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A Barcellona rivoluzione dei «superblocchi»: niente auto nel 60% delle strade

Pedonalizzati sei blocchi nella capitale catalana: l’obiettivo è ridurre di un quinto il traffico automobilstico e di un quarto l’inquinamento in città

di Elena Comelli


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3' di lettura

Dove sono finiti i bambini che giocano per strada? È un'immagine ormai sbiadita dal tempo. Troppe macchine occupano le strade delle città, espellendo i pedoni dallo spazio urbano e relegandoli in aree sempre più esigue, inquinate e rumorose. A Barcellona, però, i pedoni si stanno prendendo la rivincita. Sei blocchi della sua famosa urbanizzazione a griglia sono stati già pedonalizzati, liberando dalle macchine le strade interne a nove isolati.

Nelle “superilles”, o “superblocchi”, i bambini sono tornati a giocare in strada. E non solo loro: anche gli adulti approfittano dei nuovi spazi per ritrovarsi nella pausa pranzo sui tavoli e le panche installate dall'amministrazione guidata da Ada Colau. Dove una volta rombavano le auto, ora passeggiano le persone e crescono nuovi alberi.

Il progetto, partito dal distretto di Poblenou, punta alla pedonalizzazione di 503 superblocchi, per liberare dalle macchine il 60% delle strade ora invase dal traffico, riducendo del 21% la circolazione automobilistica in città, anche grazie alla promozione della mobilità dolce via bici, con l'apertura di 300 chilometri di nuove piste ciclabili, e grazie alla limitazione dei tempi di attesa nel trasporto pubblico a un massimo di 5 minuti.

Atmosfera meno inquinata

«I veicoli privati forniscono oggi solo il 20% degli spostamenti totali in città, ma occupano il 60% delle strade. Dobbiamo ridare le strade agli abitanti», sostiene Janet Sanz, vice sindaca con delega all'ecologia, all'urbanistica e alla mobilità e grande sostenitrice del progetto, che ora ha ottenuto anche un forte appoggio dalla scienza medica.

Se implementasse completamente il suo radicale sistema a blocchi pedonalizzati, Barcellona potrebbe salvare ogni anno quasi 700 vite umane e ridurre di un quarto l'inquinamento atmosferico della città, secondo uno studio condotto dall'Istituto per la salute globale dell'Università Pompeu Fabra. Il rapporto afferma che la creazione di tutti i 503 superblocchi ridurrebbe i livelli di ossidi di azoto nell'aria del 24%, dall'attuale livello di 47 microgrammi per metro cubo a 36 microgrammi per metro cubo.

Una riduzione di questa portata ridurrebbe i livelli di ossidi di azoto, che ora sforano regolarmente i limiti europei, in linea con la raccomandazione dell'Oms di un massimo di 40 microgrammi per metro cubo. In questo modo l'aspettativa di vita del residente medio di Barcellona potrebbe aumentare di quasi 200 giorni, risparmiando alla città 1,7 miliardi di euro di spese sanitarie all'anno.

I maggiori benefici per la salute verrebbero dalla riduzione dell'inquinamento atmosferico (con la prevenzione di 291 morti premature all'anno), seguita da una riduzione del rumore del traffico e dai danni delle isole di calore (con la prevenzione di 163 e 117 morti premature).

Più spazi verdi in città

Il piano aumenterebbe anche il numero di spazi verdi in una delle città più densamente popolate del mondo, con solo 6,6 metri quadri di spazio verde per abitante, contro i 27 di Londra e gli 87 di Amsterdam. I ricercatori calcolano che l'aumento della vegetazione impedirebbe 60 morti premature all'anno e l'aumento dell'attività fisica altre 36. In tutto, il nuovo schema di mobilità potrebbe salvare 667 vite umane all'anno.

«Indipendentemente dalle cifre specifiche, lo studio dimostra che la pianificazione urbana e gli interventi di mobilità dolce, come quelli previsti dal progetto dei superblocchi, hanno implicazioni significative per la salute pubblica», ha dichiarato Natalie Mueller, autrice principale dello studio. Barcellona, secondo Mueller, non avrebbe bisogno solo dei superblocchi, ma anche di altre strategie complementari, per migliorare la qualità dell'aria, promuovere l'attività fisica e affrontare i cambiamenti climatici. «Abbiamo urgentemente bisogno di un cambio di paradigma rispetto al modello di pianificazione urbana incentrato sulle auto, per passare a un approccio incentrato sulle persone», ha commentato alla presentazione dello studio.

Quando il primo superblocco è stato introdotto a Poblenou, nel Nord della città, ha sollevato l'opposizione degli automobilisti e dei commercianti, convinti di perdere affari. Ma l'opposizione è ben presto svanita quando i residenti hanno cominciato a godere dei benefici di un quartiere senza traffico. Con l'implementazione degli altri cinque superblocchi, le resistenze al nuovo piano si sono ammorbidite e ora la municipalità sembra decisa ad andare avanti spedita.

Il modello dei superblocchi ha attirato anche l'attenzione di altre città: a Seattle, che ha un'urbanizzazione a griglia come Barcellona, c'è una proposta per introdurre uno schema simile in diverse zone di sei isolati, dopo il progetto Home Zones, in cui ai residenti sono stati offerti degli incentivi per moderare il traffico nelle loro strade.

Anche in Europa si moltiplicano le iniziative per restituire le strade agli abitanti. Amsterdam sta eliminando completamente tutti i parcheggi superficiali, per riservare quello spazio ai residenti. A Parigi la sindaca Anne Hidalgo ha riconvertito l'autostrada che correva lungo la Senna a passeggiata pedonale, mentre Oslo ha completamente espulso le macchine dal centro.

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