A UN ANNO DAL terremoto NEL CENTRO ITALIA

A un anno dal sisma nel Centro Italia: ecco le storie delle imprese che sono riuscite a ripartire

di Michele Romano

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Un allevamento ovino danneggiato dal sisma (Lapresse)

5' di lettura

A un anno dalla prima scossa di terremoto che ha messo in ginocchio il centro Italia, dalle regioni più colpite arrivano storie di resistenza e voglia di ricominciare. Tra i cittadini, ma anche tra le piccole e medie aziende le cui attività sono state messe a dura prova dal tragico evento. La rete di imprese di Macerata, il birrificio artigianale di Norcia, il pastificio di Amatrice e il distretto della ceramica di teramo. Ecco le storie di un made in Italy che non si arrende.

MARCHE / A Macerata una rete d’imprese per ripartire

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Una rete di imprese per ripartire: l’idea è dei fratelli Angeli, che hanno coinvolto altre cinque aziende agricole dell’area del cratere e che insieme hanno già ripreso l’attività, portando sul mercato una serie di prodotti provenienti dalla pecora sopravvissana, tipica della zona e a rischio di estinzione dopo il terremoto. In un solo anno, l’azienda maceratese ha dimezzato il proprio fatturato: «Siamo passati di emergenza in emergenza – spiega Giovanni, il più giovane dei fratelli Angeli –: dopo le scosse è arrivato il gelo, che ha causato la morte di diversi animali e un drastico calo della produzione di latte, tanto che per quattro mesi non abbiamo potuto produrre formaggi».

Stalle e laboratorio lesionati, che hanno costretto a interrompere l’attività, «perdendo completamente tutti gli ordini natalizi», e a progettare un trasferimento. «Come se non bastasse – aggiunge – il sisma ci ha impedito anche il raccolto dello zafferano, uno dei vanti della nostra azienda e prodotto tipico dell’area dei Sibillini, e impedito l’attività di agricatering, avviata con altri giovani colleghi della zona».

Ora si è aperta la fase della speranza e della ricostruzione, favorita dal fatto che si tratta di un’azienda familiare: «In questi mesi abbiamo dato tutto, senza guardare ai giorni e alle ore di lavoro – sottolinea Angeli -: il nostro territorio è stato completamente svuotato per via dei trasferimenti forzosi sulla costa e qui siamo rimasti soltanto noi, pochi agricoltori».

«Non vogliamo assolutamente fermarci – dice Angeli -: dopo la prima gravissima emergenza, per la quale siamo stati sostenuti da Coldiretti, serve ora una repentina accelerazione soprattutto in direzione dell’abbattimento degli adempimenti burocratici in modo che la ricostruzione proceda senza ulteriori intoppi».

LAZIO / Il pastificio di Amatrice, rinato dalle macerie

Seimila metriquadrati acquistati nell’area artigianale di Torrita «per dare un segnale a un territorio martoriato dal terremoto». Diego Leoncini ha 30 anni e nel giro di pochi mesi, sostenuto dal padre Marzio, un imprenditore edile, si è trovato di fronte a due sfide.

La prima, nel maggio scorso, quando a Rieti ha creato dal nulla («volevamo diversificare, vista la crisi del settore delle costruzioni») il Pastificio Strampelli, che porta il nome del famoso genetista maceratese, che ai primi del Novecento fondò a Roma l’Istituto nazionale di genetica per la cerealicoltura. Un progetto industriale chiaro: commercializzare pasta secca con proprie semole, facendola produrre temporaneamente da pochi e selezionati subfornitori locali, per poi venderla attraverso la Gdo del reatino e di Roma e, da qualche mese, anche nei negozi della Città del Vaticano.

La seconda solo pochi mesi dopo: era luglio e il Pastificio Strampelli diventò partner della 50esima Sagra dell’Amatriciana, che si sarebbe dovuta svolgere il 27 agosto. Il giorno prima, invece, si verificò «il botto distruttivo, ma già nelle settimane successive cominciammo a parlare di futuro con il sindaco Pirozzi». E quell’investimento fu spostato subito da Rieti ad Amatrice, per quella che Guido Fabiani, assessore alle Attività produttive della Regione Lazio, definisce «una grandissima sfida, per la quale era necessario un grande coraggio, umano e imprenditoriale».

