«La mia storia inizia a Livorno, la città dove sono nato e dove ho imparato a fare il rabbino». Sono parole di Elio Toaff, il rabbino emerito di Roma, che oggi compie 95 anni. In occasione di questa festa, la comunità ebraica ha deciso di dedicare una mostra, o meglio un omaggio, alla figura di questo «grande ebreo italiano». L'allestimento, curato da Daniela Di Castro e Caterina Napoleone, si potrà visitare fino al 29 giugno al Museo Ebraico.

È proprio dalle origini, da Livorno, che si parte in un immaginario viaggio che ripercorre le tappe salienti della lunga vita del rabbino attraverso fotografie d'epoca e documenti d'archivio provenienti per lo più dai cassetti di casa Toaff. Elio è a sua volta figlio di un rabbino, Alfredo Sabato Toaff, che è anche un letterato che si è avvicinato alla cultura con maestri del calibro di Giovanni Pascoli. Sulle orme paterne, Elio si "diploma" rabbino, e riesce nonostante le leggi razziali, anche a laurearsi a Pisa in giurisprudenza nel 1939. Una figura, quella del padre, che ricorre in molti documenti della mostra, a dimostrazione di quanto sia stato importante per Elio Toaff, che a lui chiedeva consiglio anche per le piccole difficoltà quotidiane.

Così si forma quello che è destinato a essere un grande uomo: di cultura, di fede, della politica internazionale. È l'anno dell'entrata in guerra dell'Italia, il 1940, quando Elio diventa rabbino di Ancona. Allo stesso tempo inizia un'altra grande avventura con il matrimonio con Lia Luperini, una grande donna che gli darà tre figli e che sarà un'altra figura cardine nella vita di Toaff. Poi le lotte partigiane, la morte scampata per un soffio in più di un'occasione (in mostra si vedono perfino i documenti falsi che Toaff utilizzò per passare le linee nemiche), la fine della guerra e la difficile ricostruzione di una comunità dilaniata.

Alla fine della guerra, Toaff diventa rabbino capo a Venezia, dove istituisce un Museo Ebraico. Inizia anche a insegnare lingua e letteratura ebraica all'universita Ca' Foscari. E in questo periodo compie un grande gesto politico, oltre che culturale: salva gli arredi del tempio di Conegliano Veneto, destinato alla distruzione, mandandoli a Gerusalemme, dove sono tuttora.

È nel 1951 che arriva a Roma come rabbino capo. Un rabbinato che è durato cinquant'anni, fino al 2001 quando Toaff si è dimesso. Profondi i segni lasciati da questo uomo sulla comunità ebraica. Dalle scuole ai centri di assistenza, al museo, ma anche agli atti storici e politici che Elio Toaff ha compiuto. Un momento su tutti: la visita di Papa Giovanni Paolo II alla sinagoga di Roma nel 1986.

Museo Ebraico di Roma
Mostra: "Auguri a Rav Toaff: omaggio a un grande ebreo italiano"
A cura di Daniela Di Castro e Caterina Napoleone
Dal 5 maggio al 29 giugno 2010
www.museoebraico.roma.it