Addio Catuzzi, il pioniere della zona

* Goal.com *

Enrico Catuzzi mai avrebbe immaginato di essere tradito da quel cuore di cui andava orgoglioso, quando, occhio fisso sul cronometro, macinava chilometri di footing nella villa comunale di Foggia, l'oasi di felicità che si era meritato nell'estate '94, per l'unica chiamata ricevuta dalla serie A. Chiusa anzitempo la carriera di calciatore, per un serio infortunio, a metà degli anni '70 Catuzzi cominciò ad allenare, proponendosi come uno dei pionieri del gioco a zona, con il 4-3-3 predicato ai giovani dei vivai di Parma, Palermo e Bari. Proprio in Puglia, dopo l'esonero di Renna, nell'81 il presidente Matarrese gli affidò la panchina della prima squadra in B. Nella stagione successiva, puntando sui ragazzini che aveva plasmato nella «Primavera», sfiorò con il Bari la promozione in serie A. Nicola Caricola, ceduto alla Juventus per 3 miliardi, De Trizio, Loseto, Armenise, Frappampina, erano le creature di Enrico.Aveva paura di viaggiare in aereo, non se ne vergognava: così, anticipava la squadra, partendo in treno e spesso anche in auto. Dopo Varese, Pescara, ancora Bari e Piacenza, era sceso in C1, a Mantova, poi tentò fortuna nel vivaio della Lazio e ancora in C1, con Vis Pesaro e Leffe. Catuzzi non amava apparire troppo, esibirsi per guadagnare popolarità; quando gli si chiedeva un'intervista, metteva subito i paletti. «Per quanto ne abbiamo? Vabbene, dai, facciamo in fretta...». Eppure, da buon emiliano, era un grande comunicatore, giusto quello che serviva al Foggia del dopo Zeman: Casillo e Pavone scommisero su Enrico e gli regalarono la gioia dell'esordio su una panchina di serie A. A bordo campo, seduto nella Fiat 850 presa in prestito da un garagista, parlava del suo calcio, si dichiarava innamorato pazzo del suo lavoro. «Datemi un campo, solo sul campo non ho paura, lì posso confrontarmi con tutti». Arrivederci e grazie, Enrico.Fonte: Gazzetta dello Sport