sul lavoro da casa e non solo

Andiamo a Barcellona per studiare come usare il tempo

L’emergenza Coronavirus ha trasformato lo smart working da modalità produttività marginale all’unica possibile: a Barcellona è in corso un esperimento si chiama “El Pacto del Tiempo” e se ne discuterà, nel 2021, nel corso della 43esima edizione della Conferenza Internazionale per la Ricerca sull'Uso del Tempo

di Silvia Gandolfo

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L’emergenza Coronavirus ha trasformato lo smart working da modalità produttività marginale all’unica possibile: a Barcellona è in corso un esperimento si chiama “El Pacto del Tiempo” e se ne discuterà, nel 2021, nel corso della 43esima edizione della Conferenza Internazionale per la Ricerca sull'Uso del Tempo


2' di lettura

Lo smart working, che fino a pochi mesi fa registrava una media europea dell'11,6 per cento, è diventato un'esigenza globale con l'epidemia di Coronavirus e il conseguente lockdown. Ma potrebbe costituire uno strumento strategico per una migliore gestione del tempo e per velocizzare il cantiere dell'innovazione sociale, con benefici individuali e collettivi, anche dopo l'emergenza. Il tempo è la risorsa più importante e la dimensione più inclusiva per misurare le attività degli individui e delle società, e la sua ottimizzazione è da anni al centro delle politiche pubbliche in vari Paesi. Nonostante la Catalogna sia parte di una cultura del lavoro mediterranea, rigida e con scarso supporto nella cura parentale, il miglior esperimento viene da Barcellona, che nel 2021 ospiterà la 43esima edizione della Conferenza Internazionale per la Ricerca sull'Uso del Tempo (IATUR) ed è stata oggetto di studio da parte di altre realtà istituzionali, compresa la Regione Lombardia.

El Pacto del Tiempo è il progetto ideato per favorire la conciliazione dei tempi famiglia-lavoro e promuovere una società efficiente, egualitaria e salutare. Un obiettivo condiviso con associazioni e imprese e declinato in 57 azioni concrete (di cui 27 a carico del Municipio e 30 di organizzazioni pubbliche e private), che vanno dall'apertura di spazi extra-didattici per aiutare i genitori che lavorano, all'ampliamento delle fasce orarie di ambulatori, musei e presidi pubblici; dalla creazione di locali aziendali per la pausa pranzo in ufficio al sostegno alle reti d'impresa per sviluppare la diffusione del lavoro agile (secondo un recente sondaggio, il 92 per cento degli spagnoli non ha mai lavorato da casa).

Le peculiarità degli orari spagnoli (lunghe pause, giornate rallentate) e la scarsa produttività del sistema sono alla base di una rivisitazione dei servizi e della cultura dei tempi che mira a migliorare la qualità della vita dei cittadini e la competitività a tutti livelli, oltre a redistribuire i compiti in una società ancora dominata da un modello maschilista. «Anche se il progetto è partito nel 2014, abbiamo cominciato a lavorare al cambiamento negli stili di vita dei residenti già dal 2004», racconta a IL Marta Aguilar Garcia di Barcelona Activa, l'incubatore per l'innovazione al servizio di istituzioni, imprenditori e startup.

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