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Carling Cup, Arsenal-Chelsea 1-2: Per Mourinho ennesimo trionfo

* Goal.com *

La Coppa di Lega inglese venne inventata da Alan Hardaker, che fu segretario della Football League dal 1957 al 1979. Hardaker, conosciuto come il “Padrino del football”, inventò una coppa che si presentava come un ‘alternativa alla Fa Cup, con un’ulteriore possibilità di visibilità per le squadre delle serie minori, che spesso hanno dato vita a vere e proprie favole giunte sino al mitico capolinea dell’Empire Stadium di Wembley. Come nella prima edizione, quella del 1960.61, quando la matricola – underdog dicono gli anglosassoni – Rotherham United, proveniente dalla Second division – la nostra C1… - arrivò sino alla finale per giocarsela, perdendo, contro il ben più blasonato Aston Villa. L’anno successivo la favola divenne ancora più brillante, con il Rochdale che divenne la prima formazione di Quarta divisione – il nostro Campionato Nazionale Dilettanti – a raggiungere Wembley. Immaginatevi il Fanfulla Lodi che, dallo stadio Dossenina con i suoi 4.000 posti, arriva fino all’Olimpico di Roma a giocarsi la Coppa Nazionale contro una squadra di serie B… Sì, perché quell’anno l’antagonista fu il Norwich che non militava ancora nella massima divisione… Emozioni da calcio d’Oltremanica… Inizialmente le sfide finali si giocavano con il sistema del doppio match, nel 1967 per la prima volta ci si trasferì a Londra per la finale unica nel Tempio. Fu una squadra storica, seppur non fra le più importanti, il West Bromwich Albion, ad aggiudicarsi il trofeo, ai danni dell’West Ham. Fu anche il primo anno che la coppa di Lega diede accesso diretto all’Europa. Negli anni Ottanta arrivò disgraziatamente l’era degli sponsors, e la Coppa di Lega divenne The Milk Cup; erano gli anni del grande Liverpool, quello di Terry McDermott, Kenny Dalglish e Charlie Souness, che vinse quattro edizioni di fila fra il 1981 ed il 1984. Nel 1987, e per quattro edizioni, divenne The Littlewoods Cup ed il mattatore fu il Nottingham Forest di Brian Clough che vinse due edizioni consecutive. Gli sponsors cambiarono, prima la Rumbelows, poi la Coca Cola, quindi la Worthington, per arrivare, infine all’attuale Carling Cup, senza che però si arrivasse mai ad avere un autentico dominatore. Nel 2001, per la prima volta la Coppa si allontanò da Londra, da Wembley, dal suolo inglese, per la ricostruzione del mitico Empire Stadium. Si emigrò in terra che gli inglesi non considerano straniera, ma i gallesi sì, a Cardiff, in un altro stadio dove si respira profumo di leggenda, il Millennium Stadium, proprio quello stadio che venne costruito nel 1999 per sostituitre l’Arms Park, il tempio del rugby e delle grandi imprese dei gallesi proprio contro gli inglesi.Oggi, nella capitale gallese, si affrontano due grandissime del calcio britannico, l’Arsenal ed il Chelsea, due squadre londinesi, due grandi rivali, due pezzi di storia del calcio mondiale. I Gunners hanno vinto due volte la manifestazione, i Blues tre volte, Mourinho e Wenger affrontano con due diverse filosofie la finale che si svolge in un ambiente unico con 81.000 spettatori sugli spalti e molti rimasti lungo la strada per i ritardi accumulati dai treni sulla linea Londra-Cardiff. Il portoghese si affida a tutti i suoi grandi campioni, mentre il francese si affida a tutti quei ragazzini che sono arrivati sin qui eliminando niente meno che Liverpool e Tottenham. Un 4-3-2-1 con Walcott ed Aliadiere alle spalle di Baptista e grande fiducia ai ragazzini Diaby, Traore e Denilson, mentre il Chelsea si schiera con il 4-4-2 a rombo con tutti i fenomeni in campo, da Ballack a Sheva, da