emergenza rifiuti

A 4 anni dalla chiusura di Malagrotta Roma ancora senza discarica

di Andrea Gagliardi

5' di lettura

A quattro anni dalla chiusura Roma, nell’ottobre 2013 durante la giunta Marino, Roma non ha ancora una sua discarica di servizio. E anche le tre discariche autorizzate in provincia non sono operative. Il risultato è che le tonnellate di scarti di lavorazione dei rifiuti solidi urbani trattati nei quattro Tmb romani (due dell’Ama - l’azienda dei rifiuti capitolina - e due del consorzio privato Colari, gestiti da un commissario a causa dell’interdittiva antimafia che ha colpito la società) sono spedite per lo più in discariche fuori regione, con annessi rincari dovuti ai costi di trasporto, tra Emilia-Romagna, Toscana, Lombardia. Ma anche nella discarica di Roccasecca in provincia di Frosinone.

Non operative tutte le discariche dell’area romana
Ad essere inattiva nell’area romana non è solo la discarica di Malagrotta. Quella di Civitavecchia è esaurita e vanno realizzati i nuovi invasi autorizzati. Colleferro, pur avendo ancora volumetria disponibile, non è utilizzabile a causa della necessità di spostare i tralicci di un elettrodotto all'interno dell'impianto. Quanto alla discarica di Albano Laziale, la società titolare Pontina è colpita da interdittiva antimafia. In mancanza di un provvedimento analogo a quello utilizzato per i due TMB di Malagrotta, con la nomina di un commissario, non può essere utilizzato.

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Il no del M5s a discariche e inceneritori
Il piano rifiuti della Regione non è stato ancora aggiornato in attesa delle indicazioni della Città metropolitana (guidata dalla sindaca di Roma Raggi) sulle aree idonee per gli impianti di smaltimento e recupero. Il M5s a Roma ha sempre detto no a discariche e inceneritori. Puntando tutto sulla differenziata, attualmente al 44,2%, ma che dovrebbe arrivare al 70% nel 2021. «Tutti sanno che dal 2013, anno di chiusura della discarica di Malagrotta con il Pd che si dimenticò di pianificare una alternativa, il piano regionale del Lazio non è stato ancora aggiornato: la Regione non riesce a trovare una alternativa per accogliere le tonnellate di indifferenziato», ha dichiarato recentemente l’assessore ai rifiuti di Roma Capitale Pinuccia Montanari.

Regione: Città metropolitana inadempiente
Accuse respinte al mittente da Mauro Buschini, assessore ai rifiuti della Regione Lazio. «Il decreto legislativo 152 del 2006 - ricorda - stabilisce che compete alle Regioni la predisposizione, l’adozione e l’aggiornamento, sentiti le province, i comuni e e le autorità d'ambito, dei piani regionali di gestione dei rifiuti. Noi abbiamo scritto a tutte le province chiedendo di indicarci le aree idonee per gli impianti. Ma dalla Città metropolitana non ci sono pervenute le risposte che dovevano arrivare entro il 30 settembre 2017. Nel frattempo abbiamo convocato varie volte la Città metropolitana di Roma. E la risposta dell'assessora Montanari è stata sempre che la discarica di servizio non serve. Poi il 19 dicembre la Città Metropolitana ci ha scritto dicendo di non aver ancora concluso le valutazioni sulle osservazioni pervenute dai Comuni e che le trasmetterà non appena definite». Ma senza queste osservazioni «il piano regionale non può essere aggiornato» conclude Buschini.

La diffida del Ministero dell’Ambiente
Non sorprende che lo scorso 10 gennaio, anche alla luce delle “problematiche” che hanno afflitto la Capitale durante le feste di Natale (con ritardi nella raccolta e cassonetti stradali ricolmi) il ministero dell’Ambiente abbia inviato una sorta di “diffida” a Virginia Raggi nella sua doppia veste di sindaca della Capitale e della Città metropolitana: o fornisce al più presto le informazioni necessarie ad aggiornare il piano rifiuti regionale oppure la Regione Lazio dovrà utilizzare i poteri sostituivi, stabilendo lei, suo malgrado, dove e quali impianti utilizzare per lo smaltimento dei rifiuti nell’area romana. Con tanto di controreplica del M5s romano, che su Fb attacca: «Sui rifiuti solite chiacchiere da campagna elettorale da parte del governo. La verità è che Roma ha iniziato l'iter per costruire tre nuovi impianti di cui due impianti per il compostaggio ed un impianto di separazione del multi-materiale; la Regione e il Ministero, invece, stanno cercando pretesti per realizzare discariche e inceneritori che
il M5S non vuole»

