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Media e web il mercato per avvocati «globali»

di Lionello Mancini

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12 novembre 2009

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Andrea Totò aveva 30 anni quando nel 2003, decise con due soci di traslocare in rete la professione, creando Studio legale Online. Funziona? «Sì, anche se non quanto avevo immaginato. Siamo cresciuti, ora siamo quattro soci e affianchiamo l'attività via internet e telefono a quella di due normali studi, a Roma e Milano». L'innovazione lanciata con tanto anticipo sui tempi dall'avvocato Totò e soci, ha due finalità: «Avvicinare la fetta di mercato più dinamica, quella pienamente rappresentata dalle nuove tecnologie e dare spazio al contenuto intellettuale della professione». Insomma, a una coda in cancelleria per ritirare una copia o pagare un bollo, è preferibile rilasciare una prima consulenza online a costi davvero modesti. Ma quello del web è un mercato che cresce lentamente, sia per problemi di infrastrutture digitali, sia perché «in Italia l'acquisto dei servizi dalla rete viene ancora visto con sospetto, non importa se è un viaggio o una consulenza legale. Però resto convinto che la strada imboccata è quella giusta. La domanda veicolata dalla rete aumenta. Adagio, ma aumenta».

Anche lo studio legale Bartolini (tre avvocati, tre collaboratori di studio, sedi nella provincia profonda: Viareggio, Lucca, Pisa, Como) punta su un mix di tecnologia, marketing, immagine e soddisfazione del cliente. «Prima avevo una studio "normale", ma nel maggio 2008 ho capito che dovevo fare qualcosa di più - racconta Fabrizio Bartolini, viareggino, 40 anni -. Dopo un corso di marketing a Milano, il mio sito è diventato un vero portale attraverso il quale accedere alle consulenze, a piccole informazioni pratiche, al contatto con l'avvocato in carne e ossa». Numero verde, reperibilità 24 ore su 24 via mail o sms, possibilità di richiedere e avviare pratiche semplici via web, il sito dello studio moltiplica via via le possibilità di interazione. Per esempio, dice ancora Bartolini, «il ricorso contro le multe avviene online, mentre il "Legalblackberry" ci serve a catturare le urgenze, con lettura di email e allegati da qualunque punto». L'idea è quella di svettare nel "panorama un po' morto" dell'avvocatura di provincia, grazie all'aggiornamento, alle tecnologie, agli investimenti. Quanti investimenti? «Tanti. Però se questa professione non si fa con passione è finita. Al seminario di marketing del 2008 ero l'unico di Viareggio. Anche i giovani si adagiano presto, non hanno voglia di investire, i libri costano, i corsi costano, le tecnologie costano e vanno implementate di continuo». Parole che indicano con precisione una delle difficoltà della professione.

Nel panorama dell'offerta legale, una novità è rappresentata dalla rete di agenzie «Parte lesa», specializzata in risarcimento danni da malasanità, infortuni sul lavoro, incidenti stradali. Spiega Lorenzo Brogliato, amministratore unico del gruppo legal-imprenditoriale, basato a Padova: «Siamo nati un anno fa da un progetto ben radicato negli Usa e contiamo su una settantina di agenzie. Le pratiche sono tutte seguite da legali, ma noi puntiamo alle soluzioni stragiudiziali». Le agenzie, invece, fanno capo a imprenditori: «Giovani decisi ad avviare un'attività o imprenditori che intendono diversificare. Loro si impegnano a fornire assistenza al cliente, dall'auto sostitutiva alle case di cura convenzionate con noi». I vantaggi promessi sono diversi: «Il cliente paga solo alla fine, le spese per le cure e il resto le anticipiamo noi; le pratiche sono in mano ad avvocati superspecializzati; tagliamo il carico di lavoro giudiziario perché non arriviamo mai in tribunale».

«Parte lesa» recluta solo avvocati specializzati selezionati sulla base delle cause già vinte. La professione non viene impoverita da un lavoro seriale? «Noi chiediamo di interagire con la rete, chi vuole operare in modo diverso ha altre opzioni». Al momento di pagare, il cliente versa all'agenzia il 10% del risarcimento ottenuto, dedotte le spese legali che vanno a «Parte lesa». Un po' caro? «Una pratica viene definita in 12-18 mesi e non in dieci anni com'è per via giudiziaria. Il rischio è nei casi che non porteremo avanti, ma che facciamo valutare a nostre spese. Infine, il cliente sa che i costi sono quelli di un'agenzia d'affari». «Parte lesa» ha definito pratiche per 2,5 milioni, e nei cassetti ha richieste di risarcimenti per 25 milioni. Non male per un solo, primo anno di lavoro.

12 novembre 2009
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