Drogba a Lampard, a tutti gli altri “milionari”.Subito una partita maschia, assai combattuta a centrocampo, come si conviene a qualsiasi partita inglese, con un  Arsenal subito più in ritmo ed un Chelsea più in affanno e meno padrone del campo di quanto sia abituato. Già all’11’ Cech è costretto a superarsi su Baptista, prima che Theo Walcott, l’idolo dell’Emirates stadium, il più giovane di tutti, nell’azione successiva batta il portiere ceco con un rasoterra secco, segnando addirittura il primo gol della carriera, battendo il record di precocità che apparteneva ad un mostro sacro come l’irlandese Norman Whiteside. Ma in Inghilterra le emozioni non si fermano mai ed al 20’ Ballack dà un filtrante eccezionale a Drogba che non ha problemi a battere Almunia con la freddezza del Cobra che lo contraddistingue. Il primo tempo prosegue in grande equilibrio, con un Arsenal più offensivo e più divertente ed un Chelsea molto quadrato pronto a coprire ed a ripartire.Riparte subito fortissimo l’Arsenal con una grande occasione al 2’ per Diaby, sfortunato eroe tornato sulla ribalta, con Cech, altro redivivo che con un miracolo nega al francese il gol della rinascita. Subito dopo è Cesc Fabregas a provare il diagonale vincente, ma la palla si perde di poco sul fondo. Al 57’ il Chelsea perde la sua anima, il suo simbolo, il suo capitano, “J.T.” John Terry, per il quale, dopo una botta tremenda, è necessario addirittura l’ossigeno prima di lasciare il campo. E mentrre la barella si allontana dal campo con il nazionale inglese privo di sensi, è da brividi l’applauso corale degli 80.000 di Cardiff, una cosa inimmaginabile nel calcio malato e sporco in cui siamo abituati a vivere… Ma i Blues non si perdono certo d’animo e sospinti dal neocapitano Lampard cercano con forza il gol della vittoria. Lo sfiorano al 68’ con il Leone di Abidjan. Didier Drogba, lo accarezzano cinque minuti dopo con Lampard che scuote la traversa con una botta da fuori, lo trovano a sette minuti dalla fine con una stupenda incornata di Didier Drogba su traversone di Robben che non lascia scampo ad Almunia. Così come nella Community Shield del 2005 è l’ivoriano a decidere la sfida con i Gunners con una doppietta, dando a Mourinho l’ennesimo trionfo della sua avventura in Gran Bretagna: Per l’Arsenal rimane la soddisfazione di una partita giocata dai giovani contro uno squadrone di campioni con  grande dignità e coraggio, al punto di poter dire che conoscevamo uno squadrone che giocava ad Highbury e che oggi abbiamo imparato ad apprezzare una squadra di blasone in grado di affrontare una finale di Coppa di Lega come si chiamasse non Arsenal Fc, ma Tranmere Rovere o Oldham Athletic, Rochdale o Rotherham United, con la stessa umiltà e la stessa dedizione… Perché il calcio britannico è così, fascino allo stato puro, dentro e fuori dal campo… Nonostante le tensioni finali, corollario normale di una finale così importante.MATTEO ASQUASCIATIARSENAL: Almunia 6,5; Tourè 6,5, Hoyte 6, Senderos 7, Traore 6,5 (65’ Eboue 6); Diaby 6,5 (67’ Hleb 6), Denilson 6, Fabregas 6,5; Walcott 7, Aliadiere 5,5 (81’ Adebayor s.v.); Baptista 5 ALLENATORE: Wenger 7CHELSEA: Cech 6; Diarra 6, Carvalho 6, Terry 6,5 (57’ Mikel 6), Bridge 6,5; Makalele 6 (46’Robben 6), Essien 6,5, Ballack 6, Lampard 6,5; Drogba 8, Shevchenko 5 (98’ Kalou s,v,)ALLENATORE: Mourinho 6RETI: 12’ Walcott 20’ e 83’ DrogbaARBITRO: Mr. Howard Webb 7SPETTATORI: 81.111, ben oltre la capienza del Millennium StadiumAMMONITI: Essien, Carvalho, Lampard (C), Denilson, Fabregas /A)ESPULSI: Tourè (A) e Mikel (C) per reciproche scorrettezze, Adebayor (A) per intemperanze



 

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