L’assessore regionale: Malagrotta non riaprirà
Su un punto però l’assessore Buschini è perentorio: «Roma deve fare una discarica nel territorio metropolitano. Malagrotta è stata chiusa. È in fase di bonifica. Non c'è nessuna possibilità che riapra». Non la pensa così l’amministratore unico del Colari Candido Saioni (che ha preso il posto di Manlio Cerroni, a processo per la gestione dei rifiuti, con l’accusa di disastro ambientale). «Avevamo nel 2013 una autorizzazione a smaltire in un invaso a Malagrotta, con una tariffa bassissima di 44 euro a tonnellata, ulteriori 300mila tonnellate di scarti di lavorazione dei rifiuti (la frazione organica stabilizzata - Fos, ndr) trattati nei TMb di Colari e Ama. Autorizzazione che è stata revocata dal sindaco Marino. Una amministrazione illuminata dovrebbe invece evitare di sprecare soldi dei contribuenti facendo conferire rifiuti in giro per l’Italia, a un prezzo medio di oltre 100 euro a tonnellata».

Le intese con la Rida Ambiente di Aprilia e l’Abruzzo
Sono le circa 4.600 tonnellate di rifiuti che ogni giorno produce Roma. Circa 2mila sono differenziate. Restano 2600 tonnellate di indifferenziata da smaltire. Vengono trattate prevalentemente in quattro impianti Tmb in città: oltre mille nei due impianti di Rocca Cencia e Salario di proprietà dell'Ama - la municipalizzata dei rifiuti - e fino a 1.350 nei due Tmb di Malagrotta del Colari. Circa 120 tonnellate vengono inviate ad un tritovagliatore temporaneo di Ama a Ostia. Per chiudere il cerchio bisogna andare fuori Roma. Una recente intesa rinnovata da Ama con la Rida di Aprilia (Latina) prevede lo smaltimento in Tmb di 40mila tonnellate annue di rifiuti (oltre 100 tonnellate al giorno). Mentre un nuovo recente accordo con la Regione Abruzzo ha dato il via libera alla possibilità di trattare e smaltire un massimo di 39mila tonnellate di rifiuti per 90 giorni negli impianti di Trattamento meccanico biologico di Chieti e Sulmona. Ma l’accordo non è ancora operativo. Ama sta trattando i dettagli con le aziende. E servirà qualche giorno prima di poter partire.

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A Frosinone i rifiuti di Roma per altri 60 giorni
Nel frattempo Roma ha ottenuto ieri una importante proroga. L’impianto Tmb a Colfelice, di proprietà della società pubblica Saf di Frosinone, potrà continuerà a trattare fino a marzo 250 tonnellate al giorno di indifferenziata . Nel giugno 2017 l’assemblea dei sindaci dei 91 Comuni della provincia di Frosinone che amministrano la Saf avevano approvato una delibera che sospendeva i conferimenti da Roma a partire dal 1° gennaio 2018. Ma l’emergenza di Natale e la decisione del nuovo presidente della Società Ambiente Frosinone Lucio Migliorelli avevano evitato che la delibera avesse subito attuazione, in attesa della nuova assemblea che ha approvato appunto un odg che consente di trasferire a Colfelice i rifiuti di Roma ancora per altri sessanta giorni.

Il paradosso del tritovagliatore di Rocca Cencia
Ma il paradosso è che esiste un impianto inutilizzato da Ama nell’area romana. Il tritovagliatore del Colari a Rocca Cencia, affittato alla ditta “Porcarelli” (che non rientra nella galassia delle società di Cerroni) è stato autorizzato dalla Regione Lazio a luglio 2017. Ci conferiscono 51 Comuni dell’hinteland con una tariffa regionale di 149 euro a tonnellata. Ma non l’Ama. Il tritovagliatore - allestito nel 2013 dall’ex monopolista Cerroni - fu nel 2016 al centro di polemiche. L’allora presidente di Ama Daniele Fortini, in una animata riunione con l’allora assessore capitolino all'Ambiente Paola Muraro, fu perentorio: «Io non chiederò mai - disse - di utilizzare l’impianto di Cerroni. O me lo dicono le autorità che è possibile, oppure senza gara non lo uso». Solo che l’impianto ora è autorizzato. E mentre Roma cerca soluzioni altrove, accoglie i rifiuti della provincia.

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