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Il laboratorio di Leonardo. A Vigevano si svelano i misteri del genio

di Mariangela Maritato

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14 settembre 2009
Il soldato meccanico
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Nonostante siano state presentate negli ultimi decenni innumerevoli mostre su Leonardo, da quelle tematiche a quelle che hanno tentato una sintesi della sua multiforme attività, sembrerebbe difficile aggiungere nuovi contributi. Ma non è così. Se le opere artistiche del genio di Vinci sono già state oggetto di grande attenzione, studio e divulgazione, le pagine dei suoi manoscritti, più difficili da comprendere ed apprezzare, non hanno avuto analoga sorte. Quando morì, il 2 maggio del 1519, Leonardo lasciò infatti oltre 120 volumi, molti dei quali sono andati perduti. Esistono almeno 5 mila pagine, la maggior parte delle quali contenente disegni ancora da interpretare, sparse tra l'Italia, la Francia, l'Inghilterra, la Spagna e gli Stati Uniti. La mostra interattiva Il laboratorio di Leonardo nella città ideale, in corso al Castello Visconteo di Vigevano, presenta il frutto del lavoro svolto negli ultimi cinque anni dagli studiosi Mario Taddei ed Edoardo Zanon. L'interpretazione di macchine mai approfondite prima piuttosto che la reinterpretazione di progetti già divulgati.

Una di queste macchine, del quale esistono documentazioni scritte da terzi sul fatto che abbia funzionato, è un Leone meccanico (Manoscritto H, foglio 22) costruito per camminare al cospetto del re di Francia Francesco I ed offrirgli dei gigli. Il 12 luglio del 1515 il nuovo re di Francia fece infatti il suo ingresso trionfale a Lione accolto dalla comunità fiorentini di mercanti e banchieri stanziatasi nella città. Fu Lorenzo di Piero de' Medici, che era finanziatore della comunità di Lione, che commissionò il leone a Leonardo. Si trattò di un omaggio al monarca con il quale papa Leone X (anch'egli appartenente alla famiglia dei Medici) intendeva stringere una salda alleanza. Progettato e costruito a Firenze per essere poi spedito oltralpe, la scelta cadde su quell'animale, il Leone, simbolo di entrambe le città. Anche la scelta dei gigli non è causale. Questi fiori ornano sia lo stemma di Francia (e di Lione), sia quello di Firenze.
Grazie agli studi di Taddei, l'esposizione presenta la prima ricostruzione in legno del Leone meccanico in scala reale (tre metri). Ma com'è stato possibile se si crede che i disegni di questo apparecchio siano andati perduti, trafugati o riutilizzati? Lo studioso ha identificato dei disegni abbozzati dal grande genio del Rinascimento nelle pagine dei codici che possono essere attribuibili a questo progetto.

Tradizionalmente, la "filologia macchinale" (partendo da disegni antichi si giunge alla loro interpretazione ed alla ricostruzione di modelli fisici) è il frutto di lunghi studi che si poggiano su figure professionali ben distinte e separate: lo storico della scienza, lo storico dell'arte, l'ingegnere meccanico, il progettista, il falegname, il modellista... L'interazione tra queste professionalità richiede tempo e fatica. Zanon e Taddei, due industrial designers, sono invece in grado di passare dallo studio dei manoscritti all'interpretazione delle macchine (svolta con modellazione e simulazione tridimensionale al computer), ai primi modelli fisici di studio fino a quelli espositivi all'interno del centro studi e del laboratorio di Leonardo3, di cui sono anche co-direttori scientifici e co-fondatori.

I manoscritti
La mostra, che chiuderà i battenti il 5 aprile 2010, porta all'attenzione del grande pubblico i più importanti manoscritti di Leonardo arrivati fino ai giorni nostri: il Manoscritto B, il Codice del Volo e il Codice Atlantico. E' la prima volta dal 1796 , anno nel quale furono trafugati da Napoleone Bonaparte che li trasferì da Milano a Parigi, che i documenti a noi pervenuti sono stati riuniti insieme grazie alla loro riproduzione in digitale.
"L3 Digital Codex" , "tecnologia Made in Italy avanzatissima sviluppata da Leonardo3 – come spiega Massimiliano Lisa, Ceo e President di L3 - consente di sfogliare direttamente le pagine di questi scritti e di comprenderne ed apprezzarne i contenuti che assumono grazie a modelli ed animazioni tridimensionali". Disegni 3D di grande impatto ed efficacia. Il disegno tecnico (del quale Leonardo può essere considerato se non l'inventore un illustre precursore), quello cioè di macchine e meccanismi, per poter essere apprezzato deve essere infatti illustrato. Il linguaggio scelto da Leonardo3 è quello visivo più all'avanguardia, che sicuramente userebbe anch'egli se vivesse ai giorni nostri: il disegno tridimensionale.

Manoscritto B - Foglio 39Sul Manoscritto B (probabilmente redatto tra il 1487 e il 1490), uno dei quaderni più antichi giunti sino a noi insieme al Codice Trivulziano, è stata realizzata un'operazione storicamente importantissima. Tutte le sue pagine sono state restaurate digitalmente e si presentano come quando Leonardo le aveva appena scritte (o quasi). E' stato inoltre riportato alla sua composizione di 100 fogli (ovvero prima che tra furti e smarrimenti ne venissero a mancare 16). Esso contiene progetti che spaziano tra macchine volanti, da guerra e da lavoro, e progetti architettonici. Tra questi, anche i disegni della cosiddetta Città ideale, da alcuni identificata con la stessa Vigevano "dove la presenza di Leonardo – spiega Ambrogio Cotta Ramusino nell'introduzione al catalogo - è sicuramente attestata nel febbraio-marzo 1494".

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14 settembre 2009
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