura di Emilio, il suo mondo fatto di slanci, di tensioni verso l'alto, di incursioni negli spazi architettonici con i suoi plurimi, i dischi, i binari.
Renzo Piano non ha fatto altro che acquisire e reinterpretare con guizzo geniale quello che Vedova già faceva, lui che con carrucole e funi aveva avuto sempre grande dimestichezza, per appendere o spostare gli enormi pannelli dipinti.

L'idea è stata quella di creare una specie di enorme libreria contenente 30 tele del maestro, scelte tra quelle più recenti. E poi una machina leonardesca di sofisticata tecnologia (realizzata dall'ingegner Maurizio Milan in collaborazione con Alessandro Traldi) per togliere le opere dalla fissità dei muri e portarle al visitatore, scegliendole secondo una serie infinita di possibilità. Proprio come da un grande juke box insomma, ogni tre ore nove quadri rientreranno nel deposito e altri nove ne usciranno scorrendo lungo le rotaie poste sulle travi del soffitto e andranno a posizionarsi tutto in giro per il grande magazzino-salone.

Ecco dunque il primo museo in movimento, dove l'arte va materialmente incontro al visitatore, non più il contrario. Un risultato di una bellezza e di una sofisticatezza tecnica tali da essere in concorrenza con le stesse opere esposte. Le condizioni igrometriche, di oscurità, di temperatura dello spazio espositivo sono perfette. Talmente tanto che il magazzino, con tutta la machina computerizzata di movimentazione dei quadri, sarà utilizzato anche come sede per mostre temporanee, soprattutto per ospitare artisti contemporanei a Vedova e creare interessanti confronti.
Tra i progetti del Presidente della Fondazione Alfredo Bianchini, c'è anche quello di coinvolgere nell'avventura dello Spazio Vedova i ragazzi dell'Accademia di Belle Arti, perché abbiano un luogo di riferimento per le loro ricerche pittoriche, come il maestro avrebbe voluto. Un momento magico insomma per Vedova e per la sua Venezia, troppo spesso tacciata di immobilismo.

SPAZIO VEDOVA
Magazzini del Sale, Zattere 266 - Venezia
Orario: dal martedì alla domenica 11.30 – 16.30
Ingresso gratuito per tutto il mese di giugno
Catalogo: Fondazione Emilio e Annabianca Vedova
Info: 041.5226626; info@fondazionevedova.org
www.fondazionevedova.org

5 giugno 2009
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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