Bigon: «Ho trasformato Sion in una piccola Napoli»

* Goal.com *

S ion fa ancora rima con Bigon. Come dieci anni fa, quando l'ultimo allenatore del Napoli con lo scudetto (1990) regalò il titolo di campione di Svizzera a questa piccola città di 30.000 abitanti. Da allora il Sion si era perso per strada, mentre Bigon ne aveva scelta un'altra. Ma oggi fanno festa insieme, sognando un nuovo futuro in coppa Uefa: un autentico miracolo, ripensando al giorno in cui è ricominciata l'avventura svizzera dell'ex milanista, campione d'Italia della stella nel 1979. Bigon, che cosa ha fatto negli ultimi anni? «Dopo l'amara esperienza in Grecia nel 2000, quando venni esonerato dall'Olimpiakos in testa a 7 giornate dalla fine, avevo deciso di smettere. Ho aiutato Foti a organizzare una rete di osservatori in giro per il mondo, perché diventammo amici quando allenai la Reggina e lui era un giovane dirigente. Poi quest'anno, vista la penalizzazione, avevamo deciso di fermare tutto. E siccome non si vive soltanto di golf e nipotini, quando è in febbraio arrivata la chiamata del Sion sono tornato, anche se avevo tanti dubbi». Perché aveva dubbi? «Perché 7 anni senza allenare mi sembravano tanti e poi la squadra era messa male. Era appena tornata in A ma era lontanissima dalle prime, in crisi tecnica e psicologica, aveva già cambiato quattro allenatori. Invece è andato tutto bene. Abbiamo fatto una rincorsa incredibile, nelle ultime 7 partite ne abbiamo vinte 5, pareggiata una e persa una. Siamo arrivati terzi e non era mai successo che una neopromossa arrivasse terza, con la possibilità di tornare in Europa». Quali sono le sue ambizioni adesso? «Intanto, mi godo anch'io le feste. Sion è considerata la Napoli svizzera, perché qui c'è un entusiasmo incredibile: vengono allo stadio 15.000 persone cioè la metà della città». I dubbi sulla ruggine sono passati? «Questa è stata la soddisfazione più bella. Quando sono tornato, ero un po' preoccupato, anche perché avevo lasciato un buon ricordo. E invece è filato tutto liscio e persino mia moglie si è stupita vedendo il mio entusiasmo. Ho capito di essere ancora un allenatore, anche perché il calcio è semplice. Non si inventa nulla». Suo figlio Riccardo è team manager della Reggina, il Milan ha vinto la Champions e il Napoli sta per arrivare in A: per lei è un anno magico... «La vera impresa, più grande anche della mia, è della Reggina e sono felice per Foti e mio figlio. Il Milan mi è rimasto nel cuore e ho goduto per la coppa. Adesso manca soltanto la promozione del Napoli del mio amico Reja con cui ho giocato nella Spal e poi potrò dire che per me è stato davvero un anno indimenticabile».Fonte: Gazzetta dello Sport