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L'Europa che ci aspetta: Arsenal, l'inizio di una nuova era

* Goal.com *

La questione l’aveva posta per primo Nick Hornby nel 1992 con il suo romanzo che divenne leggenda della letteratura sportiva, Febbre a 90’: “Guarderò qualsiasi partita di calcio, in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo, sotto qualsiasi tempo”. L’Arsenal dei sogni, quello di Titì Henry, finalista appena due anni fa in Coppa dei Campioni, è destinato a cedere il passo a quello della Nuova Era. Il tifoso medio della North Bank non ha gradito più di tanto: ha sempre visto nell’internazionalismo dei Gunners una forza che avrebbe potuto cambiare il mondo del calcio, se solo avesse spostato le sue crescenti riserve dall’investimento in giovani sconosciuti a quello in qualche stella affermata. E l’unica che c’era è partita per Barcellona.Il piano finanziario basato sulla costruzione dell’Emirates Stadium è stimato in centinaia di milioni di sterline nei decenni a venire, ma per i primi reali ritorni bisogna ancora aspettare, perché i Gunners si ritrovano ancora nella fase di rientro dall’esposizione dell’investimento. Comunque sia, su simili somme si può costruire una leva finanziaria che ne moltiplicherà almeno per quattro o cinque volte l’impatto. E i tifosi dell’Arsenal questo pare che lo abbiano capito ed accettato in prospettiva, ma la rinuncia ad Henry – desideroso di vincere, e subito – sembra essere troppo costosa, quanto meno sotto un profilo sentimentale.L’acquisto del brasiliano naturalizzato croato Eduardo da Silva, zavorrato dal raffronto con la partenza, è stato il tentativo di conciliare le contraddizioni fra buone intenzioni e dure realtà che l’intervento comunque cospicuo dello sponsor saudita ancora non è riuscito a sanare. E’ lo scotto da pagare. Arsène Wenger ha prima auspicato un reinvestimento in una stella della somma – ventiquattro milioni di euro – incassata dalla cessione del centravanti francese. Ma poi ha dovuto scontrarsi con le eccessive valutazioni della maggior parte dei grandi attaccanti presenti nel panorama mondiale, la fisiologica dinamica del mercato del calcio moderno. Quella dinamica che ti fa spendere cinquanta miliardi delle vecchie lire per un buon centravanti, ma assolutamente normale, e che fa sì che la valutazione tecnica di un giocatore sia data non dalle sue reali capacità, ma dal valore dell’asta che gli si scatena intorno; così accade che il Barcellona spenda quella cifra per assicurarsi un fenomeno del valore del francese e che qualcun altro spenda trenta milioni solo perché due o tre grandi clubs si sono interessati ad un difensore normale, fino all’altro ieri egregio Signor Nessuno. Un vero e proprio spot per rassicurare chi parla – con ipocrisia e noncuranza – di moralizzazione dei prezzi, un’autentica zavorra per chi, come l’Arsenal Football Club, cerca di investire denari per dare solidità ad un’azienda, senza sacrificare il risultato sportivo – il quarto posto in Premier della passata stagione, chiaramente di transizione, parla da solo – ma senza sottostare a squilibri che portano ad eccessi inconfessabili dai quali poi difficilmente ci si può sottrarre.Sono i segni di un’Europa che, non solo nel calcio, rimane scissa tra chi vuole libertà finanziaria, ma non integrazione legislativa per quel che riguarda le regole e chi non rinuncia ad aggiungere l’aggettivo equo all’economia di mercato. Forse perché, per chi lucra commissioni miliardarie sul trasferimento della merce giocatori di pallone, l’importante è che tutti si comprino e si vendano il più spesso possibile, non importa ad opera di quali spinte ed in funzione di quali obiettivi, con una progressiva esclusione dagli interessi e dai centri di mercato di tutte quelle società che si sono spinte verso una modernizzazione degli assetti socio-finanziari della loro azienda