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«Troppo facile sparare sui derivati»

di Mario Margiocco

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29 maggio 2009

«Tutte le scappatoie che le vecchie regole lasciavano sono state ampiamente sfruttate, e abbiamo visto i risultati», dice Jean Tirole, 55 anni. Direttore della Scuola di economia di Tolosa, in Francia, di formazione Mit dove tuttora insegna, ex presidente della European economic association, Tirole è fra i massimi esperti mondiali di regole finanziarie. Sulle nuova regole si sta giocando soprattutto negli Stati Uniti una partita cruciale, per ora non chiarissima.

Si tratta di rimettere su binari accettabili cartolarizzazioni e derivati, i due grandi pilastri della nuova finanza, due tecniche finanziarie che avevano creato un mercato Otc (Over the counter, fra due parti e senza regole) da 600mila miliardi di dollari, con relative laute commissioni bancarie. Queste pagate sul nozionale, cioè sulla somma dei contratti, oggi potenzialmente 450mila miliardi, equivalente a un sottostante reale di circa 30mila miliardi. Le banche cercano di salvarne il più possibile, naturalmente, perché è l'unica oggi fonte interessante di utili corposi. Ma c'è anche chi dice che occorrerebbe, per far ripartire questi mercati come sta avvenendo, avere un'analisi chiara e condivisa delle cause del disastroso 2007-2008, in modo da evitare le grandi trappole in cui invece il sistema è cascato.

«Sarebbe molto meglio se invece di concentrarci su come risollevare un'istituzione finanziaria fallita - dice Lynn Stout, docente della Law School della Ucla, in California, specializzata in normativa finanziaria - ponessimo più attenzione su come evitare che le banche si mettano in condizione di fallire». Ma la spinta da Wall Street è al momento quella di ripartire. Anzi, il mercato è già ripartito, e il Tesoro di Washington vede ovviamente con favore la ripresa di fonti di liquidità per gli istituti malconci. Il risultato, però, è che al momento le regole le stanno riscrivendo soprattutto le grandi banche, che vogliono mantenere un club ristretto di operatori Otc, dove la sola JP Morgan controlla quasi il 50% del mercato.

Solo per alcuni derivati, e nella versione standardizzata, cds in particolare, è prevista al momento una clearing house. In posizione vincente è l'Intercontinental exchange, Ice, che con l'appoggio del ministro del Tesoro Tim Geithner ha battuto la concorrenza Nyse e Cme, il Chicago mercantile exchange. L'Ice è strettamente legato alle maggiori banche di Wall Street, con le quali dividerà i profitti. Per il resto del mercato resterà la formula Otc classica, oppure via alcuni Central counterparty (Ccp), una sorta di terreno neutro fra i due contraenti. Il ruolo di Ccp, si prevede, verrà assicurato dalle attuali grandi banche.

Nel dibattito che sul tema generale della crisi si sta conducendo sulle pagine del Sole 24 Ore si confrontano due tesi. Chi dice che il 2007-2008 ha rappresentato un incidente di percorso, pesante ma recuperabile. E chi sostiene invece che occorre cambiare, e che il capitalismo finanziario non potrà essere più lo stesso. Occorrono regole migliori e più stringenti a volte, ma il mercato non va messo in una camicia di forza, è la tesi di Tirole.

In Europa, dove due giorni fa la Commissione Ue ha presentato le sue linee d'azione, più che le regole è mancata a volte la loro applicazione, che ha consentito ad esempio a numerose banche di indebitarsi all'eccesso, in alcuni casi più che negli Usa. Negli Stati Uniti invece si è assistito da oltre 20 anni a un attacco alle regole, che erano state in gran parte scritte o comunque ispirate da principi adottati durante il New Deal. E al momento, dato il peso di Wall Street a Washington, non c'è chiarezza, nonostante gli impegni in sede di G-8 e G-20. «Le banche sono di nuovo all'attacco in fatto di pressioni politiche, e vedono le nuove regole in modo molto chiaro: nulla di veramente significativo», dice Simon Johnson, docente al Mit, ex capo economista Fmi, consulente del Congresso e uno dei critici più decisi di Wall Street e di Geithner.
Jean Tirole è uno dei massimi esperti mondiali sulle regole finanziarie, tema sul quale ha dibattuto recentemente anche alla Fondazione Mattei di Milano. La nuova finanza è stata o no nei fatti un caso di capitalismo deviato? E che cosa occorre per riportarla nel giusto alveo, senza penalizzare il suo potenziale innovativo? Jean Tirole ha alcune risposte.

Prima di scrivere nuove regole, è importante o no capire fino a che punto quanto accaduto è frutto di moral hazard, di eccesso di rischio cioè da parte di alcune mani forti convinte che qualcuno comunque le avrebbe salvate, e fino a che punto si tratta invece di evidenti errori di giudizio?
Dobbiamo riscrivere le regole, migliori, non necessariamente più abbondanti. Le molte scappatoie esistenti sono state sistematicamente utilizzate. I testi avevano descritto tutti i rischi possibili del moral hazard, cioè di un comportamento irresponsabile alla fine, eppure ben pochi nella comunità finanziaria avevano un quadro realistico di quanto fossero diffuse le scorciatoie rispetto ai regolamenti, dell'enormità delle posizioni off-balance, delle dimensioni della cartolarizzazione o dei livelli dell'esposizione con controparti nel mercato Otc.

  CONTINUA ...»

29 maggio 2009
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