È stata smentita dalle autorità russe la recente notizia secondo cui, dagli studi condotti dall'archeologo ed esperto di ossa americano Nick Bellantoni, risulterebbe che il presunto cranio di Adolf Hitler conservato negli archivi di stato russi a Mosca appartiene in realtà a una donna. Lo riporta l'agenzia Ria Novosti, che cita Vladimir Koslov, vice direttore degli archivi. «Le affermazioni di Bellantoni sono una montatura», ha detto Koslov. «L'archeologo non ha mai avuto accesso ai nostri archivi e il cranio è sempre rimasto lì, chiuso in una cassaforte che può essere aperta solo da alcuni membri del personale interno», ha aggiunto. In un documentario andato in onda sul canale americano History Channel, intitolato «Hitler's Escape» (La fuga di Hitler), Bellantoni aveva detto di aver analizzato i resti del presunto cranio del Fuehrer conservati negli archivi russi insieme all'osso della mandibola, e di essere arrivato alla conclusione che si tratta dei resti del cranio di una donna di circa 40 anni e non del leader della Germania nazista. Koslov ha sottolineato poi che nemmeno gli scienziati russi hanno mai detto di avere la certezza si tratti dei resti del cranio di Hitler: «Nei documenti in nostro possesso i frammenti sono indicati come presumibili parti del cranio del Fuehrer». I frammenti furono trovati a Berlino un anno dopo il suicidio di Hitler, nel 1946, nella fossa dove si trovavano i suoi presunti resti. All'epoca non c'era però modo di compiere un'analisi del Dna.

 

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