produttrice di football.L’Arsenal, in ogni caso, si trova a metà di questo valico. Sogna di entrare in quel gotha sempre più ristretto – in quest’ottica si dovrebbe in realtà leggere l’operazione “Emirates” -, ma si trova a fare i conti con una situazione finanziaria esposta che non gli può ancora permettere il grande salto.Uno scenario transitorio su cui influirà non poco il risultato sportivo del preliminare di Champions perché, anche se la squadra costruita per la stagione entrante non consente sogni di gloria, fallirlo potrebbe inevitabilmente rallentare l’ingresso nella Nuova Era, quella che sicuramente alla generazione di Nick Hornby non potrà piacere.Matteo Asquasciati  LA ROSA DELL’ARSENAL FC 2007-2008PORTIERI: Jens Lehmann (1969), Manuel Almunia (1977), Łukasz Fabiański (1985)La porta dei Gunners resta salda fra le esperte mani di Jens Lehmann, che con il passare degli anni ha limato parecchio la tendenza alle papere: come il buon vino, Super Jens da Essen è migliorato invecchiando. Almunia è una buona alternativa, dopo la partenza di Mart Poom per Watford, ma il futuro arriva dal Legia Varsavia e si chiama Fabiański: a ventidue anni, già quattro presenze nella nazionale  polacca ed un grande avvenire davanti a sé.  VOTO 7DIFENSORI: Bacary Sagna (1983), Kolo Abib Touré (1981), Philippe Senderos (1985), William Gallas (1977), Johan Djourou (1987), Gaël Clichy (1985), Emmanuel Eboué (1983), Justin Hoyte (1984), Kerrea Kuche Gilbert (1987), Armand Traoré (1989), Håvard Nordtveit (1990)L’unico movimento di rilievo è in entrata, con l’arrivo del ventiquattrenne nazionale francese Sagna dall’Auxerre, un terzino destro tecnico e potente che va senz’altro a rafforzare il reparto arretrato londinese, sempre più transalpino. In uscita, da segnalare la partenza per Colchester del talentino Connolly, mandato a farsi le ossa nel Championship. VOTO 7CENTROCAMPISTI: Francesc “Cesc” Fàbregas Soler (1987), Tomáš Rosický (1980), Fredrik Ljungberg (1977), Aliaksandr Hleb (1981), Denilson Pereira Neves (1988), Mathieu Flamini (1984), Alexandre Song Billong (1987), Gilberto Aparecido da Silva (1976), Mark Randall (1989)Quattro milioni di euro sono arrivati per la cessione a titolo definitivo al Birmingham di Fabrice Muamba, altri sei potrebbero arrivare dalla cessione di Ljungberg, per il quale c’è la fila. A quel punto Wenger deciderà se trovare – con estrema calma – un ulteriore per un centrocampo già forte e molto equilibrato con la classe di Fàbregas e Rosický e la solidità di uomini come Flamini, Hleb e Gilberto Silva.  VOTO 7,5ATTACCANTI: Eduardo Alves da Silva (1983), Robin van Persie (1983), Emmanuel Adebayor (1984), Nicklas Bendtner (1988), Theo James Walcott (1989), José Antonio Reyes (1983)Si dia il via alla nuova era. Dolorosissimo addio quello a Thierry Henry, un po’ meno quelli a Lupoli e Aliadière, Arsene Wenger ha deciso di ricominciare da un brasiliano esploso in Croazia, per il quale sono stati versati alla Dinamo Zagabria niente meno che ventiquattro milioni di euro: Eccesso? Forse sì, comunque Eduardo Silva è uomo da 73 gol in 104 partite con i Plavi e con i suoi ventiquattro anni appena compiuti ha enormi margini di miglioramento. Si vocifera da tempo di un forte interessamento dei Gunners per Rodrigo Palacio, ma sembrano fantasie, d’altra parte Wenger non fa mistero di puntare moltissimo sulla linea verdissima: grande spazio verrà probabilmente concesso al gioiellino di casa Walcott ed al danese Bendtmer, gigante di 191 cm reduce da un’esperienza esaltante a Birmingham.  VOTO 7LA PROBABILE FORMAZIONE (4-4-2): Lehmann; Sagna, Gallas, Touré, Cliché; Hleb, Fàbregas, Gilberto Silva, Rosický; Eduardo Silva, Adebayor.  Allenatore: Arsène Wenger.Matteo AsquasciatiPRECEDENTI PUNTATEBayern Monaco Manchester UnitedStoccardaLiverpoolLioneReal Madrid



 

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