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Pandemie / «One Health», ovvero globalizzare le cure

di Ilaria Capua

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L'emergenza e la diffusione del virus H1N1 pandemico è solo un esempio della urgente necessità di applicare e dare sostanza a una metodologia innovativa per la prevenzione e il controllo delle malattie infettive nell'era globalizzata. È ormai qualche anno che si sente parlare di questo nuovo concetto, condiviso e sostenuto dalle principali organizzazioni internazionali quali Oms, Fao e Oie e che rappresenta in poche parole un approccio olistico alle tematiche di salute pubblica. Fino a pochi anni fa, le malattie venivano catalogate anche in base all'origine geografica, alla specie colpite o magari alla stagionalità. Inoltre, in particolare per le malattie infettive, si riteneva che le due componenti centrali della malattia fossero il patogeno e l'ospite.
Oggi viviamo in un modo globalizzato, nel quale è possibile fare il giro del mondo in 24 ore, e ovviamente ciò non si applica solo agli esseri umani ma anche alle merci, alle derrate alimentari e ai "passeggeri" non umani quali insetti, topi e animali di vario genere. È chiaro che se l'Europa importa da paesi terzi prodotti di varia natura, oltre al rischio sanitario rappresentato dai prodotti stessi vi è quello rappresentato da serbatoi o vettori di malattia introdotti involontariamente sul territorio. Non è quindi più pensabile escludere a priori determinate malattie soltanto perché non si sono fino a oggi verificate sul territorio. Inoltre un ambiente climaticamente trasformato influenza inevitabilmente lo sviluppo e le migrazioni delle specie animali che lo abitano. È così che abbiamo importato la famigerata zanzara tigre che nell'arco di 10 anni si è diffusa a tutta la penisola. La zanzara tigre, non solo è stata importata ma ha anche trovato terreno fertile alla sua riproduzione e alla perpetuazione della sua specie, e oltre a essere molto fastidiosa è vettore di diversi agenti patogeni, considerati "esotici" come ad esempio la West Nile Fever (Febbre del Nilo), comparsa recentemente in Veneto ed Emilia Romagna.
Nell'estrema complessità degli equilibri che governano le interazioni fra patogeni, ospiti e ambiente, vi è un aspetto da trattare con maggiore riguardo. I patogeni sono molto più numerosi di noi umani dal punto di vista numerico, ma soprattutto si evolvono con estrema facilità, adattandosi e trasformandosi secondo regole che noi conosciamo solo in parte. Il patogeno, non riconosce l'ospite come tale, ma riconosce il recettore che gli permette di "salire a bordo" dell'ospite. Paradossalmente è come se si dicesse che i patogeni riconoscono la fermata dell'autobus ma non il numero della corsa e quindi possono essere trasportati ovunque da autobus di città o tram, ma anche da pulmini o autobus da turismo. Ai patogeni non interessa il mezzo su cui viaggiano, ma interessa soltanto diffondersi per perpetuare il loro patrimonio genetico e garantire la sopravvivenza della loro specie. La rivista «Nature», qualche tempo fa pubblicò un articolo che analizzava i patogeni che avevano minacciato l'umanità nel ventennio precedente, indicando che nel 70% dei casi i patogeni provenivano dal serbatoio animale. L'uomo quindi si deve considerare (soprattutto dal punto di vista recettoriale) come un ospite naturale dei patogeni animali, i quali trovano percorsi sempre diversi per passare da un "autobus" all'altro, proprio, come sta facendo il virus pandemico A/H1N1 il quale è emerso dal serbatoio animale per poi passare nell'uomo – e nel contempo continuare a infettare numerose altre specie animali.
Tornando a noi, il concetto di "One Health" si prefissa l'obiettivo di considerare la salute pubblica come il frutto delle interazioni fra ospiti (uomini, animali e piante), patogeni (virus, batteri e protozoi) e l'ambiente in senso lato. Non è quindi più possibile considerare un episodio di malattia come evento disgiunto da ciò che accade nel serbatoio animale (compresi gli invertebrati) e nell'ambiente. Soltanto in questo modo si potrà agire attivando dei sistemi di prevenzione integrati e affrontare il problema alla fonte anziché quando è ormai un problema di salute pubblica conclamato. È necessario quindi, che le discipline mediche (medicina umana, medicina veterinaria e farmacia) comprendano l'importanza dell'integrazione fra di loro e nel contempo con le discipline che studiano l'ambiente poiché sono ormai interdipendenti e interconnesse in maniera irreversibile.
Epidemiologa

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