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Massimo Bubola: «Ritorno al mio West»

di Michele Monteverdi

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5 febbraio 2010
Massimo Bubola

Quasi trent'anni sono passati da quando musicava lo sterminio indiano ne «Il fiume Sand Creek» insieme all'amico Fabrizio De André. Adesso Massimo Bubola torna al West con «Chupadero!». Un disco firmato Barnetti Bros. Band, supergruppo country rock che, oltre allo stesso Bubola, comprende il musicista e produttore americano Jono Manson e i cantautori nostrani Massimiliano Larocca e Andrea Parodi. In arte Vince, Giovannino, Sonny e Billy Barnetti. Una famigliola di italoamericani dal grilletto facile che pare uscita da un film di Sergio Leone. Come le storie di fuorilegge, vagabondi e irregolari a cavallo tra Italia e America che si alternano nelle undici canzoni (inclusa una cover de «Il bandito e il campione») che compongono il disco.

Quando è nata la Barnetti Bros. Band?
Ho iniziato a suonare la chitarra elettrica in una band a Borgo Venezia, un quartiere popolare di Verona dove il rock era lo sport nazionale. Da allora, ho sempre sentito la nostalgia di un gruppo. L'anno scorso ho incontrato Massimiliano, Andrea e Jono in provincia di Como. Tutti loro condividevano con me questa nostalgia. Così abbiamo deciso di costruire questa avventura e siamo partiti.

Cos'è il Chupadero?
È la località a 2.700 metri di altezza a nord di Santa Fe, in New Mexico. Lì abbiamo registrato il disco, nello studio di Jono. Soprattutto, però, è un luogo sacro per Apache e Navajo.

Pur suonando country, folk e perfino rock'n'roll, l'album resta sempre ancorato alla migliore tradizione cantautorale italiana...
Come Wim Wenders ha fatto film sull'America con un gusto profondamente europeo, così noi possiamo elaborare questa musica e riproporla agli stessi che l'hanno inventata. Anche Romanticismo, Impressionismo o Surrealismo non sono nati in Italia, ma hanno avuto contributi anche dal nostro paese.

Cos'è per lei il West?
È da dove viene il tempo che verrà. Frontiera e ignoto, così come erano concepiti dal mondo greco, latino e medievale. Ed è l'avventura che ci annegò di cinema, rock'n'roll, ventate di libertà e sogni per ragazzi.

I brani del disco imbastiscono una mitologia fatta di vagabondi e banditi come il maremmano Domenico Tiburzi e il romagnolo Passator Cortese. Un'attenzione per gli emarginati che ricorda il De André che lei conosce bene...
Sì, ma prima di lui vennero altri grandi scrittori di ballate come Omero, Esiodo, Erodoto, Apollodoro, Ovidio e Apuleio. I cantastorie medievali e i troubadours provenzali. Francois Villon e le ballate da osteria e prostribolo dei Clerici vagantes. Gli storytellers di area inglese, scozzese, irlandese e la letteratura picaresca in Spagna. Quindi le ballate noir di Brassens che tanto influenzarono Fabrizio. Prima e dopo tutto questo c'è lo specchio gigante di Bob Dylan, che metabolizzò ettolitri di poesia antica e moderna e musica folk. Per finire con Nick Cave.

Perché parlare di outsider?
Quando Omero cantava la sua «Odissea» sapeva che non avrebbe avuto attenzione se non avesse parlato di argomenti estremi come eroi e dei. Soprattutto sangue. Molto sangue. Queste tematiche hanno sempre riguardato pure il teatro tragico. Dai greci a Shakespeare e Racine. Fino a tragici dei giorni nostri come Orson Welles e Clint Eastwood. Potenti storie per colpire l'animo di gente spesso poco disposta ad ascoltare.

Dopo il country di «Chupadero!», a marzo pubblicherà «Romagna nostra», un mini album di classici del liscio riveduti e corretti. C'è un filo conduttore in questi progetti?
La rivisitazione della musica popolare costituisce la principale fonte di ispirazione di gran parte del moderno songwriting di qualità. Inoltre, rispetto molto la musica da ballo. Nella mia carriera ne ho scritta parecchia. Per esempio, la square dance «Il cielo d'Irlanda».

Dobbiamo aspettarci altri album dai fratelli Barnetti?
Sì, se Dio vorrà! La Barnetti Bros. Band vuole essere una tavola imbandita tra scrittori di ballate di qua e di là dall'oceano. Salute permettendo, abbiamo tutta l'intenzione di portare avanti questa bella cena!

Invece, il "solo" Bubola a cosa sta lavorando in questo momento?
Al mio orto! Ora è gelato, ma riesce comunque a darmi qualche vegetale soddisfazione. Credo però che più avanti ritornerò a occuparmi di poesia in musica.

«Chupadero!»
Barnetti Bros. Band
Eccher Music/Universal
www.barnettibrosband.com

5 febbraio 2010
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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