un mondo a leva finanziaria

A 10 anni dalla crisi subprime il debito globale esploso a 215mila miliardi. Si rischia l’effetto supernova?

di Vito Lops

(Olycom)

3' di lettura

I dati sono incontrovertibili. Oggi il mondo può dire di aver messo alle spalle l’ultima grande crisi finanziaria (bolla dei derivati subprime scoppiata negli Usa del 2007) ma il prezzo da pagare è stato quello di veder crescere nel frattempo il debito globale (sia pubblico che privato) di 70mila miliardi. Si tratta di una cifra enorme. Per intenderci, come metro di paragone basta ricordare che la capitalizzazione globale delle Borse ammonta a 72mila miliardi di dollari. Oppure che ogni anno il mondo genera un Pil di 77mila miliardi.

DEBITO GLOBALE

Dati in miliardi di dollari

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Sta difatti che il debito pubblico mondiale è oggi pari a 215mila miliardi (il 325% del Pil globale), di cui 70 (quindi un terzo) accumulato negli ultimi 10 anni. A questo punto è evidente che il mondo avrebbe tecnicamente meno munizioni per reggere l’onda d’urto di un nuovo grave shock finanziario.

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«Il debito globale è cresciuto, principalmente sulla scorta degli stimoli anti-ciclici sia automatici che discrezionali, che avevano l'obiettivo di stabilizzare l'economia mondiale dopo la grande crisi finanziaria - spiega Francis Scotland, director of global macro research di Brandywine Global (Gruppo Legg Mason) -. Nel mondo sviluppato, le politiche fiscali sono tendenzialmente finalizzate a sostenere i consumi e ridurre la disoccupazione nei momenti di recessione. Così, quando l'economia globale è crollata nel 2009, i deficit di budget si sono gonfiati ed il tasso di crescita del debito pubblico ha avuto un'impennata. In senso letterale, l'economia mondiale per gran parte degli ultimi nove anni si è poggiata sulla finanza pubblica. Non possiamo sapere cosa sarebbe accaduto se il debito non fosse cresciuto, ma probabilmente ha evitato o perlomeno rinviato un'altra grande depressione».

Inoltre, sono state adottate molte misure discrezionali per supportare gli stimoli alla crescita. «Per esempio - prosegue Scotland - gli Stati Uniti hanno emesso debito per ricapitalizzare il loro sistema finanziario. Tuttavia, è la Cina il Paese in cui il credito è cresciuto in maniera più evidente. Nel 2009 il governo di Pechino ha aumentato il debito e la spesa di 4 triliardi di renminbi (pari a 586 miliardi di dollari statunitensi), vale a dire più del 10 per cento del Pil cinese. Questa massiccia iniezione di liquidità nell'economia cinese faceva parte del pacchetto di stimolo coordinato dal G20 per stabilizzare la crescita globale».

La domanda è se ci sono in questo momento i germi di una nuova crisi finanziaria globale, tale da mettere in ginocchio la ripresa economica e le prospettive di crescita delle future generazioni.

C’è chi se lo chiede con insistenza negli Stati Uniti dove a marzo il livello dell’indebitamento delle carte di credito revolving ha raggiunto gli stessi livelli d’allarme del 2008, superando quota 1.000 miliardi di dollari.

IL DEBITO USA IN CARTA DI CREDITO (CARTE REVOLVING)

Dati in miliardi di dollari

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La soglia critica dei 1.000 miliardi è stata recentemente superata anche nella categoria dei prestiti per l’auto, un indice molto seguito dagli investitori dato che molto sensibile alla categoria subprime (secondo alcune statistiche circa un terzo dei prestiti auto di Capital One Financial, uno dei big del settore, sarebbe destinato alla categoria subprime).

USA, DEBITO PER FINANZIAMENTI AUTO

Dati in miliardi di dollari

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Così come è stata superata anche nell’universo dei prestiti per studenti. L’indebitamento in quest’area ha oltrepassato i 1.300 miliardi, ed è praticamente raddoppiato in otto anni.

Quindi non c’è da dormire sonni tranquilli. Anche se va detto che al momento dagli Usa il rischio di una subprime 2.0 è ancora lontano. Se consideriamo infatti il livello di indebitamento medio delle famiglie in rapporto all’andamento crescente del Pil, notiamo che negli ultimi anni è calato al 72% del Pil.

DEBITO DELLE FAMIGLIE USA

In percentuale del Pil

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Ci sono altri tre fattori che disinnescano le paure di una nuova supernova: 1) una buona fetta del debito globale è oggi detenuta dalle banche centrali (basti pensare che negli ultimi 8 anni solo la Federal Reserve e la Bce hanno pompato sul sistema liquidità aggiuntiva acquistando titoli di debito per un controvalore superiore agli 8mila miliardi); 2) allo stesso tempo le regole sull’impacchettamento dei prestiti in titoli derivati (la vera causa della crisi subprime) sono più stringenti; 3) così come va detto che le politiche di tassi bassi (quando non azzerati) delle banche centrali hanno spinto molte società ad aumentare l’emissione di debito obbligazionario (talvolta paradossalmente finalizzato a operazioni di buy-back, riacquisto di azioni proprie).

Quindi, c’è sì da stare all’erta per seguire l’evolversi della faccenda del debito ma allo stesso tempo non sembra che ci siano le premesse per avere paura. A patto che le banche centrali non siano costrette ad alzare i tassi molto rapidamente (scenario tuttavia remoto). In questo caso il castello del debito (per larga parte a tasso variabile) potrebbe crollare.

twitter.com/vitolops

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