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David Foster Wallace: questa è l'acqua in cui nuotiamo

di Armando Massarenti

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29 agosto 2009


A chi insulsamente gli chiedeva se, come autore, condividesse la visione del mondo dei suoi personaggi, David Foster Wallace rispondeva ironicamente che, se davvero lo avesse fatto, si sarebbe già da tempo tolto la vita. Non possiamo sapere se, in quella dichiarazione, fosse contenuta un'implicita previsione della propria morte, avvenuta il 12 settembre dell'anno scorso. Viene piuttosto da chiedersi: Qual è la visione del mondo dei personaggi di Wallace? E quale la sua visione del mondo? Un aureo libretto, uscito da poco negli Stati Uniti, può fornirci un aiuto prezioso per rispondere a queste domande. Si intitola This is water (Little, Brown and Co.). E Questa è l'acqua è anche il titolo della raccolta di racconti e scritti inediti che Einaudi manderà in libreria a metà settembre.
David Foster Wallace era nato a Ithaca, New York, nel 1962. È stato forse il più grande scrittore della sua (e della mia) generazione. Sicuramente il più filosofico, sia quando scrive racconti o romanzi (La scopa del sistema, Infinite jest, La ragazza dai capelli strani, Brevi interviste a uomini schifosi, Oblio) sia quando nei suoi saggi (Trigonometria, tennis, tv e altre cose divertenti che non farò mai più, Considera l'aragosta) spazia nei più disparati ambiti del sapere, dalla logica-matematica, di cui ha scritto un'appassionata introduzione (Di tutto, e di più), alla politica, dalla linguistica alla cucina alla biologia. L'ho incontrato a Capri due anni fa e ne era scaturita una conversazione che sfatava la definizione di scrittore postmoderno. Piuttosto emergeva una forma di realismo letterari unita a una eguale concretezza in campo politico. Capace di analisi esattissime dei valori del neoconservatorismo, sapeva anche offrire una visione liberal, in positivo, fatta di ingredienti classici (alla John Dewey) rinnovati alla luce della contemporaneità.
Questa è l'acqua è l'unico suo discorso pronunciato con un intento moral-pedagocico. È stato tenuto nel 2005 ai giovani diplomandi del Kenyon College (Ohio) ed è un piccolo gioiello di filosofia pratica. Prende le mosse dalla seguente storiella: «Due giovani pesci nuotano insieme. Incontrano un pesce più vecchio che nuota in direzione opposta. "Buongiorno ragazzi, com'è oggi l'acqua?", fa il vecchio. I due continuano a nuotare per un po', perplessi. Poi uno dei due dice: "E che diavolo è l'acqua?"».
Ecco la visione del mondo dei personaggi di Wallace. Sono così maledettamente presi da se stessi che hanno perso di vista il mondo. Sono come pesci che nuotano in quell'esasperato «egocentrismo naturale» in cui tutti siamo immersi senza essere in grado di vederlo. Ma meglio capire che moraleggiare: «Ragazzi, io non sono il pesce vecchio e saggio che vuol farvi la lezione». Wallace è invece colui che, nei suoi scritti, ha messo a punto tutta un'infinità di universi psicologici diversi. Ce li ha raccontati in un modo così dettagliato da perdercisi lui stesso. Ha affrescato l'America contemporanea al completo, disegnandone una mappa borgesianamente coincidente con il paese stesso. Si è immedesimato in psicologie, linguaggi, punti di vista, i più eccentrici e stravaganti. Ci ha fatto viaggiare, coi suoi falsi reportage, nelle navi da crociera ai Caraibi, ci ha fatto partecipare alle fiere di periferia e ci ha raccontato la follia provinciale dei tornei di tennis, ci ha fatto sedere su un lettino d'analisi con alle spalle una detestabile psicoanalista ex fricchettona in poncho, ci ha fatto entrare nella mentalità di un pubblicitario depresso, nel punto di vista dell'aragosta, nelle perversioni di una fanatica del cibo macrobiotico, nelle ossessioni dei punk, ha trasformato in racconto la filosofia di Wittgenstein e ha irriso la precisione linguistica della filosofia analitica quando si rivela fine a se stessa.
La capacità di argomentare anche nel mezzo di una narrazione era il suo forte. Tutto poteva trasformarsi all'improvviso in saggio filosofico e anche i racconti apparentemente più leggeri sono pieni di note e geniali digressioni. Non amava essere una star, ma aveva finito per diventare uno scrittore di culto. Forse perché, in fondo, in ogni suo discorso, c'era sempre un'indicazione chiara su come stare al mondo: scrollarsi di dosso i falsi miti, le banalità, le ipocrisie, le false modestie. Come ha fatto in quest'ultimo, commovente, discorso. Un piccolo esercizio filosofico, un invito a vedere l'acqua e a vivere una compassionate life, una vita che può avere senso solo se impariamo a metterci nei panni degli altri, e a essere compassionevoli persino del loro (del nostro) maledettissimo, e naturalissimo, egocentrismo: «Ma per favore, non liquidate questo discorso come il sermone del solito professorone che agita il dito. Niente di ciò che ho detto ha a che vedere con la morale, la religione o i dogmi, o coi dilemmi sulla vita dopo la morte. La Verità con la V maiuscola riguarda la vita prima della morte. Riguarda la possibilità di riuscire ad arrivare ai trenta, o ai cinquant'anni, senza che vi venga voglia di spararvi un colpo alla testa. Riguarda la semplice consapevolezza di quello che è così vero ed essenziale, così nascosto in bella vista attorno a tutti noi, che dobbiamo continuare a ripeterci costantemente: "Questa è l'acqua, questa è l'acqua."»

29 agosto 2009
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