In pochi mesi nascerà uno stabilimento da 700 mq: «Lo costruiranno le maestranze della impresa edile di famiglia – annuncia il giovane amministratore -: sarà una struttura all’avanguardia e rispettosa dei criteri antisismici, in legno lamellare e con le facciate in vetro».

Un passaggio importante, perché consentirà ai Leoncini «di essere produttori diretti della pasta Strampelli e, soprattutto, di assumere nell’immediato una quindicina di addetti».

UMBRIA / Il birrificio di Norcia cerca una nova “casa”

Si chiama Birra Nursia ed è prodotta in esclusiva dai monaci benedettini, con l’acqua che sgorga dai Monti Sibillini, nella valle che diede i natali a San Benedetto. Il terremoto ha distrutto la basilica, il monastero, ora trasferito nei container, e le mura di quel piccolo birrificio artigianale, dove da quattro anni si produce la Birra Nursia.

Buona disciplina, riguardo alla personalità umana e alle capacità individuali: nel rispetto della regola benedettina, i religiosi andranno avanti anche nella loro piccola attività imprenditoriale. L’obiettivo immediato è trovare un’area per tenere insieme il birrificio e il punto vendita, possibilmente «ai piedi della nuova abbazia, a San Benedetto in Monte, dove adesso abbiamo installato il container per la vendita», dice il padre priore, Benedetto Nivakoff.

Gli impianti si erano miracolosamente salvati e così pure i fermentatori: così da qualche settimana, grazie anche all’ordinanza del sindaco che ha ridotto la zona rossa, la produzione è ripresa sia pure a ritmo ridotto; le ragioni di sicurezza, invece, hanno imposto di trasferire il punto vendita in un container, dove si può acquistare (solo al sabato mattina) quella che è considerata la “birra del terremoto”, una sorta di edizione speciale: 5mila bottiglie di “I love Nursia” che i monaci avevano prodotto nonostante prima delle scosse di agosto.

«Ci siamo presi cura di quel quantitativo e lo abbiamo protetto – racconta il priore –, con il risultato che i sapori si sono uniti come mai è successo per le altre nostre birre». Una qualità superiore premiata dalle vendite: «Abbiamo venduto la metà delle bottiglie – dice il padre benedettino –, che serviranno per finanziare la costruzione della nuova abbazia (per la quale interverrà anche l’imprenditore Cucinelli) e del nuovo birrificio».

ABRUZZO / Il distretto della ceramica ancora in ginocchio

C’è un distretto della ceramica, con quattro secoli di storia alle spalle, una vera e propria eccellenza italiana nel mondo, che il combinato tra scosse (quelle dell’aprile 2009, dell’agosto 2016 e del luglio 2017) e neve ha messo letteralmente in ginocchio. All’interno di una piccola comunità che vive soprattutto di artigianato artistico, oggi sono operative solo quattro della dozzina di fabbriche del settore e meno della metà dei circa 30 laboratori e negozi ad esse collegate. Brand importanti come De Fabritiis (4 secoli di storia famigliare nella maiolica) e Simonetti (con la quale hanno collaborato artisti come Treccani, Donzelli, Summa) ne hanno fatto le spese.

Un blocco che si traduce con una cinquantina di posti di lavoro persi su una comunità di 1.200 abitanti. «Siamo in ginocchio, come se fosse bastata la crisi del 2008 – spiega Rinaldo Seca, sindaco dal 2015, che si fa portavoce delle difficoltà in cui versa l’economia locale – che in 10 anni ha perso il 50% della produzione e, negli ultimi mesi, anche la forza di richiamo che aveva verso i turisti».

«Garantire la residenzialità, la viabilità scadente e il trasporto pubblico insufficiente»: i problemi sono diversi e si riflettono anche sull’Istituto d’arte per la ceramica, creato con regio decreto nel 1906 per preservare la tradizione artistica, che «ha rinnovato la propria proposta formativa ampliandola e diversificandola, ma soprattutto ancorandola al territorio».

La ricostruzione è lenta e le responsabilità sono diverse, a cominciare da quelle legate alla burocrazia: la convenzione con l’università di Chieti-Pescara per la redazione del piano di ricostruzione è stata «prima firmata, poi revocata e quindi nuovamente sottoscritta». «Doveva occuparsi dei danni del sisma del 2009 – aggiunge il primo cittadino – poi sono arrivate le scosse dell’agosto scorso».

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