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Negba: viaggio tra le foto della Bulaj e le Vele di Ravą

di Marco Barbonaglia

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11 settembre 2009


Sembra quasi di poterli ancora vedere, dalle torri del castello di Otranto quando scendono le prime ombre della sera, i fantasmi delle navi di Ahmet Pasha. Gli spettri della flotta turca che galleggiano sull'acqua nera, increspata dal vento, cingendo d'assedio la cittą pugliese.

Si puņ, perfino, arrivare ad intuire il terrore che doveva farsi strada nei cuori dei salentini, mentre spiavano il baluginare delle luci tutto intorno al porto, in quell'abisso oscuro che conteneva, in una volta, cielo e mare. Non erano, tuttavia, gli uomini delle armate turche, le prime genti straniere a raggiungere quelle coste e, certo, non sarebbero state le ultime.

Dovevano infatti ancora trascorrere 1500 anni perché Gedik Ahmet Pasha si decidesse a muovere le sue navi verso occidente, quando i primi gruppi di ebrei approdarono all'estrema propaggine orientale della penisola italiana. Quella punta che, sporgendosi verso est, segna un confine invisibile con un Oriente verso il quale proiettarsi o dal quale arrivare. Da quel vasto mondo sconosciuto venivano nuove genti capaci di lasciare tracce tanto profonde da giungere fino a noi. Segni, impronte, influssi che sono tornati a vivere durante i quattro giorni del Festival della cultura ebraica, intitolato Negba, ovvero "verso sud", come la direzione presa da Abramo alla ricerca della Terra Promessa.

Una Puglia trasformata, per l'occasione, in una sorta di "Neghev d'Italia", pronta a ritrovare antiche radici, per altro gią rivitalizzate in centri come, ad esempio, Trani. Finita la kermesse vera e propria (convegni, rappresentazioni teatrali, concerti) rimangono in cartellone due mostre: la splendida Aure di Monika Bulaj e le "Vele" di Tobia Ravą.

Nelle stanze del castello di Otranto, trova posto la galleria d'immagini della fotografa, scrittrice e antropologa polacca. Un viaggio straordinario dal Maghreb al Monte Ararat, dall'est Europa a Gerusalemme, lungo il corso nascosto e misterioso un fiume sotterraneo denso di fede, riti, religione. Un universo fatto di simboli e di forze primordiali che emergono in luoghi diversi, creando connessioni inattese.

Monika Bulaj ci mostra confini segnati da luci ed ombre, dove trovano posto il fuoco, la vita, la morte, la danza, il sacrificio. Uno spazio senza fine nel quale le ritualitą pił diverse trovano sorprendenti punti di contatto. Modi differenti di intendere gli stessi elementi, come per esempio il velo portato dalle donne (e in alcuni casi anche dagli uomini religiosi) che diventa, di volta in volta, rappresentazione della separazione o del riconoscimento, dell'appartenenza o della sottomissione. Lo sguardo della fotografa indaga " luoghi e momenti in cui il sacro rompe i confini" come lei stessa sottolinea. Tutto questo attraverso una serie di immagini di straordinaria bellezza e poesia, capaci di suscitare emozioni profonde negli spettatori che avranno tempo di ammirare questi affascinanti lavori fino al 4 ottobre.

Terminerą, invece, il 22 settembre la mostra dedicata alle installazioni di Tobia Ravą, disposte nelle stanze del Castello Svevo di Trani. Una serie di "vele", realizzate in raso, che riportano le immagini di architetture, dipinte con numeri e lettere ebraiche, utilizzando un percorso ghematrico. Completano l'esposizione altre opere costruite con lo stesso procedimento ma che riproducono paesaggi naturali e alcune immagini in lightbox, a sottolineare l'importanza della luce come simbolo primo del divino.

In una sintesi originale di grafica, matematica e principi cabalistici, Ravą propone opere che si prestano a svariati livelli di lettura. Godibili sul piano puramente estetico anche dal profano, offrono invece all'iniziato simbologie via via pił complicate e affascinati, in piena sintonia con la straordinaria ricchezza e complessitą della cultura ebraica e, in fondo, della stessa Creazione.

"Aure. Immagini e riflessioni di Monika Bulaj".
Otranto, Castello Aragonese, dal 7 settembre al 4 ottobre. Orario: dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 20.
"Vele d'infinito. Installazioni di Tobia Ravą"
Trani, Castello Svevo dal 7 al 22 settembre. Orario: dalle 9 alle 19.
www.moked.it/negba

11 settembre 2009
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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