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Bonbon contro il Terrore

di Gianni Riotta

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20 settembre 2009

Se tra i vostri incubi ricorrenti ci sono gli esami di maturità da ripetere, ecco pronto un antidoto, grazie allo storico Sergio Luzzatto. Al professore che, corrucciato, vi chiederà: «Chi era Robespierre?», rispondete lesti: «Bonbon Robespierre, giacobino rivoluzionario francese, dopo una carriera di donnaiolo e giocatore d'azzardo, comprese che il Terrore avrebbe perduto la Repubblica, invano chiedendo tolleranza religiosa per i cattolici, rilasciando dalle galere decine di infelici, fermando –quando poteva –le ghigliottine, tanto da venir accolto nei paesi della Francia meridionale da liberatore». E la sorpresa del prof. onirico, che si aspettava certo di sentirvi parlare invece di Maximilien Robespierre, l'arcigno Incorruttibile del Terrore, vi libererà dal nefasto sogno ricorrente.
Bonbon Robespierre, il Terrore dal volto umano (in uscita da Einaudi) è la sorprendente vicenda del fratello minore dell'Incorruttibile, Augustin Robespierre, soprannominato e deriso come «Bonbon», dolcetto. Per il fosco storico Michelet era un pupazzo, schiavo delle passioni femminili, che trascorreva le serate nei locali licenziosi di rue Vivienne «tra aggiottatori e cambiavalute, mercanti d'oro e mercanti di femmine», accompagnandosi a signorine allegre. Per l'esule Baudot, Robespierre jeune, il giovane, com'era chiamato per distinguerlo dal celebre Robespierre, «passava per un perfetto imbecille e non aveva valore che per il nome del fratello» era «una brocca... che tintinnava quando il fratello ci batteva sopra».
Ignoto ai posteri e irriso in vita, Augustin «Bonbon» Robespierre esce dalle vivacissime pagine di Luzzatto come un terrorista sconvolto dalla Rivoluzione ridotta a strage degli innocenti. Intuisce che presto l'epilogo sarà tragico e prova a scuotere il fratello, chiuso nel gelido ufficio di burocrate dellamorte con i racconti delle miserie cui assiste nei suoi viaggi. «Se si voleva salvare la Rivoluzione, bisognava arrestare prima possibile la macchina impazzita del Terrore. Aprire le porte delle prigioni. Riaprire le porte delle chiese. Contenere gli energumeni col berretto frigio... Fu questa la lezione di Augustin. Non un fatuo edonista... altro che Robespierre le Petit».
Luzzatto, come sanno i lettori dei suoi saggi
Il corpo del duce e Padre Pio, scrive con una verve insolita nella scuola italiana che spesso relega aneddoti e voci vive dei testimoni nelle note, lasciando il palcoscenico del testo al tono monotono degli accademici. Qui sentirete il giacobino che denuncia Bonbon perché porta a una riunione per soli uomini la compagna, voce tonante da «lattoniere » e apprenderete il cognome indimenticabile del gendarme che ferisce il Robespierre maggiore: Merda.
A leggere Luzzatto si impara subito a voler bene a Bonbon. Che fa la fame da ragazzo ad Arras, deve aspettare quasi una raccomandazione del fratello per lasciare la vita di provincia per i fasti e le tragedie della Rivoluzione a Parigi dove siede da deputato alla Convenzione nazionale. Pur tra le notti gaie, che non sfuggono ai pedinamenti delle spie, partecipa al moto giacobino e poi parte in missione ufficiale nel paese sconvolto da controrivoluzione e repressione. A Tolone vede la città insorgere contro la Convenzione e passare agli inglesi e ai federalisti. Insieme ai duri Freròn, Barras, Saliceti e Ricord organizza la riconquista e la spietata vendetta. I marinai disertori e i loro ufficiali vengono passati per le armi, la giuria dei processi farsa affidata ai commilitoni fedeli al Terrore. Non c'è scampo. «La Repubblica sarà vendicata come merita».
Bonbon intuisce nel bagno di sangue di Tolone che la Rivoluzione è ormai affogata nei suoi crimini e il parricidio della condanna del re ha lasciato campo a un infinito fratricidio fra giacobini. Comincia a tempestare di lettere il fratello maggiore a Parigi perché si ravveda e instauri un clima di tolleranza. Rileggere quei testi commuove e lascia perplessi nella nostra epoca, quando l'intolleranza fa strage umana in certi paesi e di buon senso da noi: «Le teste sono surriscaldate, incapaci di ragionare...
nelle sezioni ho visto un sacco di attivisti che erano la stupidità personificata ».
Tornato a Parigi, Bonbon non esita ad affrontare al club dei giacobini, il 5 gennaio 1794, il tabù della lotta alla Chiesa, e accusa l'estremista sanculotto Hébert di«fare il male della Rivoluzione» con la persecuzione dei cristiani. A smentirlo è il fratello maggiore, l'Incorruttibile in persona,che pur dandogli merito per Tolone lo smentisce con brutalità: «In questa discussione hai torto».
Bonbon non si cura della sconfessione e nelle missioni in provincia continua ad aprire le celle, fermare le ghigliottine, scioglierei processi farsa, mettere nell'angolo i peggiori facinorosi. A Vesoul, vedendolo apparire, un bambino esclama felice: «Eccolo che viene a renderci giustizia!». Propone «Conciliazione, indulgenza, amnistia» e viene accolto al grido di «Viva Robespierre!», mentre «ragazze vestite di bianco, spose consolate, madri che avevano appena rivisto i loro figli dopo averli creduti persi per sempre...» decorano la sua casa di fiori e nastri. Bonbon Robespierre lascia la città per una nuova missione tra le lacrime di chi teme il ritorno del boia.
  CONTINUA ...»

20 settembre 2009
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