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Antonio Rezza «7-14-21-28»

di Francesca Motta

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30 dicembre 2009

Rompe, irrompe, spiazza, scheggia, frulla parole e scompiglia anime, strapazza il pubblico, è un fenomeno senza eguali, somiglia solo a se stesso. Si chiama Antonio Rezza, guai a qualificarlo attore è un performer, anarchico e amabilmente scorretto. Genialoide fuori da ogni schema, autore, cineasta, scrittore, in tandem con l’inseparabile compagna d’avventura, la scultrice-scenografa Flavia Mastrella, travolge il pubblico al Teatro Vascello di Roma, con il suo nuovo spettacolo da numeri a colori: “ 7-14-21-28”. Ragazzaccio scalmanato Rezza, classe 1965, è un vero animale da palcoscenico, traboccante, irruento, sciabordante, adrenalinico. Non è facile riassumere i suoi spettacoli senza trama lineare, azioni e quadri in sequenza, voraci, simultanei, pazzeschi. Bisogna vederlo con quel volto puntuto e furfante che come una maschera di lattice si deforma e trasfigura, la chioma inanellata e scarmigliata, il corpo parlante in movimento costante senza pace e tregua, il carisma da teatrante di razza, la parlantina roteante. Artista corrosivo, sanamente fuori di testa, fa accorrere miracolosamente frotte di giovani a teatro e chiunque cerchi nuovi linguaggi e salutari novità outsider. La Mastrella, complice alter-ego rezziana ha creato, come sempre, l’habitat della perfomance, rappresentando lo spazio come un ideogramma cinese con un’altalena che sottolinea il tema portante dell’impianto scenico basato su fluttuazione e tentennamento, un velo da sposa, drappi rosso sangue, rotanti, reti- bozzoli, corde, spaghi, lenzuola, sono i complementi necessari per l’esplosione del linguaggio del performer. Parossistico e surreale, le sue non sono mai movenze circensi, bensì gesti come prolungamento del pensiero e della parola. Rezza pantagruelico nel suo nuovo delirio cabalistico ben organizzato, affronta un tema a lui caro: L’uomo e la fatica di vivere. In questo caso sconfitto, tormentato, strepitante, senza dignità: “ Lo spazio diventa numero, per chi si vuole perdere, per chi rinuncia al filo del discorso che è lo stesso che ti impicca”. Proibito capire negli spettacoli della premiata ditta Rezza-Mastrella, inutile cercare significati razionali e codificabili, ognuno legge ciò che vuole. Seminudo, vittimizzando il povero Ivan Bellavista, una sorta di aiutante sul palco, Antonio squaderna una serie di sketch ferini e al fulmicotone, galleria di personaggi orrendamente comici: il sadico papà sull’altalena, l’operaio precario, il principe zoppo in una sarabanda da danza macabra di umanità grottesca e struggente. Pugni allo stomaco ben sferrati ed efferati, non c’è scampo, ti fai malissimo piangendo e sganasciandoti dalle risate. Gianburrasca diabolico del terzo millennio, colto luciferino e geniale, Rezza ammonisce “Qui non si racconta la storiella della buonanotte, qui si porge l’altro fianco. Che non è la guancia”. Vedere per credere.

“ 7-14-21-28”(mai) scritto da Antonio Rezza. Habitat di Flavia Mastrella. Assistente alla creazione Massimo Camilli. Disegno luci Maria Pastore. Regia di Antonio Rezza e Flavia Mastrella. Interpreti: Antonio Rezza, Ivan Bellavista. Produzione Compagnia Rezza Mastrella-Teatri91- Fondazione TPE-

In scena al teatro Vascello- Roma- fino al 3 gennaio.
9/21 febbraio Teatro Out Off Milano
19/20 marzo Teatro Puccini Firenze

http://www.rezzamastrella.com/

http://www.teatrovascello.it/

30 dicembre 2009
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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